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Sfila la provincia: a settembre le Vunnelle di Montecelio in festa

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Solo 30 minuti di macchina separano Montecelio da Roma eppure ben poche persone hanno idea di che paese sia e dove si trovi.

Montecelio è una delle piccole realtà laziali in provincia di Roma. Due cucuzzoli che si elevano nella pianura romana e che già dall’autostrada (Roma/Napoli) sembrano così pittoreschi e totalmente fuori dal mondo.

Quei due cucuzzoli sono il centro storico del comune di Guidonia-Montecelio, ma non ditelo agli abitanti, almeno non agli abitanti storici di questo paese che proprio non mandano giù di essere legati, in qualche modo, alla sottostante città, Guidonia, sviluppatasi intorno all’aeroporto militare decisamente in tempi più recenti.

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La storia di Montecelio

Montecelio vanta una storia di lunga data. Le sue origini sembrano infatti risalire all’antico centro abitato di origine latina nominato Corniculum che però fu destinato a soccombere alla potenza di Roma. In epoca romana sui due colli sorsero ville nobiliari e su uno dei due venne costruito un tempietto. Negli anni il tempietto venne sostituito da un possente castello dotato di una fortezza di cui oggi, purtroppo, rimane ben poco.

Gli anelli di abitazioni intorno al castello vennero pian piano moltiplicandosi fino ad arrivare a quella che oggi è la piazza del paese dove sorge la grande chiesa risalente alla prima metà del ‘700.

Montecelio ed il suo percorso turistico

Oggi il paese si sviluppa su due colli. Da un lato c’è la Rocca: il colle più abitato che parte dalle mura del castello arriva nella piazza centrale, Piazza San Giovanni. Dall’altro c’è invece Monte Albano: più verde e meno “affollato”. La piazza costituisce il punto di raccolta della vita del paese, il luogo dove si trova la grande chiesa settecentesca di San Giovanni e anche la stretta di mano tra i due colli.

Chi arriva a Montecelio viene catapultato nella piazza del Belvedere affacciata sugli appennini. Questa, affiancata alla piazza principale, potrebbe essere definita una sorta di punto di raccolta dei giovani. Durante la bella stagione qui i ragazzi occupano i “muretti” lungo la strada dove le macchine sfilano a rallentatore destreggiandosi tra chi passeggia qua e là. Il colle della Rocca regala una passeggiata lungo le vie strette, e d’estate affollate, del borgo medievale. I vicoli in salita accompagnano verso la Rocca del paese tra il vociare degli abitanti e le urla dei bambini che ancora resistono a giocare per le strade rubando un po’ di tempo a computer e tv. Qua e là edicole sacre illuminano il cammino. Alcune rappresentano vere e proprie opere d’arte risalenti anche al XV secolo, ma purtroppo, in molti casi, esse sono ridotte a pochi tratti riconoscibili sotto l’azione delle intemperie.

Le tante feste di Montecelio

Come ogni paese, anche Montecelio custodisce gelosamente le sue tradizioni e i suoi eventi durante l’anno. Soprattutto a fine estate una dopo l’altra arrivano la Festa d’Agosto (l’ultimo weekend di agosto), la sagra delle Pinciarelle (il primo weekend di settembre) e, soprattutto, la festa di San Michele (l’ultimo weekend di settembre). Quest’ultima rappresenta uno dei momenti più belli nella tradizione monticellese.

È infatti in questa occasione che si indossano i costumi tradizionali, ed è in questa occasione che si riesce ancora a vedere quanto sia forte il legame degli abitanti, giovani e non, con l’antica identità paesana. Un costume a volte può essere considerato un vero gancio con il passato, l’unica cosa che, con il moderno che avanza, può mantenere in piedi il vero essere di un borgo ormai slegato dal suo passato.

La festa di San Michele e la Vunnella

Si chiama Vunnella il ricco e voluminoso vestito che nell’ultima domenica di settembre sfila lungo le strade del centro di Montecelio.

Quello che oggi si ammira alla sfilata della Festa di San Michele è quello che un tempo veniva considerato il vestito tradizionale delle spose ed è per questo la versione più ricca dell’abito che realmente veniva utilizzato per la vita di tutti i giorni. Il costume tradizionale costituisce ormai un vero cimelio tramandato di generazione in generazione. Alcuni di quelli che si possono ammirare in sfilata sono composti da originali e preziosi indumenti, altri sono riproduzioni il più possibile fedeli. Il costume della Vunnella ha negli anni affascinato così tanti visitatori da aver conquistato addirittura Vittorio de Sica che lo inserì in una scena del suo “Anna di Brooklyn”. Del costume attirano senza dubbio i preziosi fazzoletti ricamati in oro oggi riprodotti solo da poche mani esperte.

Non meno pregiati sono comunque gli spilloni in filigrana d’argento (maule) che sorreggono la coroncina di fiori (cartonella), o le voluminose gonne da cui deriva in nome del costume (vunnella), o ancora i rigidi busti… forse il pezzo più difficile da portare per le giovani di oggi. La Vunnella è un abito così elaborato da richiedere circa un’ora per la vestizione e, soprattutto, mani esperte che conoscano come sovrapporre i vari strati l’uno all’altro.

Alle 11 del mattino della domenica (quest’anno il 24 di agosto) la sfilata parte, aperta dai bambini per proseguire con le donne e chiudersi con le coppie dove compare, finalmente, anche il costume maschile (il Buttero).

La sfilata porta le Vunnelle nella Chiesa di San Giovanni per la messa, e da qui riparte, dopo la celebrazione, alla volta della cima del secondo colle, Monte Albano.

È difficile dire quanto queste tradizioni possano resistere allo scorrere del tempo.

È però evidente per Montecelio che la Sfilata di San Michele e le sue Vunnelle costituiscano uno dei pochi forti appigli ad una identità che rischia ogni giorno di scomparire sotto l’incedere del tempo.

Agnese Ciccotti di Viaggi Zaino in Spalla  |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com