Copenhagen, rivoluzione gourmetPrevious Article
Viaggio in Alto Adige, sapori di frontieraNext Article

Polinesia neozelandese; la nuova frontiera del Sud Pacifico

Article
Line Spacing+- AFont Size+- Print This Article

Cook Islands: il più grande segreto dell’Oceano Pacifico, scoperto nel 1777 da James Cook, navigatore della Marina Reale Britannica. Quindicimila anime in quindici isole, visitate ogni anno da circa 100.000 turisti. Spiagge bianche, palme, acque cristalline, sole e un’atmosfera di totale relax. Bastano costume e pareo per godere dello stile semplice di queste isole ancora integre.

Situate tra Tahiti e Samoa, le Cook sono un angolo di mondo incontaminato, composto da 15 isole suddivise in due gruppi : quello meridionale formato da motu di origine vulcanica e quello settentrionale di atolli corallini scarsamente popolati, entrambi caratterizzati da spiagge bianche, mare cristallino, lagune incantate, clima mite e vegetazione lussureggiante. Le più accessibili per vicinanza e ospitalità sono Rarotonga, spiagge bianchissime attorniate da un’ incredibile barriera corallina, Aitutaki, definita la piccola Bora Bora, atollo da sogno con una strepitosa laguna al settimo posto tra i luoghi da vedere una volta nella vita per National Geographic, e per TripAdvisor nella top 10 delle isole, e la piccola Atiu. Tutte all’interno del Parco Marino delle Isole Cook, la più grande riserva mai definita da un singolo Stato negli oceani del Pianeta, estesa per 1.065 milioni di chilometri quadrati, pari a due volte la Francia. La visibilità sott’acqua non ha eguali, anche con maschera e boccaglio si nuota in un acquario tropicale. Grande attenzione allo sviluppo dell’arcipelago che procede secondo criteri di sostenibilità per garantire equilibrio fra crescita economica (turismo, pesca, attività estrattive) e conservazione della biodiversità nell’oceano.

Bambini locali

I terreni , per tradizione, appartengono da generazioni alle famiglie cookiane e si possono solo affittare. Questo spiega l’assenza di grandi catene alberghiere che qui non investono, permettendo il fiorire di piccoli resort e boutique hotel a conduzione familiare, sulla spiaggia o nella foresta . Pochi i ristoranti per turisti (soprattutto neozelandesi e australiani), le botteghe sono solo quelle artigianali e alla sera musica, stelle e fiumi di Matutu, la birra locale, senza additivi nè conservanti. Nonostante la distanza ( 26 ore di volo) è ben collegata dall’Italia via Los Angeles e le 12 ore di fuso non si sentono ( il volo nz 19 da Los Angeles a Rarotonga è il migliore per non soffrire di jet lag e cominciare la giornata con un’alba mozzafiato sull’oceano) . Si atterra all’aeroporto di Rarotonga e con un breve volo si raggiunge Atiu, la meno conosciuta (circa 300 turisti l’anno). Verdissima e con poche spiagge (praticabili solo con l’alta marea), punta su uno sviluppo sostenibile nel tentativo di diventare la prima ecoisola della Polinesia. I villaggi sono tutti nel plateau centrale, dove vivono circa 500 persone, gentilissime e indolenti come solo i pacifici sanno essere, mentre la costa è fatta di makakea ( corallo fossile), in certi punti modellata a forma di scogliere alte fino a sei metri che circondano romantiche calette per due.

La mondanità non esiste, anzi c’è il piacere di andare a dormire col buio ed alzarsi con la prima luce. Interessante la visita alle piantagioni di caffè e la passeggiata alle grotte, tra le quali uno dei tesori degli ambientalisti : Anatakitaki, habitat dei Kopeka, specie di pipistrelli autoctoni. Per arrivarci si attraversa la foresta tropicale dove vivono molte specie di uccelli, riconoscibili grazie all’aiuto del birdman George, un’istituzione che condisce storia, fauna e flora isolana con la leggenda creando racconti suggestivi. Il clou del divertimento è il tumunu, una sorta di bush pub, locale improvvisato nella foresta dove seduti su tronchetti di legno, si beve a turno un bicchierino di kava, birra forte e corposa che viene consumata in un’elaborata cerimonia che comprende musiche, e brevi discorsi di ogni partecipante.

Sciamani

Il rituale è ben codificato e per nulla casuale, inizia e finisce con una preghiera. Gli stranieri sono sempre benvenuti e con il tasso alcolico che sale si riesce a dialogare tranquillamente con tutti a parole e a gesti. Già prima di atterrare ad Aitutaki (raggiungibile in 20 minuti di volo da Rarotonga) se ne coglie il fascino: 20 kmq di terra e circa 45 di laguna. E’ una distesa turchese punteggiata da bianchissimi motu, abbracciata e protetta dalla barriera corallina. E’ considerata una delle lagune più belle al mondo, ad oggi incontaminata e non battuta dal turismo.

Il top è girarla in vaka ( la barca tradizionale) che tocca gli angoli più belli, dove si nuota tra pesci coloratissimi e coralli. La tappa più attesa è Tapuaetai, per la sua forma ad impronta viene chiamata One Foot Island, paradiso naturale di palme, piscine, trasparenze e ogni sfumature del blu e del turchese. Se portate il passaporto, all’ufficio postale possono apporre il singolare timbro a forma di piede. Per comprendere al meglio la storia e la tradizione locale grazie ai laboratori di cucina tipica, intaglio del legno e botanica vale prenotare il Cultural Safari di mezza giornata a Punarei, nell’interno dell’isola.

Imbarcazioni tipiche

Girare Rarotonga con i mezzi pubblici, per cambiare spiaggia ogni giorno è semplicissimo: basta salire sul bus clockwise o anticlockwise ( in senso orario o antiorario) che passa circa ogni mezz’ora. C’è un’unica strada che in 32 km fa il periplo dell’isola. Le giornate si avvicendano troppo in fretta, come sempre succede in vacanza, tra bagni da sogno, corsi diving, immersioni, crociere in barca a vela per toccare i punti più spettacolari, shopping tra le botteghe artigiane che vendono coloratissimi parei, camicie e abiti di cotone, localini abbelliti da trionfi profumati di ibischi, tiaré e frangipane. Il sabato mattina la capitale, Avarua, sulla costa settentrionale, ospita il Punanga Nui Market vera full immersion nell’artigianato locale: oggetti e sculture di legno, gioielli di madreperla, oli e creme naturali per il corpo, per chi cerca il biocosmetici ci sono quelli piccola azienda locale Rito. Non si può lasciare l’isola prima di aver incontrato Pa, lo sciamano esperto in medicina alternativa, che accompagna i turisti nella foresta per spiegargli le proprietà benefiche e curative delle piante. Un uomo carismatico che sta per aprire un ospedale per curare le malattie incurabili con le piante. Interessanti anche la visita guidata dell’isola e il tour dell’Highland Paradise Cultural Centre, sulle alture di Rarotonga. Con una passeggiata guidata si cammina tra i resti di antichi marae, ex luoghi di culto e sacrificali, imparando la storia e i costumi: dalle danze alla medicina maori, dall’intaglio del legno alle tecniche di pesca. Per una nightlife originale con stop nei locali più trendy si sale sul bus GoingTroppo , con un free drink ad ogni fermata.

Testo e Foto di Ornella d’Alessio |  RIPRODUZIONE RISERVATA © LATITUDESLIFE.COM

Pagine: 1 2 3

Article