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El Gancho, il quartiere multietnico di Saragozza

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Le strade strette, le piccole piazze che si aprono all’improvviso, i murales coloratissimi: fin dai primi passi all’interno del quartiere, El Gancho mostra un’anima diversa dal resto della città. E in effetti ce l’ha. Siamo a Saragozza, quinto centro abitato più grande di Spagna e capoluogo dell’Aragona, regione nordorientale che confina con la Francia. Forgiata da una lunga storia di dominazioni romane, islamiche e cristiane, Saragozza deve il suo fascino alla miscela unica di culture diverse che l’hanno abitata e plasmata: el Gancho è un esempio perfetto di questo dinamismo. Situato a ridosso del fiume Ebro e del centro storico, questo quartiere è il più multietnico della città e, soprattutto nel fine settimana, si anima con mercatini, concerti e spettacoli.

Il principale punto di interesse turistico della zona in realtà è sempre stata la chiesa di San Pablo. Costruita a partire dal XIII secolo, questa chiesa è un esempio di arte gotica e mudéjar, termine col quale vengono indicate le opere architettoniche realizzate da quei musulmani che, dopo la riconquista cristiana della Spagna e la fine del dominio islamico, scelsero di rimanere nel Paese, pur senza convertirsi. Ci sono diversi esempi di arte mudéjar a Saragozza e nel resto della Spagna, ma in particolare nella chiesa di San Pablo questo stile è evidente nella torre ottagonale: edificata nel 1343, è decorata con motivi arabeggianti, geometrie e piccoli archi. Notevole è anche il retabolo maggiore del XVI secolo, opera dallo scultore spagnolo Damian Forment.

Il nome ufficiale del quartiere tra l’altro sarebbe proprio San Pablo, per via della chiesa. Il nome più popolare el Gancho (il gancio, in italiano) si deve a un’antica usanza. Si dice infatti che intorno al XII secolo, quando nella zona, prevalentemente rurale, sorgeva l’antica cappella romanica di San Blas (poi sostituita dalla chiesa di San Pablo), si usasse far precedere le processioni religiose da un chierichetto con un bastone sulla cui sommità era fissata una sorta di falce. Il suo scopo era quello di eliminare per tempo eventuali rami ed erbacce che potevano disturbare il passaggio della croce. Quando le case sostituirono coltivazioni e frutteti, il “gancio” venne usato con la stessa finalità per tagliare i fili del bucato che venivano tesi in strada. Il gancio divenne il simbolo del quartiere, tanto che nel XIV secolo re Juan II di Aragona concesse alla parrocchia il privilegio di portarlo in tutte le processioni.

La bellezza del quartiere, comunque, non si esaurisce nel perimetro della chiesa. Incamminandosi nelle viette strette si arriva infatti a plaza Mariano de Cavia, dove si trova il centro Las Armas. Proprio da qui è iniziato, pochi anni fa, il rilancio culturale e sociale dell’intera zona. La struttura è stata data in gestione dal Comune, tramite un bando, all’associazione privata Las Armas, gruppo che – anche a questo deve il proprio nome – ha scelto di fare della cultura e dell’integrazione le proprie armi per rendere questa parte di città bella e vivibile. In un quartiere in cui il 95% degli abitanti è straniero, infatti, non è sempre stato semplice garantire una convivenza serena e sicura: fino a pochi anni fa el Gancho, nonostante la sua posizione piuttosto centrale, era considerata periferia e non era assolutamente frequentata dai non residenti. La situazione oggi è radicalmente cambiata, soprattutto grazie al lavoro di Las Armas. Il gruppo, che conta una sessantina di dipendenti, propone ogni settimana un ricco programma di intrattenimento: concerti (anche con artisti stranieri di fama internazionale), spettacoli, produzioni teatrali originali, proiezioni cinematografiche… Nella piazza c’è un piccolo palcoscenico, quindi molti eventi si svolgono all’aperto, altrimenti il centro dispone di un auditorium con 400 posti.

Nello spazio culturale si svolgono molte altre attività, spesso rivolte ai più piccoli – i principali soggetti coinvolti nel progetto di integrazione e promozione culturale: si organizzano animazioni e laboratori per bambini, scuole di musica (c’è anche una sala prove e registrazione), corsi di lingua inglese, scrittura creativa, doppiaggio cinematografico e via dicendo. Las Armas gestisce anche il piccolo ristante che si trova nella piazza (il menu fisso costa circa 10 euro).

A rendere questa zona interessante per i visitatori e i turisti, però, sono anche i mercatini del fine settimana. Ogni prima domenica del mese c’è La Placica Vintage, che richiama espositori e rivenditori di oggetti vintage da tutta la Spagna. La seconda domenica del mese è il turno del Mercado de Las Armas, dove è possibile trovare originalissime creazioni artigianali (vestiti, accessori…), pezzi unici e oggetti design. Il mercato della terza domenica del mese, infine, è dedicato ai vini e alla gastronomia. L’ultima domenica del mese può essere di riposo o può ospitare una mercato eccezionale, ma dipende soprattutto dalla stagione. Anche se non avete intenzione di comprare niente, i mercatini valgono la visita per l’atmosfera allegra e festosa che si respira.

Per maggiori informazioni sulla programmazione, sui mercatini e sugli eventi: www.alasarmas.org.

Per info su Saragozza Ente Spagnolo del Turismo 

Testo di Cecilia Basile  |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com