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Lapponia svedese. Benvenuti al Nord

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Ice Hotel, Jukkasjarvi, Sweden.

Icehotel, Jukkasjarvi, Sweden. Il letto è un opera degli artisti Natsuki e Shingo Saito. Foto di Sergio Pitamitz

Non sono ancora riuscito a non stupirmi davanti a un’aurora boreale. Ne ho viste tante. Hai voglia a tentare di capire la spiegazione scientifica su wikipedia. Ho avuto davanti a me perfino uno scienziato che il fenomeno lo studia per professione su alle Lofoten che fa solo quello, e che ha tentato di spiegarmelo con pazienza. Niente. Forse non voglio capirlo e pensare che qui nella Lapponia svedese sia comunque qualcosa di magico.

Roba da inconscio. Preferisco sbalordirmi come la prima volta quando vedo questo cielo nero, nel buio della notte, che improvvisamente, senza rumore, senza preavviso, si anima di draghi verdi, che si agitano, si avvinghiano tra di loro, corrono di qui e di là, con la coda nervosa, svaniscono, poi tornano e svaniscono di nuovo. Resto sbalordito, anche davanti ai baffi più minuscoli, alle strisciate più sbiadite. Ma quella notte nel silenzio dei boschi di Jukkasjärvi, Svezia, contea di Norrbotten estremo nord del paese, la più grande e la meno popolata contea svedese -visto che è più adatta a linci, renne, volpi artiche più che all’uomo – devo aver assistito a una delle aurore boreali più straordinarie mai registrate. Draghi verdi agitati a decine, e poi nuvole verdi strisciate dal vento, ma non c’era vento, macchie improvvise lunghe e luminose a occupare tutta la volta del cielo visibile. E per un tempo straordinariamente lungo. Non se ne andavano più i draghi. Nel silenzio più totale, naturalmente, perché lo spettacolo aveva ammutolito tutti. Insieme a un freddo capace di sigillare le labbra e bloccare i muscoli facciali.

Aurora borealis, Abisko National Park, Sweden.

Aurora borealis, Abisko National Park, Sweden.Foto di Sergio Pitamitz

Si era arrivati lì in motoslitta, partendo nella notte artica dall’Icehotel. Bell’albergo nordico, a ridosso di un lago in quel periodo ghiacciato (era la fine dell’inverno, da poco fuori dal buio perenne) e a un minuscolo villaggio di case di legno. Un hotel fatto di tanti piccoli caldi accoglienti chalet dentro un parco innevato. Ma per i veri fan del freddo, anche una parte fatta di stanze di ghiaccio. Da qui il nome e la fama. Pareti di ghiaccio, letti di ghiaccio, sculture e scenografie di ghiaccio di vari temi perché gli architetti si sono sbizzarriti a dare un tema specifico per ogni stanza. Temperatura 5 gradi sottozero, più o meno, ma siccome fuori ce ne sono 30 sottozero, ti sembra di stare al caldo. Si dorme, per una gelida esperienza, dentro sacchi a pelo doppi, tripli, forse cercando il senso della vita.

Ice Hotel, Jukkasjarvi, Sweden.

Icehotel, Jukkasjarvi, Sweden. Le tre sculture sono create da Lena Kriström. Foto di Sergio Pitamitz

Così in una notte nera e gelida si era partiti lasciando il caldo chalet in motoslitta per la foresta. Tante motoslitte, un branco di motoslitte,in quei micidiali ma fantastici raid notturni nel gelo e nella magia che si usa fare da queste parti, scafandrati dentro moderne e spesse fibre tecnologiche, lungo piste bianche,tutti in fila indiana come fanno i lupi quando si trasferiscono da un territorio di caccia a un altro, in un paesaggio bianco, il vento che supera il parabrezza e ti spruzza in faccia la neve sollevata dai cingoli del lupo che ti precede, le mani sul manubrio che pensi di non riuscire più ad aprire, in un mondo che nella stagione giusta è tutto meravigliosamente candido. Certo deve piacerti il freddo. La purezza che ti trasmette. La semplicità, del freddo. Anche nei colori. Un colore solo, a dire il vero. Per fortuna in mezzo alla foresta c’è una struttura di appoggio, un bel fuoco, e una cena calda. Le stesse piste poi si erano fatte di giorno in un bianco abbacinante. E poi un’altra volta ancora di notte. Stavolta non in branco ma su una grande slitta trainata a motore per raggiungere una grande radura, accendere un fuoco in mezzo alla neve, stare nel silenzio ad aspettare i draghi nel cielo e, ancora, forse chiedersi il senso della vita in questa immensità e questi silenzi.

Nutti Sami village, Jukkasjarvi, Sweden

Nutti Sami village, Jukkasjarvi, Sweden. Foto di Sergio Pitamitz

Di giorno c’è un posto piacevole da vedere, un’azienda sami (una volta li chiamavamo lapponi, sbagliando, solo perché abitano in Lapponia), si chiama Nutti e gestisce un piccolo insediamento, il Reindeer lodge, vicino all’Icehotel, sul fiume Torne, dove tengono una settantina di renne, ci sono quattro piccoli chalet, più spartani di quelli dell’Icehotel ma da vivere con un altro spirito. Si è in mezzo ad una foresta di abeti e il profumo selvatico delle renne penetra dalla finestra. Insieme al piacere che di solito ti dà il contatto diretto con la natura. Eco-turismo lo chiamano qui. Gli stessi sami gestiscono un micro museo nel centro di Jukkasjärvi, ti raccontano la vita lappone di un tempo, dentro la ricostruzione di una tenda lappone.

Jukkasjärvi è a 20 minuti da Kiruna, il centro più settentrionale della Svezia, 145 chilometri oltre il circolo polare artico. Consueta, linda, città svedese. Con una particolarità: praticamente sta sopra una miniera. Cioè sopra il vuoto di una miniera. Era stata costruita nei primi del Novecento quando era stata scoperta un grande giacimento di ferro. Si era cominciato a fare gli alloggi per i lavoratori, poi una casa dopo l’altra, è nata una città. Un po’ strana a dire il vero. Senza un vero centro, una piazza, un qualcosa che faccia pensare a una comunità che si raccoglie, linda, ordinata, certo, linda ma confusa e asettica. Scoperta la miniera cresceva la città, che ora ha 23mila abitanti, e si allargava la miniera. Anche troppo.  E’ diventata la più grande miniera di ferro del mondo, gestita direttamente dallo Stato. Ogni giorno produce tante migliaia di tonnellate di ferro che in volume fanno una palazzo di una dozzina di piani. Tutti qui lavorano dentro o per la miniera. Sembra che il giacimento sia profondo 2000 metri e si espanda in orizzontale per chilometri. Così la miniera è stata allargata, si è scavata una ragnatela di tunnel che sta minacciando la stabilità delle case. E allora nel 2014 si è cominciato a pensare ad un piano per spostare la città in un’area più sicura. Insomma buttare giù qualche quartiere e ricostruirlo tre chilometri più in là. Mica una cosa da poco, due o tremila tra case, condomini, scuole, negozi. Compresa una magnifica chiesa a forma di tenda lappone, costruita nel 1912 e dichiarata edificio più bello della Svezia qualche anno fa. Che in fondo è l’unica cosa da ammirare. Non ci si può aspettare molto da una città mineraria, in fondo, se non il racconto della sua storia.

Ci si deve passare per andare nel parco nazionale di Abisko, 250 chilometri a nord del Circolo Polare Artico. Sono 93 magnifici chilometri su una strada nera senza traffico dentro un paesaggio bianco di foreste e ghiaccio. Per metà percorso si costeggia un lago e si arriva al villaggio AbiskoÖstrae poi la strada entra in uno dei parchi più antichi d’Europa, istituito nel 1909. C’è un hotel, si chiama AbiskoTuriststational solito fatto da una costruzione centrale e da tanti piccoli piacevoli chalet. Persino caldi. Con tutto quel che serve per una vita autonoma. Volendo si va a far la spesa nell’unico supermercato del villaggio e ci si cucina la carne di renna direttamente a casa. Poi si decide cosa fare. “Sci alpino, fuoripista o sci di fondo, telemark, ciaspolate o sleddog, pesca nel ghiaccio, esperienze di vita con la popolazione indigena dei Sami” dicono i dèpliants. D’estate “ trekking nelle foreste boreali, escursioni lungo fiordi, canyon e cascate, speleologia, pesca alla mosca”. In questo caso nella acque del lago Tornetrask. D’estate dev’essere una meraviglia cristallina. In questo momento è ghiacciato. Ci si arriva da sponde scoscese e scivolose per camminarci sopra e fotografare le più incredibili forme che il ghiaccio ha creato sulle sue sponde. L’hotel “fornisce” pure un fotografo locale per insegnarti il modo migliore per fotografare il ghiaccio, da sopra, da sotto, da vicino, da lontano. Silenzio, foreste intorno, qualche casa lontana sulla sponda opposta, la neve che scricchiola sotto i piedi, i capanni dei pescatori che d’estate passano le giornate qui e adesso sono coperti di neve. E sempre questo paesaggio immenso intorno.

Quando viene buio si va a vedere l’aurora boreale, naturalmente. Si tenta. Qui hanno costruito l’Aurora sky station sul Monte Nuolja, 900 metri di altezza,forse il luogo dove la possibilità di vedere aurore boreali è la più alta in tutto il Nord. Una seggiovia per raggiungerla, aperta, vecchio stampo, quelle che da noi non si usano più, con la barra di ferro davanti per non cadere giù, gelida. Dura poco ma ci si deve bardare adeguatamente nella sala vestizione. A disposizione enormi tutone termiche, guanti, cuffie. Si arriva su e c’è una specie di bar ristorante con tutte le vetrate intorno, temperatura percepita intorno ai trenta grandi, sopra. Si procede alla svestizione, che richiede lo stesso tempo della vestizione. Si beve caffè caldo, cioccolata calda, qualcuno birra. Calda. Le candele ad ogni angolo e su ogni tavolo, luci basse e il crepitio della legna che brucia nel caminetto. Lo standard dell’atmosfera nordica. Fuori, secondo le statistiche dovrebbe essere una delle duecento notti all’anno da cielo super stellato e aurora boreale garantita. Invece c’è la nebbia. Una bella nebbia che fa solo intravedere le luci dell’abitato in fondo alla valle e niente stelle. Tanto meno aurore boreali. Meno male, in fondo. Mi sarei dovuto sbalordire per l’ennesima volta.

Testi di Lucio Valetti, foto di Sergio Pitamitz |Riproduzione riservata ©Latitudeslife.com

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INFO UTILI

Per informazioni consultare il sito di Visit Sweden

Nutti: http://nutti.se/eng/

Come arrivare

Per arrivare ad Abisko si vola a Kiruna via Stoccolma -con la SAS o da quest’anno anche con la compagnia low cost Norwegian- e da lì si continua in bus o treno oppure noleggiando un’auto per 100 km direzione ovest.

 

Quando andare

In Abisko il clima è freddo e temperato. In Abisko esiste una piovosità significativa durante l’anno. Anche nel mese più secco vi è molta piovosità.

Se lo scopo è quello di avere qualche probabilità di vedere l’aurora boreale, il periodo migliore è da novembre a marzo. Per il sole di mezzanotte il periodo migliore è da inizio giugno a metà luglio.

Dove dormire

A Kiruna lo Scandic Ferrum, Lars Janssonsgatan 15, albergo moderno e pratico nel centro dell’abitato.

 

Nel Parco nazionale di Abisko, l’AbiskoTuriststation, l’unica struttura ricettiva disponibile. Ci sono camere tradizionali ma si può più piacevolmente alloggiare in piccoli cottages totalmente autonomi.

A Jukkasjärvi, l’ICEHOTEL (Marknadsvagen 63), famoso albergo che attira ogni anno circa centomila visitatori oltre agli ospiti. Ha camere tradizionali, piccoli chalet in un grande parco e un’ala che lo ha reso famoso: stanze completamente di ghiaccio, dal letto ai comodini arredate in modo artistico da vari scultori.