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La Sagrada Familia

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Monumento d’attualità, questo. Pensate cosa sarebbe successo se il ‘commando assassino’ degli attentatori di Barcellona, anziché far saltare per aria e distruggere la casa di campagna di Alcanar, nella quale stavano accumulando bombole di gas in quantità industriali, fossero riusciti nell’intento di caricare queste bombole su un TIR, dirigendolo poi a velocità folle contro la chiesa simbolo della città. Non è successo, per fortuna, ed è scattato probabilmente il ‘piano B’ che ha prodotto purtroppo i lutti che sappiamo. Scampato il pericolo, ma a prezzo di morti e feriti, i barcellonesi si sono raccolti nella loro magnifica chiesa, opera del genio inarrivabile di Antoni Gaudí y Cornet, nato a Reus, dalle parti di Tarragona il 25 giugno del 1852 e morto a Barcellona il 10 giugno del 1926, tre giorni dopo essere stato investito da un tram cittadino, mentre si dirigeva al cantiere della ‘sua’ chiesa che da ben quindici anni era diventata anche la ‘sua’ casa; vivendoci, progettava e costruiva, con grande entusiasmo e notevole impegno. Un po’ per la notorietà dell’architetto catalano, un po’ perché il suo progetto di edificazione aveva destato un interesse planetario, l’intera città partecipò al lutto per la sua scomparsa e Papa Pio XI acconsentì che fosse sepolto nella cripta dell’incompiuto Temple Expiatori de la Sagrada Família, come i Catalani chiamano la chiesa, ben lontana dall’essere conclusa. Potrà apparire strano, ma la consacrazione ufficiale della Sagrada Familia è avvenuta il 7 novembre del 2010 per volere di Papa Ratzinger, Benedetto XVI, che l’ha elevata al rango di Basilica minore. Occorre aggiungere che la chiesa di Gaudì è uno dei monumenti più visitati al mondo? Senza dubbio è il più frequentato di Spagna, con i suoi tre milioni e mezzo di visitatori all’anno, senza contare quelli che non entrano in chiesa (e non acquistano il biglietto) ma si accontentano di girarle attorno, fotografandola.

La Sagrada è un’opera di ampio ‘respiro’ temporale. Al pari di altre famose chiese (San Pietro a Roma e il Duomo a Milano) occorreranno anni prima che venga terminata e le previsioni parlano dell’anno 2026 (centenario della morte di Gaudì) come quello del ’fine-lavori’; se così avverrà, sarà stato necessario quasi un secolo e mezzo per completare il ‘laborioso’ complesso architettonico. Oggi la chiesa è in pieno centro cittadino; non così quando venne posta la prima pietra, il 19 marzo del 1882, su progetto dell’architetto Francesc de Paula Villar, che tuttavia declinò l’incarico quasi subito per via di contrasti insorti con l’amministrazione di Barcellona. Gaudì aveva 31 anni quando accettò di erigere la chiesa – in sostituzione di Villar – e vi lavorò di fatto sino alla morte impegnandosi anche di persona per il reperimento dei fondi necessari alla costruzione. Oggi la Sagrada viene interamente finanziata dalle vendita degli ingressi e per mezzo di cospicue donazioni private. Un volta terminata, la chiesa avrà l’aspetto di un fantastico monumento gotico-moderno: ben 18 torri saranno visibili, alte fra i 90 e i 170 metri. Torri che verranno dedicate agli apostoli, agli evangelisti, a Maria e quella centrale, dedicata a Gesù, sarà la più alta mai realizzata in una chiesa cattolica.

La ‘storia’ di questo eclettico monumento è ricca di curiosità di un certo rilievo. Una è senza dubbio riferibile all’inizio della Guerra Civile spagnola (1936) quando gli anticlericali incendiarono parte della Sagrada, distruggendo il laboratorio dell’architetto catalano che conteneva bozzetti, disegni e schizzi da lui stesso prodotti per ciò che restava da fare nell’erigenda chiesa. I lavori sono poi proseguiti con l’apporto di altri architetti, sempre ad ogni modo seguendo, per quanto possibile, le tracce lasciate da Gaudì. Il francese Le Corbusier – uno che in fatto di pietre se ne intendeva – ha definito Gaudì come il ‘plasmatore della pietra, del laterizio e del ferro’. Non è un caso che la città annoveri ben sette monumenti creati dall’architetto catalano che fanno oggi parte del Patrimonio Unesco. La Sagrada Familia si compone di cinque navate principali e tre trasversali, a formare una croce latina. Le cinque navate principali hanno una lunghezza di 90 metri mentre le trasversali misurano 60 metri. Dall’interno, la visione d’insieme del monumento appare davvero grandiosa. No tinc por (non ho paura), hanno gridato all’unisono gli abitanti di Barcellona in occasione dei recenti attentati. Lo stesso coraggio visionario e operativo messo in mostra, anni addietro, da uno dei più grandi architetti di tutti i tempi.

del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com