Un anno in barcastop

Parti come sei, parti e basta.

Le vuoi bene fin dalle prime pagine del libro. Vorresti essere sua amica così da poterla invitare per un caffè e chiederle di raccontarti da capo la sua avventura attraverso tre oceani, di nuovo e di nuovo, nel suo stile diretto, onesto, ma anche sensibile e a tratti quasi nostalgico. Erica Giopp, originaria di Pieve di Cadore, “lanciatrice di coriandoli” e con “il sangue misto a grappa”, a ventisei anni decide di mollare tutto e di percorrere 17 mila miglia in barca a vela: parte da Cartagena, per arrivare poi a Saint Martin nei Caraibi, dove fa un primo scalo prima di salire a bordo di un’altra imbarcazione che la porterà a Cuba, a Panama, alle Galapagos e poi ancora via verso Tahiti, l’Australia e Bali.

Erica parte perché bisogna partire e basta, non importa perché: in fondo le motivazioni che spingono ad un viaggio possono variare da persona a persona, e da momento della vita a momento. Cambiano anche da avventura ad avventura. Bisogna andare comunque, salpare senza fare gli eroi e rimanendo sempre in accordo con sé stessi. A differenza di altri che hanno fatto una scelta di questa portata e potenza, però, Erica Giopp non condisce il racconto con elementi di filosofie new-age o di scoperte pseudo-spirituali.Ti dice tutto quello che devi sapere se vuoi partire in barcastop: condivide il bello, il brutto e l’incredibile di questo modo di attraversare il mondo che prevede il baratto di un passaggio in cambio di servizi da prestare a bordo. Si tratta di una modalità di viaggio abbastanza diffusa in alcuni paesi occidentali, in primis in Polonia, ma davvero poco conosciuta in Italia, dove si è forse più inclini a viaggiare in maniera più comoda.

barca-a-.vela-navigandoNei suoi racconti, Erica esprime imperfezioni straordinariamente familiari, che accomunano il viaggio alla vita: i suoi oceani sono fatti di tramonti che ti lacerano il cuore, di vomitate atlantiche, di cellulite, di nudismo, di libertà mentale e fisica, di capitani coraggiosi e di altri che non si fidano di internet per le previsioni metereologiche e preferiscono invece affidarsi ad una chiamata a casa per controllare il cielo sulla rotta.

Di questo splendido libro, rimangono nel cuore soprattutto i compagni di viaggio di Erica: parlano poco ma sanno ascoltare e così diventano lo specchio dentro a cui la scrittrice si osserva e si mette a nudo nei mesi di navigazione. Con alcuni, inoltre, si crea un legame che non si può racchiudere in una parola sola. E allora, ecco che l’autrice ne crea una ex-novo: con questi compagni di onda insostituibili, nasce l’SNBGR, un sentimento più forte dell’amore, più denso dell’amicizia, più morboso della consanguineità”. “Un anno in barcastop” è infatti anche il libro dell’anarchia linguistica: in uno dei capitoli più divertenti del libro, “sconsigliato a latinisti, asmatici e madrelingua inglesi”, Erica Giopp ammette che i suoi dodici mesi in barcastop le hanno regalato la padronanza di un idioma che è la concentrazione di tutte le migliori parole di tutte le linguee in cui si creano espressioni che non esistono. Attraverso questa lingua franca, tramite errori e conversazioni al limite del coraggio grammaticale, è riuscita a comunicare con chiunque e comprendere così il mondo di tutti.

Libro: Un anno in barcastop di Alpine Studio – Autore: Erica Giopp

Testo di Vanessa Marenco  |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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