Dove Asini e Uomini corrono insieme

Tra le colline dell’Astigiano e del Monferrato c’è un piccolo centro che si chiama Cocconato; in dialetto piemontese fa Cucunà e in quello monferrino Cucnà. Ha un bel palazzo municipale in stile tardo gotico che risale al XV secolo e la chiesa parrocchiale è di poco più “giovane”: del Seicento. Nel medioevo la famiglia manfredinga (di origine franca) dei Radicati era la più in vista del paese che a sua volta è stato sede di un feudo imperiale sino all’anno 1586. Oggi Cocconato, dopo aver fatto parte per alcuni secoli della diocesi di Vercelli, appartiene a quella di Casale Monferrato. Vie e piazze del paese sono in morbido saliscendi e rappresentano il teatro ideale per una manifestazione che ogni anno richiama nel piccolo comune una vera folla di curiosi e appassionati; è qui infatti che si corre il Palio degli Asini. Per chi ama gli animali, va detto subito che gli abitanti di Cocconato sono i primi a non sottoporre a sforzi eccessivi i simpatici e talvolta dolcissimi quadrupedi. La storia ci dice che queste bestie dalle lunghe orecchie non sempre se la sono passata bene: animali da soma, spesso maltrattati, bastonati e per di più giudicati non intelligenti, capaci solo di ragliare e impuntarsi, testardi ad ogni sollecitazione. Qui a Cocconato gli asini ogni anno hanno la loro rivincita, poiché corrono liberamente sui famosi saliscendi, unicamente “accompagnati” da due uomini: uno regge una cavezza per guidare l’animale, l’altro gli corre alle terga incitandolo e spingendolo, se necessario. Non è improbabile che il più fortunato e il più veloce degli asini che vince il Palio, venga sommerso dagli abbracci dei compagni di corsa e degli altri contradaioli; proprio come avviene per i cavalli (con fantino o scossi) che vincono il Palio di Siena.

È anche ora di rendere giustizia a questo animale così bistrattato! Linnaeus lo ha classificato come Equus africanus asinus, definizione che ne attesta la nobiltà sia per l’equiparazione al cavallo sia per la  provenienza geografica; in italiano ha altri nomi: somaro, termine che a sua volta proviene dalla parola latina volgare del XIV secolo saumarius, portatore di soma; poi c’è il ciuco, voce di quasi certa origine onomatopeica. Entrambe vengono impiegate per definire uno studente svogliato, un individuo ignorante, una persona refrattaria ad ogni insegnamento e via di questo passo; cosa c’entra dunque il povero animale? L’asino è un animale intraprendente e sessualmente molto attivo, al punto che diventa un mulo se il papà ha scelto una giumenta come partner, oppure un bardotto se la mamma ha preferito accoppiarsi con un cavallo; peccato che nei due casi non possa a sua volta generare eredi. In ogni caso, asini, bardotti o muli, saranno animali docili, forti, resistenti e anche teneri, se pensiamo alle ceste che questi animali reggono negli alpeggi, occupate dagli agnellini appena nati e non in grado ancora di affrontare una transumanza. Poi ci sono gli asini divenuti celebri, come l’asino di Buridano, quello d’oro di Apuleio; oppure come l’asinello del Presepe, quello dei Musicanti di Brema o il famoso Lucignolo, compagno di scorribande di Pinocchio. In campo sportivo è la mascotte del Napoli Calcio e in ambito politico è il simbolo popolare del Partito Democratico degli Stati Uniti d’America.

Ma torniamo al Palio degli Asini di Cocconato. Ha luogo ogni anno nella quarta domenica del mese di Settembre (quindi domenica 22) ed è organizzato dall’anno 1970; come dire 50 anni di vita. La competizione è preceduta da una colorata e partecipata rivisitazione storica di una fiera medievale, con scene di vita del tempo, mercati, artigiani e giochi vari, nel rispetto di regole e cadenze proprie di quell’epoca lontana. Banditi rumori e motori, le vie e le piazze risuonano di musiche rinascimentali; non mancano saltimbanchi, maghi, cartomanti e mangiafuoco che si esibiscono con grande impegno per la gioia dei visitatori. Il Capitano del Palio è il “sovrano” assoluto della manifestazione; a lui spetta il giudizio dei vari borghi in gara: un tempo una decina, ora ridotti a sette. Il circuito della gara è una specie di visita veloce del paese dal percorso ovale: parte da piazza Giordano verso est, prosegue per via Mazzini, piazza Cavour e si conclude di nuovo in piazza Giordano. Inutile aggiungere che il tifo è infernale. Al vincitore del Palio – asino più due “umani” – spetta l’ambito drappo che per un anno intero affiancherà il gonfalone del borgo vincitore, drappo che verrà rimesso in gioco nella manifestazione dell’anno dopo. Il borgo che al contrario arriva ultimo, dovrà accontentarsi della saracca (acciuga) che comporta un preciso impegno per l’anno dopo: offrire a tutti i rappresentanti degli altri borghi un banchetto a base (appunto) di saracche.

Libertas Dicendi n°227 del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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