Ladakh, tra le meraviglie della strada di ghiaccio

Il Ladakh si trova  a ridosso del Tibet cinese, in una terra aspramente contesa da India e Pakistan, un’avventura d’altri tempi: la risalita invernale del fiume Zanskar, sulle tracce delle antiche vie di comunicazione

Tra gli angoli più remoti della terra, dove la vita scorre lenta tra i piccoli villaggi di montagna e le alte vette Himalayane, il Ladakh, nel nord dell’India, è sicuramente uno di quei luoghi magici e autentici che caratterizzano il subcontinente. Una regione situata a pochi chilometri dal confine con il Tibet (e da qui il soprannome di Piccolo Tibet), dove cielo e terra diventano una cosa sola, oltre la sconfinata natura selvaggia e dove purtroppo la sopravvivenza delle popolazioni locali è messa a dura prova a causa dei continui cambiamenti climatici.

Il Piccolo Tibet

Così è conosciuta questa regione situata a 3500m di altitudine; Leh è la cittadina principale e conta circa  10.000 abitanti. Il piccolo aeroporto militare è l’ingresso principale per questo angolo di mondo; essendo una zona a rischio, i passeggeri in arrivo sono sottoposti a controlli serrati da parte dell’esercito indiano, prima di potersi abbandonare all’aria gelida e rarefatta d’alta quota. Il Palazzo Reale, che sembra una miniatura del Potala di Lhasa, sovrasta l’intera cittadina, arroccato su una montagna; camminando per le piccole stradine del centro, tra il mercatino ricco di accessori per le escursioni himalayane e i diversi bistrot che oltre ad un pasto caldo offrono un rifugio dal vento gelido del nord, si avverte fin da subito una netta differenza con il resto del subcontinente, sia per la fisionomia della popolazione locale, molti dei quali di discendenza mongola, sia per la fede religiosa, maggiormente di carattere buddista, anche se la presenza di una minoranza musulmana sembra essere ben integrata nella piccola cittadina. Subito fuori Leh, la strada che porta a Srinagar – altro centro importante dello stato, vicino al confine col Pakistan e luogo di scontri frequenti tra l’esercito indiano e quello pachistano, per la rivendicazione del territorio in seguito alla suddivisione avvenuta nel 1947 – regala panorami straordinari e sfumature di azzurro sul cielo infinito. La strada per il paradiso passa sicuramente da qui.

Il Chadar Trek

All’interno del Ladakh, si trova la sub regione dello Zanskar, caratterizzata da una serie di monasteri sparsi su tutto il territorio e dall’omonimo fiume che da il nome alla regione. Le temperature sono sempre sotto lo zero, ma dalla fine di gennaio le temperature precipitano, toccando anche imeno 30°C; le acque del fiume tendono a rallentare il loro corso, fino a creare una vera e propria strada di ghiaccio. Questa via di collegamento permetteva in passato ai monaci tibetani e non solo, di risalire il fiume su profonde lastre di ghiaccio, per raggiungere i diversi villaggi sparsi tra le montagne. Con il passare del tempo e l’aumento delle temperature a causa del riscaldamento globale, questa antica via che si estendeva per un percorso di quasi 100km si è ridotto ormai a poche decine, tant’è che il governo indiano ha permesso la costruzione di una strada parallela al fiume, agevolando le esigenze di tutti i giorni delle piccole popolazioni locali, come per esempio per raggiungere una scuola o visitare un medico. L’obiettivo della spedizione è stato dunque quello di percorrere il Chadar Trek, la strada di ghiaccio che si forma sul letto del fiume Zanskar, in pieno inverno, completamente isolati a 3200 metri di altitudine, per documentare come i cambiamenti climatici stiano realmente alterando le abitudini delle popolazioni locali. Il piccolo villaggio di Chilling è il punto di partenza di questa splendida avventura tra i ghiacci; ci si arriva dopo un viaggio di circa tre ore in van e una volta scaricati zaini e slitte, grazie al prezioso supporto dei porters, ci si mette in cammino, valutando la consistenza del ghiaccio ad ogni passo. Oltre allo sforzo fisico, resistere alle rigide temperature provoca una fatica psicologica non indifferente. A causa del riscaldamento globale, tocchiamo con mano gli effetti diretti di tale mutamento; alcuni tratti risultano non completamente ghiacciati e di conseguenza non percorribili, provando sulla nostra pelle le diverse deviazioni sugli stretti cunicoli rocciosi in alto tra le montagne, con il rischio di precipitare nelle acque gelide. L’attività dei porters è fondamentale per questo tipo di spedizione, poiché con il loro lavoro sono in grado di garantire pasti caldi a pranzo e a cena, oltre ad una colazione a base di chai (il classico té indiano) e cereali. Zuppe di legumi, riso e “roti” (tipico pane indiano) i principali pasti consumati durante il cammino, mentre l’acqua viene recuperata direttamente dal fiume e bollita, prima di essere distribuita nei diversi thermos termici per evitare il congelamento.

Nella natura selvaggia

Il passaggio lungo tutto il trek è davvero affascinante. Un’avventura unica, abbandonati completamente nella natura selvaggia, trovando riparo nelle tende del campo base allestito dai porters giorno per giorno. La notte è lunga e silenziosa sotto un cielo coperto di stelle, talmente nitide da avere la percezione di toccarle, mentre la temperatura tocca i meno 32 gradi. Sei giorni di cammino per altrettante lunghe notti nel freddo gelido del fiume Zanskar, lungo una strada inesistente, disponibile solo per due mesi all’anno, segnata purtroppo dalle cattive abitudini del mondo moderno e dalla sovrapproduzione di un consumismo smisurato. Ciò che è stato il corso della natura nei suoi cicli temporali, sta per deteriorarsi anno dopo anno fino a scomparire, provocando gravi mutamenti non solo nel paesaggio, ma anche negli usi e nelle abitudini di chi continua a popolare questa splendida regione. Di ritorno al campo 1, dopo quasi una settimana lontana dalla civiltà, la carovana si prepara al rientro verso Leh, percorrendo nuovamente la stradina sterrata scavata tra le montagne, prima di raggiungere le prime luci della città per il ritorno a casa, con l’auspicio di poter sensibilizzare la società nella quale viviamo verso un futuro maggiormente eco-sostenibile.

Testo e foto di Daniele Cagnazzo| Riproduzione riservata ©Latitudeslife.com

www.danielecagnazzo.com

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