Gatto per sempre. Amor di miao

Pochi giorni fa (8 agosto) si è celebrato il World Cat Day; tradotto in inglese per principianti: Giornata Mondiale del Gatto. Ogni gatto o gatta, per esperienza diretta o per sentito dire, è titolare di una infinita varietà d’abitudini: la mia gatta, mentre scrivevo, era abituata ad accoccolarsi – previa discreta scalata dalla pancia al busto alle spalle – sul mio collo, a guisa di calda sciarpetta pelosa e lì rimaneva fino a quando il calore mi diveniva insopportabile. So di amici e amiche che combattono tenacemente con i loro gatti ogni volta che usano il computer, perché il felino zampetta felice sulla tastiera; in altri casi mi è stato detto di padroni o padrone che rinunciano all’uso del bidet perché il loro gatto vi dorme d’abitudine, oppure di una ragazza che andava in giro per Milano col suo gattino sistemato nel cappuccio del montgomery (altri tempi!) e il gatto seguiva le lezioni all’università rimanendo tranquillo accanto alla padroncina; non ho mai saputo se alla fine si sia laureato. I gatti in buona salute sono anche saltimbanchi e giocolieri, come la mia già citata gatta che aveva la vocazione dell’effimero: proiettando delle ombre sui muri, compiva balzi prodigiosi incrociando veloce le zampette anteriori per “acchiappare” ciò che vedeva. Sono migliaia, milioni i gatti che abbinano la propria esistenza a quella degli umani; da sempre e nel futuro compagni deliziosi e intelligenti, veri e propri regolatori al ribasso degli altalenanti isterismi dell’uomo.

Dagli elenchi dettagliati delle razze feline esistenti (circa una cinquantina, riconosciute con certificazioni) sappiamo che gli uomini e le donne non sanno fare a meno della compagnia di un gatto o di una gatta. Fra le razze che più bazzicano dalle nostre parti, riconosciamo il gatto europeo (pura razza bastarda) i gatti a pelo corto, semi lungo, lungo o senza pelo (nudi); il soriano (gatto meticcio) il certosino, il siamese, quello d’angora d’origine turca, il persiano. Libertas Dicendi si è già occupata di gatti (nel 2017) ma erano gatti milanesi che parlavano milanese per mezzo di poeti o scrittori che li avevano decantati impiegando, appunto, la lingua meneghina. Da quanto Linnaeus (1758) lo ha battezzato come Felis Silvestris Catus, il gatto ha compiuto passi enormi in “società”. Noti nell’antico Egitto, in Grecia, hanno spiccato il volo della diffusione in Europa grazie ai Romani, che li adoravano. Anche nelle genti che praticano l’Islam i gatti sono popolari: sia perché erano molto graditi a Maometto – si dice salvato dalla sua gatta Muezza dal morso di un serpente – sia perché giudicati dal profeta prodigiosi nella loro capacità di cadere posizionati sempre sulle quattro zampe. Grossi problemi per il gatto, al contrario, nel controverso periodo del Medioevo; i gatti neri erano considerati animali del diavolo e delle streghe e quindi venivano perseguitati, torturati, uccisi. Poi, con il Rinascimento, il gatto viene rivalutato e rispettato; ma solo per l’egoismo degli umani, che lo “sfruttano” per la caccia ai roditori.

Per finire, alcune caratteristiche e piccole curiosità che riguardano il gatto. Assodato che nel IV secolo d.C. si chiamava cattus, ecco ora alcune notiziole sull’animale coi baffi. Si dice: “ha la vista di un gatto”; pare invece che siano piuttosto miopi, hanno cioè difficoltà ad individuare oggetti molto distanti; controversa anche la capacità di percepire i colori, dato che sono un po’ daltonici: confondono il bianco col giallo e – soprattutto – il verde col rosso. Formidabile è al contrario il naso del gatto: possiede circa 200 milioni di terminazioni olfattive (molte più del cane!) e dell’essere umano (circa 5 milioni). Se date a un gatto cibo avariato, siate certi che lo rifiuterà sdegnato e in seguito vi farà qualche dispetto. Caratteristica comune ai mici è il possesso del territorio; in genere cinque chilometri attorno al luogo in cui vivono (gatti di campagna); molto meno quando è un gatto d’appartamento. Siccome “segnano la loro zona” anche in città (specie se sono in amore) tendono a marcarla con deiezioni…odorose! Ci sono infine i miagolii, le fusa, tutte manifestazioni che continuano a sorprenderci ma che sono nella natura del gatto. Il miagolio c’è quando sono alla ricerca di un compagno o di una compagna; se il gatto soffia o ringhia, va da sé, è meglio stargli alla larga. Le fusa: il gatto è dormiglione (dalle 12 alle 16 ore di sonno le sue esigenze); se lo si accarezza, bisogna farlo con moderazione, perché anche i peli hanno terminazioni nervose e sono ultrasensibili; il miagolio prolungato è perché vuole qualcosa (cibo, per esempio); quelli brevi e ripetuti – con le fusa –è perché gradisce il compagno o la compagna a due gambe.

Libertas Dicendi n°224 del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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