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Route 66 ultima tappa. California e Arizona

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 L’Arizona, è uno stato fatto di alti e bassi, dove la I40 ha letteralmente cancellato parte della US66 passandoci sopra, ma allo stesso tempo, regala dei tratti ben tenuti, tra i più affascinanti di tutto il percorso, 395 miglia di pura passione, sarebbe impossibile elencare tutte le attrazioni che qui ancora oggi accolgono i viaggiatori.

Il tratto che va da Seligman a Kingman è senza dubbio il più iconico, ha ispirato i creatori di Cars, che hanno ambientato qui la loro Radiator Springs. Questa parte della Route 66 è stato il primo a fregiarsi del titolo di Historic Route 66, anche gli Eagles si sono innamorati di Winslow una cittadina dell’Arizona. A Seligman, un arzillo vecchietto di 91 anni, più o meno gli stessi della Mia Street of America, è oggi l’ultimo custode vivente di questa strada, Angel Delgadillo è ancora lì, dentro al suo barber shop ad accogliere i viaggiatori, dispensando consigli.

Un’assoluta curiosità riguarda il tratto montano che va da Kingman ad Oatman, un tempo particolarmente pericoloso, sterrato e a strapiombo, che si inerpica su per la collina, discendendo poi verso Oatman, la città dell’oro. Qui in molti si avvalevano di piloti professionisti, che prendevano in mano il volante per accompagnare le famiglie a bordo delle loro auto fino alla cittadina successiva, dove anche oggi si respira un’aria da vero west, strade polverose, deserto, cactus ed animali selvatici. Questo tratto di strada è anche chiamato Golden Desert, sia per la fama guadagnata da Oatman, sia perché ricco di fiori gialli che nel periodo della fioritura rendono questo deserto ancora più romantico ed affascinate. Le miglia corrono via veloci, ed ahimè la California è ormai alle porte, superato il confine di stato, la cittadina di Needles accoglie i viaggiatori mettendoli difronte alle 314 miglia che li separano dall’oceano.

Questa cittadina era famosa, perché i viaggiatori si fermavano qui attendendo la notte per attraversare il terribile deserto del Mojave, infuocato e devastante per le auto poco affidabili con cui viaggiavano. Da qui in poi la Route 66 torna ad essere una lingua di asfalto dritta verso l’infinito, proprio come ci si aspetta da una strada che attraversa il deserto, ai lati il nulla intervallato da Ghost Town, una volta rigogliose e piene di vita, adesso ferme nel tempo, polverose ed arrugginite. Il vero problema, è che in poco tempo, con la tristezza che prende il sopravvento, San Bernardino, dove nacque il primo Mc Donald’s, accoglie i viaggiatori alla fine della loro avventura. Da qui in poi, la città di Los Angeles, ha inglobato piano piano la vecchia Route 66 relegandola ad un semplice ricordo, sfilze di semafori, auto incolonnate e case aggrappate una all’altra vi accompagneranno fino al cartello “End of Trail” posto sul pontile che si affaccia sull’oceano, l’avventura finisce qui. “La 66 è la strada madre, la strada della fuga.” John Steinbeck, “Furore”

di Roberto Rossi foto di Roberto Rossi e Christian Bazzani | Riproduzione riservata © Latitudeslife.com


Questo testo è un estratto del libro Route 66  il mito americano di Roberto Rossi, appassionato  del mondo americano e un ottimo conoscitore degli States. Il libro vi aiuterà nella scelta e nella pianificazione delle tappe da fare e vi suggerirà alcune perle che non potrete mancare di visitare.  Potrete scegliere di seguire l’itinerario ampiamente dettagliato qui, o usarlo come traccia da cui prendere spunto per pianificare il vostro viaggio sulla madre di tutte le strade.
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