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Pistoia, storie di provincia

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Una Firenze di provincia. Meno cose da vedere con più calma e meno turisti da evitare. Per il 2017, è anche capitale italiana della cultura. Sarà per la vicinanza e per la cupola del Vasari, copia del Brunelleschi, che Pistoia le somiglia tanto. Dalla stazione di Santa Maria Novella sono venti minuti di treno. Un tempo la chiamavano “Porta di Lombardia”. Oltre che passaggio obbligato per superare l’Appennino, era la città longobarda per eccellenza in terra toscana. L’impostazione romanica del duomo rappresenta un’eccezione nel contesto regionale, dove prevale il gotico. Come per inclinazione alle cause perse, Pistoia si votò poi all’imperatore e ne pagò dazio. All’epoca delle divisioni comunali tra guelfi e ghibellini, risale la morsa esercitata a suo danno dal giglio e dai lucchesi, che da ambo i lati la strinsero d’assedio e la relegarono a un ruolo minore. Non per questo i pistoiesi rinunciarono al gusto italiano di dividersi in fazioni per dichiararsi guerre intestine, condite da ammazzatine e furti. Il più celebre riguardò il tesoro di San Jacopo. Il santo patrono di Pistoia è lo stesso che a Santiago da Compostela è venerato con il nome di San Giacomo. L’ultimo vescovo-conte fece giungere un paio di reliquie a garanzia di un discreto afflusso di pellegrini per tutto il Medioevo e di significative donazioni. Per vendetta e rivalsa, Vanni Fucci detto Bestia le trafugò da una stanza ancora visitabile e accessibile dal laterale Palazzo dei Vescovi e finì per questo sprofondato nell’Inferno da Dante. Sempre nel Palazzo dei Vescovi si trovano un prezioso arazzo fiammingo di misure eccezionali e una stanza interamente affrescata con motivi agresti da Giovanni Boldini, ritrattista di grido nella Parigi della Belle Epoque.

La piccola Firenze non è avara neppure d’arte contemporanea. Spicca la musa di Marino Marini, tra i più apprezzabili scultori italiani del Novecento. Pistoiese di nascita, amava ripetere di ritenersi etrusco: tale è il retaggio che ispira la sua produzione. Oltre ad una fondazione e ad un mostra permanente, si segnala un’opera del 1954, intitolata “Il miracolo” e installata all’ingresso del palazzo comunale: appartiene al ciclo dei cavalli con cavalieri che esprimono l’inclinazione del rapporto armonico tra l’uomo e la natura. Merita anche il padiglione ospedaliero di emodialisi, inaugurato nel 2004. È visitabile solo in determinati orari, ma è apprezzabile anche semplicemente dall’esterno.

Dove si fondono la storia e contemporaneità è al piazzale dell’ospedale vecchio, dove i bassorilievi in ceramica robbiana sono stati recentemente restituiti ai colori originari. Davanti, una scultura di Gianni Ruffi rappresenta una luna nel pozzo. Per mangiare bene, basterà poi infilarsi per i vicoli che si diramano da Piazza delle Erbe, poco distante dal duomo. Fra tante trattorie regionali a prezzi modici, nessuno avrà difficoltà a trovare una soluzione di proprio gusto.

Una nota di merito se l’aggiudica la bottega “Ai Salaioli” di piazza della Sala, dove oltre a degustare lardo di Colonnata, fegatini e altre leccornie, è possibile comprare prodotti tipici. In bottiglia, sono rinomati l’olio e un vino detto Barco Reale, la cui produzione venne circoscritta alla campagna pistoiese da Cosimo III de’ Medici nel XVIII secolo con un documento passato alla storia come Disciplinare o Bando dei vini toscani. Pistoia è visitabile in giornata facendo base a Firenze, ma si volesse pernottare e si disponesse di automobile, si può raggiungere l’Antico Convento, com’è noto un hotel a quattro stelle con vista sulla città e sulla piana circostante.

Testo e foto di Carlo Colombo |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com