Svizzera. Mendrisio e la sua terra. Vino, natura, arte, archistar: il Ticino che sorprende

Mendrisio, Canton Ticino, Confederazione Elvetica. Ci sono luoghi in cui è più evidente come possano essere labili i confini, o quasi impercettibili.

Il trenino a cremagliera del Monte Generoso, dal 1890 porta i turisti sulla cima.Sali in treno a Milano e in meno di un’ora ti ritrovi ancora in Lombardia, o almeno ti sembra. Non fosse per certi particolari nell’arredo delle stazioni, o le scritte in tre lingue, ti parrebbe impossibile di trovarti in un altro Stato e, per di più, fuori dall’Unione Europea. Invece la Svizzera Italiana soprattutto qui a Mendrisio e dintorni ha tantissimo di familiare. Te ne accorgerai e lo confermerai girando in città o fra le diverse realtà locali che si svelano a poco a poco. Senza clamore, con semplicità e genuinità. Per offrire a chi si ferma invece di bypassare come tanti velocemente questa terra di contrasti, penetrata nel bene e nel male da un grande asse nord-sud d’Europa, un grappolo di bellezze e di esperienze che s’imprimono nella memoria.

Ma guarda… c’è del vino buono

Il bike tour fra le vigne, tutto in discesa: che relax…

La zona del Mendrisiotto e del Basso Ceresio (dal nome del lago anche detto “di Lugano”) è l’estremità di quella lingua che come un paradosso geopolitico s’insinua profonda sul suolo italico tra Piemonte e Lombardia. C’è pianura, ma soprattutto collina e montagne medio-basse. Dunque lo spazio per la vigna non manca. E infatti la viticoltura sa di antico, con un clima mite e quasi mediterraneo e un terreno morenico o calcareo ricco di minerali e nutrienti. Certo, parlare ad un italiano di vino svizzero può suscitare qualche perplessità. Ma da tempo è tempo di ricredersi. Come ha fatto, prove alla mano, il sottoscritto. Ci sono diverse cantine, e ognuna ha qualcosa da raccontare. Vale la pena di visitarle con calma attraverso una campagna ordinata e perfettamente accudita, con le vigne per lo più a filari che scintillano al sole.

Una buona idea allora è affidarsi a Mendrisiotto Terroir, piccolo e iperattivo Tour Operator incoming locale che organizza simpatici bike-tour enogastronomici full board: in poche parole fornisce e predispone tutto, dalla bicicletta alla guida, dai trasferimenti alle soste mangerecce. A gestire l’esperienza Carlo Crivelli e la giovane Giada Genini. Carlo si può definire profeta in patria, dato che pure lui è titolare di una storica azienda vitivinicola. Ma grazie al suo entusiasmo, al suo spirito cooperativo e al suo amore profondo per la propria terra si è guadagnato amicizia e stima dei colleghi vignerons.

Gli itinerari proposti in genere partono nel primo pomeriggio dal paesino di Corteglia, pochi chilometri a sud di Mendrisio. Prima però è usuale fare scorta di energia e calorie in un tipico “grotto”, osteria più o meno rustica, con piatti (e vini) del territorio. L’escursione è piacevole e facile, quasi tutta in discesa, su ciclabili asfaltate o piste ben percorribili, alternando zone coltivate a villaggi suggestivi. Ed è in un cortile di una vecchia casa di Coldrerio che facciamo la conoscenza di due personaggi speciali e di una storia di quelle rare: il rospo divenuto principe. I cognati Piermarco Soldini e Pierwalter Trapletti oltre a una parte del nome e la famiglia hanno sempre condiviso la passione per la viticoltura. Finalmente nel 1992, nonostante gli impegni di un altro lavoro per entrambe, hanno fondato La Piccola Vigna, azienda artigianale, nata da un hobby, ma cresciuta mantenendo lo stesso spirito e gli stessi valori, lontano da logiche commerciali. Il vino era buono, specie il tipico Merlot.

Il pluripremiato Merlot della Piccola Vigna.

E così, anche stimolati dagli estimatori, iniziarono a presentare il vino al Grand Prix du vin Suisse e al Mondial du Merlot. Nel 2017 l’exploit: medaglia d’oro al grand prix e primi fra i produttori svizzeri al mondiale. Da quel momento la Piccola (di nome e di fatto) Vigna fu presa d’assalto. Il bello è che Piermarco e Pierwalter non si sono spostati di un millimetro dalla loro filosofia. Ti accolgono con un sorriso, come un vecchio amico, e lasciano a te il giudizio. Un premio strameritato per il Merlot barricato, spontaneo e per niente artefatto, ma buoni anche gli altri della minuscola produzione.

Un mezzo di locomozione strategico per il viticoltore, che illustra la sua filosofia.

Di nuovo in sella fra i campi per guadagnare un piacevole e panoramico bersó della Tenuta Vitivinicola Trapletti. Intorno, oltre alla vite, anche piante e foglie di tabacco stese al sole. A completare la famosa triade invisa ai salutisti, con Bacco e Tabacco sul marchio della casa c’è pure una graziosa pin-up. All’ombra del pergolato assaggiamo un Merlot, il Gaìo, dalla notevole stoffa, provocati da un profumato tagliere di salumi e tome d’alpeggio. La discesa continua fino all’ultima meta, la nuovissima cantina di Carlo Crivelli, la nostra guida, ed Enrico Trapletti. Qui i cognomi più diffusi si contano sulle dita di una mano, e tanto per complicarci la vita, l’azienda si chiama Fumagalli Vini. Una sala elegante, accogliente e spaziosa, dove si tengono anche incontri sul vino, degustazioni, corsi e cene a tema, è circondata da scaffali con le migliori marche svizzere, ticinesi in primis, e di altre nazioni, con l’Italia a dominare. La cantina è infatti anche qualificata enoteca, che s’impegna alla diffusione della cultura del vino. Fumagalli Vini va oltre il Merlot. L’azienda sperimenta e vinifica tra gli altri Gamaret, Nebbiolo, Carminoir, Chasselas, Chardonnay: energie giovani per aprire nuovi orizzonti all’enologia locale.

In alto, tra fiori di pietra e secolari nevère

Mario Botta, ticinese di Mendrisio, è un archistar mondiale, ma si adopera per valorizzare la sua terra d’origine.

Il Monte Generoso è il guardiano di Mendrisio. Con i suoi 1704 metri è la montagna più alta del Ticino, seppur condivisa in parte con la provincia di Como. “Non un gran che” qualcuno penserà. Ma aspettate di raggiungere la cima e poi ne riparliamo. Intanto, come ci si arriva. Il trenino a cremagliera che parte da Capolago, dal 1890 collega la piana al monte. Il percorso in mezzo a boschi e pareti rocciose è un bijoux. Un paio di volte l’anno si può rifare con l’antico trenino a vapore, il più vecchio ancora in circolazione in Svizzera. Sulla vetta la vegetazione scompare; solo prato e una vista che ha pochi eguali in Europa. A 360 gradi lo sguardo spazia sulla corona delle Alpi Svizzere dalla Jungfrau al Gottardo e poi le catene italiane, dagli Appennini al Gran Paradiso, il Cervino, il Rosa, i laghi e verso sud l’alta Lombardia fino alle guglie del Duomo di Milano.

La prima immagine che immancabilmente cattura l’occhio è però il mirabile e straniante edificio in pietra grigia appollaiato a strapiombo sul ciglio del monte. Si tratta del Fiore di Pietra di Mario Botta, mendrisiotto, stella dell’architettura mondiale contemporanea. La forma ricorda un tulipano pronto a sbocciare. Contiene un ristorante, un self-service e sale congressi; ospita mostre, convegni, eventi e regala qualche brivido a chi sceglie i tavoli più prossimi alle grandi vetrate sospese nel nulla (astenersi sofferenti di vertigini). Il monte Generoso offre anche un osservatorio astronomico, inaugurato da Margherita Hack, e bellissimi sentieri. È perfetto per il parapendio e ambito dagli “eroi” della mountain bike. Da qui è possibile seguire diversi itinerari a piedi. Fra i più pittoreschi e interessanti quello che in mezz’ora scende alla Grotta dell’Orso, sul versante italiano, aperta al pubblico a fine anni novanta. Vi sono stati rinvenuti i resti di ben ottocento orsi, abitanti della grotta dalla preistoria a epoche più recenti: un caso davvero raro. Si può accedere solo con visite guidate da maggio a settembre. Senza vincoli stagionali, ma consigliato con il supporto degli esperti del Museo Etnografico Valle di Muggio, è il sentiero che seguendo per un tratto la cresta scende agli alpeggi e ai suggestivi agglomerati di vecchie baite in pietra, dove ancora resistono, grazie a un accorto restauro, le testimonianze di ingegnose ghiacciaie ante litteram: le nevère.

Delimitazione in pietra calcarea sul sentiero del Monte Generoso verso la Valle di Muggio

Nel primo tratto in quota si cammina un piede qua e l’altro là proprio a cavallo del confine, e gettando l’occhio in basso si può vedere chiaramente l’italica Valle d’Intelvi. Questa e più oltre, per un buon perimetro della regione, era tutta zona di contrabbando. Gli spalloni trasportavano immense bricolle, d’inverno immersi nella neve, e quasi sempre di notte per sfuggire ai doganieri. Noi invece, con bagaglio leggero, camminiamo in mezzo ai prati e ci fermiamo nelle piccole baite, accarezzati dal vento. Fra gli edifici a pianta quadrata e tetti in beola, la pietra calcarea a scaglie della montagna, spiccano delle basse torri circolari in sasso. In genere vi si accede da una porta in legno e si arriva sul fondo, ben sotto il livello del suolo, tramite una ripida scala a chiocciola. L’unica altra apertura è una finestrella verso il tetto. Le nevère erano usate d’estate dai montanari per conservare il latte e il burro al fresco. Nei mesi di febbraio o marzo la neve veniva scaricata all’interno dell’edificio dalla bocca di carico e poi spianata e compressa fino ad arrivare quasi alla porta d’ingresso, quindi coperta con uno strato isolante di trucioli e rami.

Le nevère, ingegnose ghiacciaie in sasso e tetto in beola, tipiche degli alpeggi nell’alta Valle di Muggio

Queste celle frigorifere artigianali sono state utilizzate ancora fino alla seconda metà del secolo scorso. Oggi si può visitare la nevèra dell’Alpe Génor Caseret, perfettamente recuperata, contattando il museo etnografico. Il versante sud del Monte Generoso ci accompagna nella stretta e verdissima Valle di Muggio. Seguendo le acque scroscianti del torrente Breggia si raggiunge il Mulino di Bruzella. Le prime notizie di un mulino in questo punto risalgono al XIII secolo. La ruota ad acqua e tutti i meccanismi funzionano perfettamente, sotto la supervisione di Irene Petraglio, simpaticissima mugnaia che con Giuseppe Bernasconi gestisce l’impianto. Il mulino produce ottima farina per polenta, macinata a pietra, se si è fortunati anche di una rara e preziosa varietà a chicco rosso. Il fascino di questo luogo fermo nel tempo è arricchito da una mostra sulle macchine idrauliche del Breggia e da varie curiosità, come la collezione di trappole per topi, uno dei flagelli più temuti da ogni mugnaio. La valle di Muggio è una piccola miniera di rarità. Qui infatti si produce il quasi introvabile formaggio Zincarlìn, presidio Slow Food, a base di latte vaccino e caprino. Le minuscole forme a “tazza capovolta” maturano almeno due mesi in cantine seminterrate: da provare assolutamente.

La ruota del mulino di Bruzella, tuttora attivo, azionata dalle acque del torrente Breggia.

Lo scultore degli uomini illustri, la montagna fossile e la città

Originale in gesso del Napoleone Morente, opera famosissima di Vincenzo Vela esposta a Versailles.

Ci troviamo di fronte ad una magnifica villa, appena fuori dall’abitato del grazioso borgo di Ligornetto. Venne fatta costruire negli anni 1862-65 da Vincenzo Vela, fra i massimi scultori europei del XIX secolo, su progetto di Cipriano Ajmetti, architetto della Corte Sabauda di Torino. L’edificio fu concepito dal Vela per svolgere una triplice funzione: residenza privata, atelier di lavoro e museo privato che raggruppasse i modelli originali in gesso delle proprie opere. Il Museo Vincenzo Vela è un luogo davvero interessante, illuminante, a modo suo straordinario. Perché racconta la storia di un grande artista, ma anche di un grande uomo e ci conferma quanto nel corso del tempo i destini di questa terra e d’Italia si siano incrociati per mano di personaggi carismatici, idealisti, generosi. Di umili origini e dapprima semplice scalpellino, Vincenzo Vela si formò a Milano mettendo in luce nel giro di pochi anni tutto il suo talento di scultore. Ma intanto maturavano in lui sentimenti di solidarietà verso i popoli oppressi fino a impegnarsi personalmente combattendo nei moti risorgimentali contro gli austriaci. Venne anche costretto all’esilio a Torino, nel 1852, accolto benevolmente dagli ambienti liberali. La sua arte trovò credito e successo crescente. Già riconosciuto capofila della scuola naturalista dopo la presentazione dello Spartaco all’accademia di Brera, raggiunge l’apice all’Esposizione Internazionale di Parigi nel 1867 con Gli ultimi momenti di Napoleone I, oggi conservato a Versailles. Negli spazi del museo, magistralmente rinnovati dal prolifico e onnipresente Mario Botta, la collezione dei gessi originali incanta e provoca giustificati effetti déjà vu. I visi di Cavour, Garibaldi, Mazzini e tanti personaggi illustri così come le raffigurazioni di giovani donne, bimbi, animali, eroi mitologici, suonano familiari, e infatti ornano in diversi casi palazzi nobiliari e piazze delle nostre città. Il museo ospita anche mostre temporanee e promuove iniziative in campo artistico. I bei giardini della villa meritano una visita approfondita, con diverse specie botaniche rare.

Museo Vincenzo Vela. Busti di uomini illustri del Risorgimento italiano.

Il mare sul monte san Giorgio

Quando si diceva terra sorprendente, non si esagerava. Nel Mendrisiotto si trova una testimonianza interessantissima di come fosse il mondo 240 milioni d’anni fa, con le primordiali forme di vita presenti nel mare della Tetide. Il Monte San Giorgio, affacciato sul lago Ceresio, è una miniera di fossili unici che risalgono a quelle epoche lontanissime e per questo è stato inserito fra i Patrimoni Mondiali dell’umanità UNESCO. Se non fosse possibile averne prova visitando il Museo dei Fossili a Meride (peraltro ristrutturato e ampliato recentemente da… Mario Botta, ça va sans dire) sarebbe difficile credere che su questo ameno crinale ricoperto di boschi un tempo vi era un mare, abitato da creature fantastiche.

Mendrisio storica: la parte antica

Mercato dell’antiquariato e dell’usato nel centro di Mendrisio. Curiosità per grandi e bambini.

Dopo aver scorrazzato per i dintorni vale la pena di visitare la parte antica di Mendrisio, fra chiese arricchite da stucchi e affreschi e antichi palazzi, per lo più ottocenteschi. Il centro si anima particolarmente durante le processioni della Settimana Santa e in settembre in occasione della Sagra del Borgo. Si passeggia volentieri nella zona pedonale partendo dalla Piazza del Ponte caratterizzata dall’imponente chiesa dei Santi Cosma e Damiano, una costruzione d’ispirazione neoclassica, opera dell’architetto Luigi Fontana. La vicina torre medievale risale al XIII secolo e testimonia la presenza di uno dei tre castelli che un tempo fortificavano la città. Nella rete di vie e viuzze e piazzette del centro vengono spesso organizzate iniziative, come il mercato antiquario e dell’usato, molto ampio e con alcuni pezzi di notevole interesse.  Con qualche passo in più si raggiunge la pittoresca Via delle Cantine, addossata alle falde del Monte Generoso. Da secoli gli abitanti dispongono in questa parte della città di cantine che sfruttano l’aria fresca che scende attraverso le rocce carsiche della montagna per mantenere la giusta temperatura. La maggior parte è a uso privato, ma vi si trovano anche alcuni ristoranti caratteristici dove si possono gustare le specialità ticinesi e gli ottimi vini della regione. E qui il cerchio si chiude: quale migliore finale per dare l’arrivederci a questo angolo di Svizzera così fuori dai cliché? Alla salute!

Informazioni

Mangiare & Dormire: Nel Mendrisiotto e Basso Ceresio la ristorazione tipica si regge storicamente sui “grotti”, locali dove è possibile degustare la cucina della tradizione in un ambiente conviviale e informale. Eccone tre che meritano una sosta.

Crotto – Ristorante dei Tigli ,Viale Attilio Tarchini, 53, 6828 – Balerna

Ben arredato e accogliente, con il bel tempo vale la pena di mangiare nel delizioso e ombreggiato giardino.  Cucina locale e lombarda, con variazioni secondo l’estro dello chef. Da non perdere in stagione i funghi e i piatti con i formaggi ticinesi. Cantina ragguardevole.

Grotto Bundi, Via alle Cantine, 24, 6850 – Mendrisio

Sulla famosa strada delle pittoresche cantine addossate al Monte Generoso. Si mangia volentieri all’aperto, con un servizio cordiale. Vanno forte la polenta, in diverse varianti, e il coniglio. Gradevole anche il vino sfuso, servito volendo nel tradizionale “tazzino” in ceramica.

Grotto Pojana, Via Poiana, 63, 6826 – Riva San Vitale

Proprio di fronte al lago, allo storico grotto di un tempo si è aggiunta una parte più recente, ma ben integrata e gradevole. Ottime terrine e buon pesce di lago, in particolare persico e luccioperca, carne alla griglia, comprese le tipiche salamette.

Hotel Coronado,Via F. Borromini, 10, 6850 – Mendrisio

L’aspetto moderno e un tantino anonimo non tragga in inganno. Un quattro stelle elegante e confortevole, anche sede di convention e congressi, con camere perfettamente arredate e un servizio impeccabile. E pure una ristorazione sorprendente, grazie a talentuosi chef, capaci d’inventare ma abili nel selezionare con cura i migliori ingredienti. Cantina d’alto livello.

B&B  BonagaCasa Beretta,Via A. Rinaldi, 29, 6864 – Arzo

Una casa in stile liberty immersa in un grande parco situata sulle colline di Mendrisio, a due passi dagli scavi paleontologici del Monte San Giorgio. Al piano mansardato ci sono 2 piccole camere e un grande soggiorno a disposizione. Al primo piano una camera spaziosa in un bell’appartamento.

Link utili

Ticino Turismo

Mendrisiotto e Basso Ceresio

di Gianfranco Podestà|Riproduzione riservata ©Latitudeslife.com

Visto che sei arrivato qui…

... abbiamo un piccolo favore da chiederti. Molte persone stanno leggendo Latitudes mentre le entrate pubblicitarie attraverso i media stanno calando rapidamente. Vogliamo che il nostro giornalismo rimanga accessibile al nostro pubblico globale. I contributi dei nostri lettori ci consentono di mantenere questa apertura, in modo che tutti possano accedere a informazioni e analisi accurate ed indipendenti. Il giornalismo di approfondimento di Latitudes necessita di tempo, denaro e duro lavoro per produrlo. Ma lo facciamo perché crediamo che la nostra prospettiva sia importante, perché potrebbe anche essere la vostra prospettiva.

Se tutti quelli che leggono i nostri articoli aiutassero a sostenere la nostra attività, il nostro futuro sarebbe molto più sicuro. Per un minimo di € 1, puoi supportare Latitudes e richiede solo un minuto. Grazie.