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Ecuador. I colori di Otavalo, tra mercati e lagune ad alta quota

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Otavalo, un nome in grado di evocare almeno tre immagini distinte. Un luogo, un popolo, un mercato.

 San Luis de Otavalo e le sue lagune 

Situata un centinaio di chilometri a nord di Quito e adagiata alla confluenza di tre vulcani – l’Imbabura, il Cotacahi e il Mojanda – San Luis de Otavalo è senza ombra di dubbio una delle tappe imperdibili di un viaggio in Ecuador. La sua ricchezza storico-culturale e la bellezza paesaggistica dei suoi dintorni le sono valsi non a caso il titolo di Capitale Interculturale del paese.

Se l’attrattiva del mercato artigianale di Plaza de los Ponchos che il sabato assume dimensioni eccezionali trasformando l’intero centro città in un immenso bazar variopinto è ciò che invita il viaggiatore a visitare San Luis de Otavalo, l’atmosfera rilassata delle lagune circostanti, figlie degli omonimi vulcani, è ciò che invece lo spinge a fermarsi qualche giorno in più. Paradisi naturali in cui rigenerare corpo e spirito dopo essersi dati allo shopping sfrenato in un contesto che, per quanto turistico, mantiene ancora una certa autenticità.

Gli Otavalos nella storia

Gli Otavalos – l’etnia amerindia che ha saputo imporsi, grazie al duro lavoro e al senso del commercio, sull’infame destino che ha causato la sottomissione e la scomparsa delle popolazioni autoctone americane – si sono sempre distinti per le loro doti di tessitori.

Doti innate di cui già gli Incas avevano colto le potenzialità facendo di Otavalo uno dei grandi centri commerciali dell’Impero. Doti che non sfuggirono nemmeno agli spagnoli insediatisi sul territorio dopo la conquista del continente americano.

Intorno agli anni Cinquanta del XVI secolo, infatti, l’encomendero Rodrigo de Salazar decise di stabilire sulle sue proprietà un’enorme fabbrica tessile che nel corso del tempo, complice l’apporto di strumenti e fibre dal vecchio continente, si affermò come la più importante dell’intero paese.

La fama di cui godevano gli Otavalos in patria iniziò a varcare le frontiere a partire dagli anni Sessanta del secolo scorso quando la Hacienda Zuleta, situata nel dipartimento di Imbabura – il medesimo in cui si trova Otavalo – iniziò ad adottare tecniche di tessitura importate dalla Scozia. Fu così che nacque il cachemire otavaleño che si impose sul mercato mondiale grazie allo spirito commerciale dei suoi produttori e all’eccellente qualità del tessuto venduto a prezzi decisamente contenuti.

Il mercato artigianale di Otavalo

Le abilità tessili degli Otavalos e il loro spiccato senso del commercio procedono di pari passo con la volontà di salvaguardare l’identità culturale mantenendo vivo e acceso il legame con la tradizione.

E così il sabato mattina all’alba, da oltre cinquecento anni, sotto lo sguardo inclemente dei tre colossi che la sovrastano con i loro 4000 metri abbondanti di altezza, la città di Otavalo si sveglia e assume le sembianze di un’enorme piovra i cui lunghi tentacoli raggiungono e si insediano negli anfratti più nascosti, tingendoli di colori andini. Sono i colori di una tradizione che si tramanda dalla notte dei tempi quando ancora queste terre erano sconosciute al vecchio continente. Sono i colori del mercato artigianale indigeno più grande di tutto il Sud America.

Dalle aldee vicine e lontane gli Otavalos si riversano sulla piazza principale per allestire le loro vetrine. E dopo un paio d’ore di fervente attività Plaza de los Ponchos, cuore pulsante della città, cambia volto. Un labirinto di forme, colori e dimensioni differenti che si replicano di bancarella in bancarella, di venditore in venditore. Tutti, indistintamente, con indosso l’abito tradizionale. Una camicetta bianca dalle maniche in pizzo su una gonna svasata e un’eccentrica collana di perline – indice del prestigio e del potere economico – le donne; pantaloni bianchi al polpaccio sotto un poncho blu e i capelli legati in una treccia che scivola lungo le spalle gli uomini.

L’intera piazza, e tutte le sue arterie, esplodono di tessuti dai mille colori e si riempiono del suono della lingua kichwa, così gutturale e lontano dal castigliano impostosi come lingua ufficiale con i conquistadores d’oltremare.

Il mercato alimentare di Otavalo

A poche cuadras da Plaza de los Ponchos, dietro la chiesa di San Luis, c’è un altro mercato tipico dei paesi sudamericani. È il mercato alimentare che, quanto a profumi e colori, non ha nulla da invidiare al celebre fratello.

Lunghe passerelle su cui posano, come modelli, i generi alimentari più disparati. Almeno venti i tipi di patata prodotti in Ecudor. E in un paese che rispetto al continente è grande quanto una noce in un paniere, fa un certo effetto. Aromi e frutti dal nome e il sapore spesso sconosciuti fanno da contrappunto a pezzi di carne che penzolano selvaggiamente all’aria aperta causando disagio alla vista e un immenso piacere a gusto e olfatto.

Il luogo adatto in cui assaggiare la vera cucina otavaleña, ricca e intensa almeno quanto la terra che l’ha generata.

Testo e foto di Diana Facile  |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com