“Il Giappone non esiste?” Al Mudec di Milano sì.

Apre al Museo delle Culture a Milano il progetto espositivo “Oriente Mudec”, con due mostre che raccontano gli scambi culturali reciproci tra Europa e Giappone. Al contrario di quello che scriveva Oscar Wilde ne “La decadenza della menzogna” il Giappone esiste e la cultura orientale ha influenzato notevolmente quella occidentale.

Oriente Mudec a Milano ©Photo Eugenio Bersani

Oriente e orientarsi hanno la stessa etimologia: e così proprio dall’Oriente – e dal Giappone in particolare– si può partire per orientarsi nei fenomeni culturali europei. Queste le parole dell’Assessore alla Cultura Filippo Del Corno, per inaugurare le mostre che, fino al 2 febbraio 2020, racconteranno i reciproci scambi tra Giappone ed Europa (Italia e Francia in particolare) attraverso il tempo, nell’incontro culturale tra due mondi.

A Milano il Mudec non è solo uno scrigno che custodisce opere d’arte, ma un centro di ricerca attivo che produce consapevolezza nei visitatori. Come in questo progetto, per far conoscere i fenomeni legati al giapponismo, l’influenza artistica (e non solo) dell’arte giapponese sull’Europa. Questa influenza –sottolinea Flemming Friborg, curatore della mostra “Impressioni d’Oriente” – non è a senso unico: in Giappone infatti si è potuta osservare, negli stessi anni (parliamo della seconda metà dell’Ottocento e degli inizi del Novecento) un’influenza occidentalista. Ma i fenomeni spaziano in molte direzioni, e le mostre tentano di presentarli tutti: dalla prospettiva di un giapponismo non limitato soltanto all’élite a quella dell’espansione del fenomeno stesso in Italia.

Oriente Mudec a Milano ©Photo Eugenio Bersani

Nella “Decadenza della menzogna” Oscar Wilde asseriva che il Giappone non esiste: si riferiva a ciò che l’arte giapponese mostrava; lo scrittore tentava così di differenziare la narrazione artistica dei pittori orientali dalla realtà del Giappone. E questo è ciò che cercano di fare anche le due mostre; e valorizzano allo stesso tempo opere di provenienza asiatica e opere provenienti dall’Italia e dall’Europa, pregne di un gusto orientato verso il Giappone.

Le fantasie esotiche e le influenze reciproche in Impressioni d’Oriente

Oriente Mudec a Milano ©Photo Eugenio Bersani

Questa mostra, curata da Flemming Friborg e Paola Zatti, delinea lo sviluppo del gusto orientato verso il Giappone che permeò la cultura artistica europea tra Ottocento e Novecento, attraverso 4 sezioni che si concentrano su altrettante sfumature del giapponismo: la prima sezione riguarda il rapporto (sottolineato dalle parole di Wilde) tra il Giappone reale e le immagini artistiche che arrivano in Europa, impregnate di fantasie esotiche.

La seconda sezione mostra le influenze non solo artistiche, ma anche tecniche, che le stampe e gli oggetti provenienti dal Giappone hanno ispirato nei confronti del Modernismo europeo. Si comprende così che il giapponismo non fu solo una moda, ma un passo avanti verso la modernità.

Sul “doppio senso” dello scambio culturale si focalizza la terza sezione: mentre il giapponismo permeava l’Europa, in oriente artisti come Hokusai o Hiroshige sognavano l’arte occidentale, e ne venivano influenzati.

Nella quarta ed ultima sezione si può ammirare uno scorcio del giapponismo italiano, con opere di artisti che hanno potuto toccare il Giappone con mano, come Giuseppe De Nittis e Giovanni Segantini, e collezionisti che hanno portato in Italia autentici capolavori dall’estremo Oriente, come Enrico Cernuschi e Giuseppe Primoli.

Quando il Giappone scoprì l’Italia: le storie degli incontri tra due mondi

Oriente Mudec a Milano ©Photo Eugenio Bersani

È un racconto, anzi un insieme di racconti, ciò che questa esposizione tenta di restituire. Episodi che appartengono alla Storia, e che determinarono e caratterizzarono l’incontro tra i due mondi. I momenti storici in particolare sono due: il primo momento riguarda l’epopea di quattro giovani principi giapponesi che, nell’epoca dell’espansione delle missioni gesuite fin nell’estremo Oriente, spinti da alcuni frati missionari intraprendono un lunghissimo viaggio verso l’Italia. È la fine del ‘500, e in Europa il concetto di “Giappone” è incredibilmente vago e astratto; tutta la letteratura orientalista disponibile era Il Milione di Marco Polo.

E così, grazie alla prima missione diplomatica giapponese in Europa, i quattro ambasciatori giapponesi hanno il primo contatto con gli europei, e in particolare con gli italiani. Visitano Milano e poi Venezia, dove uno dei principi, Ito Mancio, viene ritratto probabilmente da Domenico Tintoretto. È proprio quest’opera il fulcro della prima parte della mostra.

Il secondo periodo storico (e la seconda sezione della mostra) è quello durante il quale vive Giovanni Battista Lucini Passalacqua: è la seconda metà dell’Ottocento, e il Giappone, dopo aver applicato per due secoli una politica di isolamento, si sta riaprendo verso il mondo. Così l’Italia ritrova un interesse (mai del tutto sopito) verso l’arte giapponese, e il Conte Passalacqua ne è un esempio: nel 1871-72 compie un giro del mondo e, passando dal Giappone, raccoglie un numero di oggetti tale e di tale qualità da poterne creare, pochi anni dopo, un museo, che verrà acquisito dal comune di Milano dopo la morte del Conte. Questi oggetti sono oggi esposti al Mudec, per poterli ammirare e per poter rendersi conto di come poteva essere una collazione giapponese in Italia.

Informazioni

Per “Impressioni d’Oriente: arte e collezionismo tra Europa e Giappone”, puoi visitare il sito dell’esposizione.

Questo è il sito della mostra “Quando il Giappone scoprì l’Italia. Storie di incontri”.

A cura di Stefano Ghetti|Riproduzione riservata ©Latitudeslife.com

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