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Isole Cook, Easy Polinesia

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Immaginate un microscopico puntino nell’immensità dell’oceano Pacifico. Un sogno che galleggia tranquillo sulle profondità blu dei nostri desideri, in attesa solo di essere raggiunto.



Un autentico paradiso. Ma un paradiso possibile a differenza delle isole gemelle della Polinesia francese, riservate per lo più a un pubblico di ricchi turisti. Non a caso si parla di loro come di una “Nuova Polinesia” tutta da scoprire. Lontane dal turismo di massa, le isole Cook sono riuscite a conservare l’anima intatta dei luoghi e i sorrisi genuini della gente di fronte alla più bella laguna del mondo, che ancora resiste ai resort.

Lo straordinario mare in cui sono immerse trasforma le isole stesse in altrettanti resort, senza le invasive strutture che qui lasciano il posto a piccoli curatissimi Boutique hotel, pluripremiate strutture dal design raffinato, esotico e rispettoso della natura, più in armonia con la vita slow che gli abitanti prediligono da sempre.  In maggioranza sono opera di architetti neozelandesi : al massimo 2 piani e 20 stanze,  bungalow quasi tutti fronte mare. Chi non si accontenta può anche affittare una villa con piscina o un appartamento, ideali per gruppi o famiglie numerose o per VIP amanti della privacy e dotate di ogni confort a partire dalle cucine modernissime. Anche se scommetto che poi resteranno inutilizzate, vista la comodità di ordinare i pasti a domicilio, oppure usate dal cuoco disponibile per cenette romantiche.


E come nella consueta giornata di ogni resort non c’è solo il mare. Qui però l’animazione consiste nell’esplorare le isole in bici, motorino o auto, nel familiarizzare con la gente del posto per conoscerne le tradizioni, nel cambiare ristorantino ogni sera. Piccoli piaceri che ci si può concedere senza accendere un mutuo, considerando che una buona cena a Rarotonga, l’isola più importante dove si trova la capitale Avarua, non costa più 25 euro.


Al buon cibo i cookislander annettono grande importanza: ovviamente il pesce la fa da padrone, cucinato arrosto, alla griglia, in minestre o stufati, marinato con succo di lime o con latte di cocco. Il tonno (ahi), la lampuga (mahi mahi), il pesce pappagallo (pakati), il barracuda (ono), i granchi del cocco e i gamberi sono la base dei piatti più popolari, serviti con patate dolci e tuberi vari, molto importanti per la cucina del luogo. Tradizionale è la cottura nell’umukai, forno scavato nella terra, dove gli alimenti vengono avvolti in foglie di banana, quindi appoggiati su pietre roventi, ricoperti di terra e lì lasciati per lunghe ore.


L’ika mata è il piatto più famoso: pesce crudo marinato per diverse ore nel succo di limone, poi condito con una salsa di cocco e accompagnato con il frutto del pane o banane verdi bollite. I più coraggiosi possono assaggiare il rori, il cetriolo di mare che pare una vera delizia, cotto insieme alle foglie di banano, rosolato con olio o burro, cipolla e aglio e accompagnato con pane croccante o con il taro, tubero simile alla patata, utilizzato come contorno per molti piatti nella cucina delle Isole Cook. Il dessert è solitamente il poke, simile a un budino a base di frutta esotica, papaya, manghi, noci di cocco, banane, agrumi, avocado e melone, che riempiono i sensi di colori sgargianti, profumi intensi e sapori indimenticabili, oppure preparato con il classico frutto del pane (anga kuru akaki ia). La carne e la maggior parte dei prodotti alimentari, sono invece importati dalla Nuova Zelanda che è una sorta di sorella maggiorea cui le isole Cook sono legate da una libera associazione.


Una trovata geniale da non perdere assolutamente è il  “Progressive Dinner”, un tour di circa tre ore, che permette di incontrare la gente del posto mangiando insieme ottimo cibo fatto in casa e di imparare qualche usanza e delle tradizione locale davanti a un bicchiere di buon vino. Oppure a una birra forte e corposa, famosa produzione delle isole, che ha resistito alla zelante repressione dei missionari almeno nell’Isola di Atiu , dove esistono ancora i tumunu, le ‘scuole’ di consumo di birra. Un pullmino accompagna di casa in casa per gustare diversi piatti presso altrettante famiglie.

Un’altra possibilità è la “Dining Experience” che, oltre al soggiorno a Rarotonga o ad Aitutaki, prevede voucher del valore di 34 € a persona da utilizzare negli oltre 20 tra ristoranti boutique e hotel sull’isola principale e tra altre 7 alternative culinarie sull’isola di Aitutaki, forniti assieme ad una mappa, alla lista dei ristoranti con telefono e selezione menu di ognuno.

Oltre al buon cibo le Cook hanno molto da offrire. Ogni sabato dalle sei a mezzogiorno a Rarotonga, per esempio, c’è la versione large del quotidiano mercato. Si chiama Punanga Nui Cultural Market, una via di mezzo tra un mercato agricolo, dove i contadini vendono i loro prodotti, anche cucinati nei molti stalls presenti, e un mercato di souvenir. E’ il posto migliore per lo shopping e vi si trova riunito il meglio dell’artigianato locale: strumenti musicali, i classici ukulele, e CD di musica polinesiana, vestiti e parei, coloratissime tivaevae (coperte decorate), sarong dipinti a mano, cappelli, sculture di legno, conchiglie lavorate, gioielleria e soprattutto le preziose perle nere, di cui le Cook sono tra i principali produttori al mondo, al miglior prezzo. Accanto al commercio vero e proprio si tengono spettacoli culturali e danze, esercitano tatuatori esperti in motivi Maori. E’ davvero un’esperienza piacevolissima: i venditori non sono mai insistenti ma molto disponibili a chiacchierare con i turisti, per raccontare orgogliosamente i loro prodotti, l’uso e i legami con la cultura delle isole.  Altro punto a favore il fatto che non ci siano intermediari: il prezzo pagato finisce tutto nelle tasche del venditore, il che è un ottimo modo per creare un ciclo virtuoso di commercio equo e solidale.

Il grande evento della domenica mattina è invece la Messa cantata da cori di scolari, convinti dall’astuto Reverendo, che alla fine offre in giardino thè e pasticcini, per aumentarne il fervore.


Il mare è ovviamente l’attrattiva principale
: esperti sub, appassionati snorkeler o semplici nuotatori, trovano difficile allontanarsi dall’acqua cristallina e tiepida (da 24° a 28° secondo la stagione). Ma quando decidono di dare un po’ di tregua alla loro pelle, che progressivamente si tramuta in squame, hanno a disposizione splendide passeggiate nelle foreste dell’entroterra. Magari in compagnia di Paa, soprannominato the medicine man, per la sua vasta conoscenza delle erbe officinali autoctone, che può spiegare le caratteristiche di ogni pianta di Rarotonga.

L’arcipelago delle Cook consiste in 15 isole per 240 kmq. abitate in totale da circa 21.000 persone, perse in 2,2 milioni di kmq di oceano. Questi i numeri, che però non dicono nulla della loro lontananza sia geografica sia mentale dalla terraferma, che si rispecchia nelle caratteristiche dei cookislander, popolo accogliente e ospitale che conduce un’esistenza in grande armonia con la natura e con se stesso.

Sono divise in due gruppi: Il gruppo settentrionale comprende Manihiki, Perhyn e Nassau. Tutte, tranne Nassau che è sabbiosa, sono piccoli atolli corallini dove scarseggia l’acqua dolce, inospitali e pressoché disabitati.

1000 km più a sud si trova il gruppo meridionale , che comprende il 90% dell’area totale dell’arcipelago.  A esso appartengono Rarotonga, Aitutaki, Atiu, Mitiaro, Mauke e Mangaia, tutte di origine vulcanica. Palmerston e Manuae, piccoli atolli, sono le eccezioni. L’isola più grande è Rarotonga, un trionfo di picchi e foreste verdissime, circondate da lagune e spiagge, dove risiede metà della popolazione delle Cook e dove si trova la capitale Avarua.

Atiu e Mangaia offrono la possibilità di visite e soggiorni in ambienti vergini, fra grotte sottomarine, fondali corallini e dense foreste tropicali. Soprattutto Atiu , chiamata anche Enuamanu (terra degli uccelli in lingua locale), un’isola sorta dal mare su banchi di corallo preistorico con vegetazione spettacolare: un vero Jurassic Park con pochi abitanti, solo 569, e pochissimi turisti.


Aitutaki, nell’arcipelago settentrionale, assurse a notorietà internazionale quando fu scelta dalla Tasman Empire Air Lines, diventata poi Air New Zealand, come scalo durante il volo Auckland-Tahiti, volo che faceva scalo anche a Fiji e Samoa. Tra il 1951 al 1960 quando la mitica “Rotta del Corallo” fu attiva, e la laguna utilizzata come campo di atterraggio degli idrovolanti Solent per il rifornimento, vide passeggeri come John Wayne e Cary Grant arrivare sul motu di Akaiami per nuotare all’interno della celebre laguna approfittando della sosta. Da allora divenne il sogno perfetto degli innamorati del mare per antonomasia: sempre calma perché protetta dalla barriera corallina, orlata da spiagge di sabbia bianchissima, ombreggia da palme e di un indescrivibile e irripetibile azzurro, che neppure le più sofisticate macchine fotografiche riescono a restituire.

E se davvero l’atmosfera e i colori vi rapissero irrimediabilmente il cuore non dovete altro che dire un ”sì” e un Wedding package vi verrà proposto dalla Aitutaki Lagoon Resort , unica struttura ricettiva dell’isola, per sposarvi nel luogo più romantico al mondo. L’Oneroa Beach Capel, sulla spiaggia, e la Royal Honeymoon Villa “Te Arau” spalancheranno le loro porte per accogliere e realizzare il vostro sogno. Con una raccomandazione: pensateci bene perché non è un gioco. Il matrimonio ha valore legale e verrà trascritto a tutti gli effetti civili anche nel Paese di origine.



Testo e foto di Federico Klausner


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