Marocco giardini d’oriente

Oasi, villaggi fortificati e palmizi nel cuore del deserto: sulle tracce dell’antica cultura Berbera. Testo e foto di Stefano Pensotti

Marocco ©Stefano Pensotti

Non è facile spiegare la sensazione che si prova camminando nell’oasi, all’ombra del palmeto tra piccoli orti e palme da dattero da cui si intravedono le mura rosse di una kasbah. Stupore per un paesaggio così inusuale e florido, qui dove dovrebbe esserci solo terra deserta. Ammirazione per questo popolo che ha saputo ricavare da una terra povera di risorse tutto il necessario per una vita dignitosa, e che ha concepito architetture così pratiche ed armoniose come Ksar e Kasbah.

Marocco ©Stefano Pensotti

E’ un viaggio per i cinque sensi, fatto di incredibili scenari naturali, profumi intensi, di abbracci del sole mentre sulle montagne dell’Atlante resiste ancora l’ultima neve, note di musica arcaica e di sapori antichi, vellutati e decisi insieme. Il sud del Marocco con i suoi giardini ed i frutteti, tutt’intorno, i fantastici castelli di terra, le oasi di palme, le prime sabbie del Sahara, i canyon scavati dalle acque, i brulicanti mercati, le imponenti architetture e la nobile ospitalità della gente. Particolarmente accurate le visite a giardini, frutteti e oasi che con grande fatica e costanza l’uomo protegge dall’avanzare del deserto. Incontri con figure fuori dal tempo come il maestro d’acqua, a cui è delegata la ripartizione delle acque che scorrono nelle oasi che con grande fatica e costanza l’uomo protegge dall’avanzare del deserto.

Marocco ©Stefano Pensotti

Dalle imponenti montagne dell’Alto Atlante, lungo la Valle del Draa tra scenografiche kasbah d’argilla decorate, simbolo della tenacia e dell’amore per la terra, sino alle prime sabbie del deserto tra palmeti e piccole oasi. Poi verso Ovest tra i rilievi dell’Anti Atlante, percorrendo sconosciute vallate abitate da tribù berbere in minuscoli villaggi che utilizzano ancora oggi i granai fortificati per difendere i propri prodotti. I berberi abitano ancora in villaggi inaccessibili, grazie all’isolamento hanno conservato la propria cultura, tradizioni, costumi e pratiche di vita quotidiana, la loro economia tradizionale è basata sull’agricoltura e l’allevamento allo stato nomade o seminomade. L’arretratezza di questi villaggi non viene vissuta come una inferiorità mortificante: i berberi vivono la loro realtà quotidiana con fiera dignità, accettandola con spirito equilibrato e antica saggezza che consente loro di non essere travolti dalla dinamica perversa del confronto tra cultura dello sviluppo, processo ormai innescato nel Nord del Paese, e tradizione contadina islamica. Qui l’ambiente condiziona ancora l’uomo rendendo possibile apprezzare il proficuo interagire tra abitanti e natura.

Marocco ©Stefano Pensotti

La società berbera è una tipica organizzazione a struttura tribale nella quale la cellula familiare è la base indiscutibile di tutto il sistema, che oggi vive in una dimensione abbastanza particolare, più legata al passato che al presente. La scelta tra questi due modi di vita è oltremodo difficile perché, se accettare la modernità significa snaturare completamente le fondamenta di un ricco patrimonio socio-culturale che si tramanda da secoli, rimanere fermi e chiusi nell’immutabilità delle tradizioni può condurre ad una vera e propria emarginazione. Nei villaggi e sulle montagne dove vagano alla ricerca di pascolo per le mandrie, si vive un’esistenza completamente autonoma dal resto del mondo, resa possibile da una stentata autosufficienza alimentare e dalle lunghe distanze tra un centro e l’altro, percorribili unicamente a dorso di mulo.

I grandi momenti di incontro sono le fiere annuali: sull’Alto Atlante, prima che arrivi l’inverno e nel sud dopo la raccolta dei datteri, si fanno bilanci, matrimoni, affari. Elementi tipici dell’architettura berbera, Ksar e Kasbah sono costruzioni in paglia, fango e legno, il pisè, che caratterizzano l’architettura del Marocco nell’Alto Atlante, nelle valli del Dades, del Draa e del Tafilat. Gli ksar sono dei villaggio fortificati, cinti da alte mura, all’interno delle quali si trovano case, botteghe, granai e il castello. Venivano costruite in cima ad una collina dall’alto della quale si poteva dominare la valle e avvistare eventuali nemici. La kasbah è la  fortezza, la dimora patriarcale, un tempo residenza dei potenti amministratori locali Berberi. I muri sono leggermente inclinati verso l’interno, e nella parte superiore hanno delle piccole feritoie, ad ogni angolo un’elegante torre.

Le oasi spuntano qua e là, nelle valli della Draa e del Dades, in posizione dominante sul bene più prezioso per l’economia di zone semi desertiche come queste: l’acqua dei fiumi. Ce ne sono a centinaia, ognuna caratterizzata dalle kasbah, dalle più povere formate da un solo edificio sormontato da quattro torrette, alle più maestose. Espressioni di un’architettura che da materiali poveri ha saputo ricavare opere ricche di fascino ed eleganza che si integrano totalmente con la natura, fondendosi armonicamente con l’ambiente circostante. Tutto attorno “la palmeraie”, un sistema complesso in cui si realizza la coltivazione a tre strati: sopra di tutto le palme da dattero, sotto gli alberi da frutta e al suolo gli ortaggi. Dalle valli dove coperte di palme si salgono le montagne dell’Atlante incise da impressionanti gole, sino ad arrivare agli alti passi dai panorami spettacolari e abitati da famiglie di berberi allevatori nomadi. Fino ai villaggi austeri dove l’altitudine fa sparire le palme a favore di pioppi e betulle che incorniciano Kasbah di altezza impressionante.

Photo tour e workshop

Stefano Pensotti da 25 anni si occupa di reportage geografico, lo scorso dicembre è stato nominato Travel Photographer of the Year 2018, primo italiano a ricevere questa onorificenza dal 2003 anno in cui è stato istituito tale riconoscimento. Ha viaggiato in oltre 50 Paesi, in Europa, Africa e Asia, per la produzione di servizi fotografici o accompagnando piccoli gruppi di fotografi in workshop e photo travel. In collaborazione con il Tour Operator Bigmama – Itinerari Evolutivi per il prossimo agosto propone un travel workshop in Asia centrale lungo la via della seta. A novembre con Cobratours,un workshop di reportage  tra le valli e le montagne dell’Atlante in Marocco, nei luoghi del servizio qui presentato. Per il Capo d’Anno 2020, organizzato da Punto Viaggio,un photo tour in Cambogia tra templi e villaggi sui fiumi di questo affascinante paese. Programmi completi e tutte le informazioni per partecipare sul web www.stefanopensotti.com

Info utili

Informazioni utili per il viaggio sul sito dell’Ufficio Nazionale Marocchino del Turismo

Come arrivare

Voli low cost da vari aeroporti italiani per le principali località turistiche: Easyjet www.easyjet.it, Ryanair www.ryanair.it.

Quando andare

Il Marocco ha una superficie di 458.730 kmq, un’ampia varietà di paesaggi e differenti ambienti climatici. Il periodo migliore per un bike tour sull’Atlante è in primavera o autunno.

Dove dormire

In Marocco il numero e il livello delle strutture turistiche migliora ogni anno ed è sempre più difficile consigliare questa o quella sistemazione. Per assurdo, l’unico posto dove un consiglio può essere utile è Marrakech, dove i riad sono numerosi quasi quanto le trappole per turisti. In ogni caso chi preferisce organizzarsi il viaggio in completa autonomia, non incontrerà grandi difficoltà. Le strade sono buone, per i trasferimenti è facile affittare un auto o accordarsi con un’autista di Grand Taxi e su un sito come www.booking.com si possono prenotare alberghi per tutti i gusti.

Fuso orario

-1h rispetto all’Italia, -2h quando in Italia vige l’ora legale.

Documenti

E’ sempre obbligatorio il passaporto in corso di validità. Eccezionalmente, in caso di viaggi di gruppo organizzati (almeno 8 persone) è sufficiente la carta d’identità valida per l’espatrio.

Salute

Nessuna vaccinazione necessaria. La situazione sanitaria è nel complesso buona. Preferibile bere soltanto acqua in bottiglia.

Lingua

La lingua ufficiale è l’arabo, mentre il berbero (di cui esistono diversi dialetti) è parlato soprattutto nelle zone di montagna, nel nord (dove è diffuso anche lo spagnolo) e sulle coste. Molto diffuso il francese, discreta conoscenza dell’italiano, poco diffuso l’inglese.

Religione

La maggioranza della popolazione è musulmana, con piccole minoranze ebraiche. Nelle principali città ci sono chiese cattoliche. Nel 2014 il Ramadan – il mese del digiuno sacro, principale festività dell’Islam – comincia il 28 giugno e termina il 27

Valuta

Dirham marocchino (vietata l’esportazione).

Elettricità

Nella maggior parte del paese la corrente è a 220 v e le spine sono di tipo europeo (a 2, senza messa a terra).

Telefono (prefisso e copertura mobile)

Prefisso internazionale 00212+ il prefisso della località senza lo zero. La copertura della rete cellulare è buona. Consigliabile portare un secondo cellulare e acquistare una sim marocchina da utilizzare per le chiamate locali (fatevi fare tutti i settaggi dal venditore), con una piccola ricarica risulta più economico anche per chiamare in Europa. In quasi tutte le sistemazioni, nei ristoranti e nei caffè il collegamento internet wifi è gratuito per i clienti.

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