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Perù: le alte isole del Lago Titicaca

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Alla scoperta delle remote isole che galleggiano a 4000 metri sul più alto lago navigabile al mondo, il Titicaca. In particolare, Taquile, una delle ultime posizioni che si arresero agli spagnoli durante la conquista del Perù.

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Un uomo intento a fabbricare cappelli sull’Isola di Taquile ©Vittorio Sciosia Latitudes

Il trasferimento da Cuzco a Puno, sulle sponde del lago Titicaca, avviene a bordo di un lussuoso treno, il PeruRail Titicaca, una sorta di Orient Express andino. Ciò non toglie che il mal di testa che ci assale da quando siamo saliti oltre i 3000 metri, abbia raggiunto il suo picco a La Raya, in concomitanza di un remoto passo montagnoso a 4321 metri che è anche, guarda caso, il picco di altitudine che il treno raggiunge. Sosta per qualche acquisto al mercatino locale lungo i binari e si riparte. E’ già scuro quando si arriva a Puno, punto di partenza per l’esplorazione del lago Titicaca, il lago navigabile più alto del mondo, a 3812 metri. L’indomani si parte per visitare due tra le 41 isole che punteggiano i suoi 8300 kmq, estensione che ne fa il più grande dell’America Latina e il diciottesimo al mondo. Le isole che vedremo sono Uros e Taquile, dove si pernotterà a casa di isolani. La barca parte al mattino presto puntando verso Uros, in realtà non una ma un insieme di una cinquantina di isole galleggianti. Il battello attraversa un esteso sistema di canneti acquatici. Sono le famose canne di totora, materiale che gli abitanti di Uros, indigeni pre-Inca, hanno usato per ogni cosa, dalla costruzione delle loro isole alle case e alle barche.

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Il Lago Titicaca © Vittorio Sciosia Latitudes

I villaggi di Uros hanno la particolarità di galleggiare, ancorati al fondo del lago. E, se serve, si toglie l’àncora e le isole vengono spostate, come fossero zattere. Camminare sulle canne di totora è strano, il piede affonda come su un tappeto elastico. Solo che sotto c’è l’acqua. L’esperienza a Uros, però, è un pò come un giro a Disneyland. Gli abitanti aspettano i turisti al mattino e li accolgono, vestiti con i costumi tradizionali. Da lontano chiamano le varie barche come un venditore al mercato. Quando siamo ripassati il pomeriggio di qualche giorno dopo, il villaggio era vuoto. A dire il vero l’etnia originale, i veri Uros, non esistono più. Era una popolazione aperta e pacifica che proprio per sfuggire agli Inca e ai bellicosi vicini Aymara, si era rifugiata sul lago. L’ultima rappresentante è scomparsa negli anni settanta. Ora la popolazione è una etnia di lingua aymara con solo un po’ di sangue Uros.

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Una barca sul lago e l’isola di Uros sullo sfondo © Vittorio Sciosia Latitudes

Altro discorso, invece, per l’isola che stiamo per conoscere più approfonditamente, Taquile. Arriviamo all’isola dopo una lunga navigazione sulle placide acque del Titicaca di un blu profondo. Appena sbarcati si fa avanti Basilio, uno dei nostri ospiti, vestito con abiti tradizionali, dai colori vivi e, soprattutto, un copricapo di lana coloratissimo. Scopriremo poi che i copricapo, non solo servono a distinguere il rango di ciascuno, ma devono anche essere filati a mano dall’uomo che li indosserà. L’ascesa dal porticciolo di Taquile alla casa che ci ospita è ripida e lunga. Di mezzi a motore nemmeno l’ombra su quest’isola. Quindi le gambe e i polmoni faranno il lavoro duro. Il mal di testa e la difficoltà di respirazione che già da un po’ ci attanagliano, non aiutano per niente nella salita al villaggio. Basilio, invece, che ha messo dentro un telo colorato un po’ di valigie e borse che abbiamo con noi, ha chiuso il telo e se lo è caricato sulle spalle e saltella come un grillo sulla ripida pendenza senza apparente sforzo. Qualche ora dopo ci accoglie in casa Alejandro, il fratello di Basilio, a quanto pare uno dei capi del villaggio. Anche lui con abiti tradizionali e immancabile copricapo. Le stanze dedicate agli ospiti sono spartane ma ampie e pulite e dominano il lago. La veduta dall’alto del terrazzo sulla infinita distesa blu cobalto del lago è magnifica. In fondo, verso est, si intravvedono i contrafforti montuosi della Bolivia, con cui il Perù condivide il lago. Ci vengono presentate le donne della famiglia. Il resto della giornata passa con i racconti di Alejandro e Basilio.

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Donne al lavoro con le canne di totora sull’isola di Uros © Vittorio Sciosia Latitudes

La piazza centrale del villaggio è poco lontana: bisogna salire ancora un pò. E’ il centro della vita isolana e tutte le strade passano da li. Vediamo ragazzi con casse di acqua e altre bevande caricate sulle spalle che salgono dal porto con grande facilità. A pensare a quanto ci sia costata arrivare fin li con molto meno peso di loro sulle spalle è facile immaginare che cuore e polmoni debbano avere per vivere qui a oltre 3900 metri di altitudine. La sera mangiamo a lume di candela cibo locale preparato dalle donne. Fuori, la notte è nera come la pece. Ma questo non ci esime dal seguire il curandero del villaggio, venuto a conoscere gli stranieri, in un luogo sacro, nascosto in montagna. A parte il freddo, la fatica e il rischio di camminare alla luce di qualche torcia, il sito non ha nessun interesse evidente, per noi. Se non un profondo significato religioso per gli isolani. La notte passa tranquilla e al mattino i profumi della natura e di legna che brucia si mescolano nell’aria.

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Una donna sull’isola di Taquile © Vittorio Sciosia Latitudes

Gli isolani, nonostante l’ora, sono già tutti attivi, come sempre in luoghi dove il sole, col passare delle ore, picchia sempre più forte. Ce ne andiamo in giro ripercorrendo a ritroso un tratto del sentiero del giorno prima. Incontriamo una donna che cura il gregge che, come tutte le donne, ha in mano il fuso e fila la lana mentre aspetta che il suo sparuto gruppo di animali si sposti con lei. Ma anche bambini con i quali cerchiamo un dialogo o comunque un contatto. Occhi grandi e cappelli di lana in testa, sono dolcissimi. La cosa bella, qui, è che non ci sono pericoli per loro. L’isola è il loro campo di gioco. Tutti conoscono tutti e guardano tutto. Una sola grande famiglia. La giornata passa lenta, come lento è il ritmo di vita. E’ tempo di rientrare a Puno e da li continuare il viaggio peruviano. La barca la vediamo arrivare dall’alto. E’ ora. Salutiamo Alejandro e Basilio e le loro famiglie e ci avviamo per la discesa. Il sentiero ci sembra più dolce e non solo perché è in discesa.

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Testo e foto di Vittorio Sciosia| Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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Informazioni

Informazioni utili per il vostro viaggio su Visit Perù

Come arrivare

L’aeroporto principale del Perù è il Jorge Chávez a Lima. Molte compagnie aeree collegano Lima alle più importanti destinazioni del Sud, Centro e Nord America, e dell’Europa. Da Lima poi si prosegue con il treno o con l’autobus verso il lago Titicaca, al conine con la Bolivia.

Quando andare

Il periodo migliore va da marzo a giugno.

Viaggio organizzato: il viaggio proposto in queste pagine è organizzato dal Tour Operator Vuela specializzato in viaggi in Sudamerica

Fuso orario

La differenza fra l’ora solare in Italia e il Perù è di – 6 ore. Non è in vigore l’ora legale quindi in estate la differenza è di 7 ore.

Documenti

E’ necessario il passaporto in corso di validità da almeno 6 mesi dalla data di ingresso in Perù.

Lingua

In Perù si parla spagnolo.

Religione

In prevalenza cattolica.

Vaccinazioni

Nessuna vaccinazione è obbligatoria.

Valuta

La moneta ufficiale del Perù è il nuovo sol (PEN).

Telefono

Per chiamare dall’Italia in Perù bisogna digitare il prefisso 0051.

Elettricità

La corrente elettrica è di 220 Volts.