Tervetuloa Helsinkiin!

Benvenuti a Helsinki! I finlandesi formano un tutt’uno con la loro terra; da questa assorbono vitalità e forza, positività che vengono ricambiate con assoluta fedeltà e riconoscenza, rese a tutti visibili dalla concretezza dei fatti, dalla consapevolezza di avere il diritto e l’obbligo di conservare nel tempo questi valori, vero marchio di fabbrica di chi vive a queste latitudini. Se poi i finlandesi in questione sono quelli di Helsinki, oltre a formulare il “benvenuto” di rito nella loro non facile lingua, il panorama complessivo si colora di nuovi e stimolanti motivi d’interesse, proprio attingendo da altri vissuti in un recente passato. Per esempio: il monumento che i finlandesi hanno dedicato a Jean Sibelius, compositore europeo tra i più noti e vera gloria nazionale, sorge nell’omonimo parco, vicino al mare. “Vicino al mare”, se ci si riferisce a Helsinki, è puro eufemismo; la capitale finlandese vive in perfetta simbiosi con le acque del suo golfo. Il mare sembra lago quando lo si incontra all’interno, fra vie, moli e ponticelli che tagliano piccoli fiordi tranquilli abitati da anatre, gabbiani e voracissimi minuti passerotti. Il falso lago ridiventa mare quando si apre in ampie porzioni di acque quiete perché protette, al largo, da miriadi di isole, piccole e grandi. Il monumento a Sibelius, artista che con le sue sinfonie ha interpretato l’anima e gli umori dei suoi connazionali, richiama alla mente le grandi canne di un organo che sembrano (anche) una foresta pietrificata della Carelia. Gli enormi tubi metallici, saldati l’uno all’altro a formare un insieme di notevole impatto emotivo, sono opera della scultrice Eila Hiltunen e sono stati posti nel parco nel 1967. Qualcuno, all’epoca, obiettò come l’effigie del musicista fosse del tutto assente dal monumento e la Hiltunen vi pose rimedio mettendo il volto di Sibelius su una roccia prossima a quella antichissima e tondeggiante che sostiene l’imponente opera scultorea, del peso di ventiquattro tonnellate. Tutt’attorno, alberi veri e prati verdissimi scolpiti, loro, dalla natura e dai venti del nord.

Chissà quante migliaia di anni fa, le terre finniche sono nate da ghiacciai di proporzioni bibliche: quelli prossimi al Polo che oggi, purtroppo, tendono a sciogliersi. Solo così si spiega il panorama incredibilmente ricco di acque che contraddistingue la Finlandia. Al posto dei ghiacci, acqua, dunque; e a ricoprire lo zoccolo roccioso più antico della terra, una varietà di erbe e di piante che rappresenta la vera ricchezza della nazione; una ricchezza che è in primo luogo spirituale e solo dopo “anche” materiale. Togliete a un finlandese la foresta e si sentirà nudo, in ogni senso. Mi è stato spiegato che per un finnico la foresta è “un’entità multi dimensionale che comprende antiche credenze, folclore e vita moderna”. Ad ogni modo non viene mai meno, in ogni cittadino finlandese, quel rapporto istintivo e insieme misterioso che lo lega fin dalla prima infanzia – ed è un amore che durerà tutta la vita – al verde intenso dei suoi boschi, al grigio-azzurro cangiante dei suoi laghi.

I finlandesi, specie quelli della capitale, vanno matti per i mercatini. Ce ne sono un po’ dappertutto, in particolare con la bella stagione, che da queste parti non dura a lungo. In una grande piazza prossima al porto, sono allineate decine di bancarelle che offrono di tutto: giochini di plastica e legno anni-cinquanta, tessuti, oggetti d’uso domestico, vasi e bicchieri di vetro, teli colorati e foulard, scarpe e scarpine per bambini, più oggetti vari d’antiquariato perlomeno dubbio. La mia attenzione è però attratta da una bancarella (e dalla proprietaria che la gestisce) che offre una gamma infinita di spille, medaglie, monete, quasi tutte di provenienza ex Unione Sovietica. San Pietroburgo non è poi così lontana e il “rifornimento” – spiega la donna minuta in un ottimo inglese – è operazione semplice ed efficace. Indossa, la donnina, una specie di palandrana leggera color senape spenta, guanti di lana che le lasciano scoperte le dita, una sciarpa di tulle color cremisi e un berretto floscio dal colore indefinibile; fuma in continuazione e quando ride mostra una bocca di denti cariati e spezzettati. Venditrice ambulante non è il suo mestiere; è infatti un’attrice che recita in Finlandia e in Russia con una compagnia di dilettanti che si sposta di qua e di là, a seconda degli occasionali ingaggi. Tra un viaggio e l’altro, raccoglie oggettini ricordo che mette in vendita a Helsinki. Compero due medagliette color rosso fuoco, che al centro hanno la testa pelata di Lenin, questa di un bel giallo-oro, con le scritte in caratteri cirillici. Ho pensato che fosse un omaggio dovuto al grande Orso Russo, non più nemico storico della vicina Finlandia.

Libertas Dicendi n°221 del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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