Istria un mondo in una penisola

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Fra le migliori dieci mete dell’estate 2019 per Lonely Planet c’è l’Istria, una delle regioni più interessanti e visitate dell’Alto Adriatico. Per le bellezze naturali e storico architettoniche, ma anche per la sua connotazione originale di cerniera fra l’est e l’ovest Europa su cui permane il segno della dominazione italiana e austro-ungarica. In più vanno rimarcate l’ospitalità, la cortesia, la genuinità dei prodotti, la cucina, e, per noi, la nostra lingua, parlata da molti istriani e insegnata come seconda nelle scuole.  A tutto ciò si aggiunga la capacità di mantenere vive tradizioni e abitudini, nonostante il turismo. Così per chi arriva dall’Italia è frequente una sorta di strana e piacevole sensazione di sdoppiamento: essere altrove ed essere a casa.

La maggior parte del territorio istriano appartiene alla Croazia. La penisola a forma di fragola è conosciuta soprattutto per le località costiere, alcune frequentate dall’aristocrazia europea nei mesi estivi già a fine ottocento. Fra le più note Umag (Umago), piacevole cittadina di un litorale caratterizzato da insenature e villaggi, e il faro più antico dell’Adriatico presso Salvore. Verso sud ecco Novigrad (o Cittanova), con molti edifici di epoca veneziana, la Chiesa di San Pelagio, basilica a tre navate in stile romanico e, intorno, le mura medievali con l’abitato, benissimo conservati. Più oltre Parenzo oggi Poreč, di origine romana, con il centro antico posto su una punta arrotondata per tre quarti circondato dal mare. Molto suggestiva con belle passeggiate e stradine invitanti che conducono alla Basilica Eufrasiana, famosa per la raffinatezza dei suoi mosaici. Lungo la costa si susseguono stabilimenti balneari, hotel e campeggi, bruscamente interrotti dal grande fiordo di Leme, roccioso, verdissimo, navigabile. E’ ancora la Serenissima a marchiare l’abitato antico di Rovigno, ora Rovinj.  Sulla sommità domina la scena il campanile della Chiesa di S. Eufemia, patrona di Rovigno, costruita nel 1736 in stile barocco. Di fronte al lungomare è ben visibile  Sveta Katarina, una delle piccole isole disseminate intorno alla città, mentre oltre la penisola parco di Punta Corrente, a sud, si trovano Sveti Andrija, Crveni Otok, l’isola rossa, e altre minori.

Da Fazana, grazioso villaggio dove ancora si pescano le sardine e si mantiene viva la pratica della salatura, parte il traghetto che in un quarto d’ora conduce al Parco Nazionale delle isole Brioni. Un concentrato di natura, amore per l’estetica, stratificazioni di storia antica e recente. Di fatto delle quattordici isole che compongono l’arcipelago solo due sono visitabili, anche se in pratica è Brioni Maggiore (Veliki Brijun) la meta delle escursioni nel parco, rigorosamente a piedi, in bici o con golf-cart elettrici. In questo piccolo angolo di terra circondato dall’Adriatico, come in pochi altri, si possono leggere i passaggi di ere, epoche, millenni.

Appena sbarcati, nel blocco di calcare presso il porto è nettamente visibile l’impronta tridattile attribuita a un grande carnivoro dal gruppo di teropodi risalente a 125-100 milioni di anni fa. Oltre 200 impronte di dinosauri si trovano qui e sulle isole di Vanga, Gallia e Orsera. Ed è solo l’inizio, perché girando fra boschi, prati, un esteso campo da golf, piccole baie dalle acque cristalline, s’incontrano fortificazioni dell’Età del bronzo, i resti di due ville romane del II secolo d.C., le rovine di un castello bizantino e la chiesa di Santa Maria, risalente al XIII secolo,  costruita dai templari. Nel medioevo l’arcipelago passò a Venezia, fino al 1797, quindi all’impero napoleonico e poi all’Austria. Nel 1893 vennero acquistate dal magnate dell’acciaio Paul Kupelwieser, che con un grandioso lavoro di bonifica e rimodellamento fece dell’Isola Grande un eden in miniatura, con parchi, zoo e alberghi, richiamando alle Brioni i notabili di tutta Europa. Dopo un breve intermezzo di dominazione italiana, dal 1930 al 1945, passò alla Jugoslavia e il maresciallo Josef Broz Tito ne fece la propria residenza estiva. Qui riceveva capi di stato e personaggi celebri, governava e si svagava girando con una magnifica Cadillac Eldorado del 1953, ancora in perfetto stato e visibile di fronte al museo con foto e documenti dedicato ai soggiorni di Tito a Brioni. Il presidente amava molto gli animali: nello zoo all’aperto, fra zebre e antilopi, vive tranquilla e adorata dai bambini l’elefantessa Lanka, donata ancora cucciola da Indira Gandhi nel 1972.

E’ tempo di raggiungere la capitale d’Istria, seguendo a terra la rotta che fu degli Argonauti, in fuga dai Colchidi dopo aver recuperato il vello d’oro. Almeno così racconta il mito della fondazione di Pula (Pola in italiano), in verità eretta dai romani nel 46 a.C., chiamata Pietas Iulia, adagiata come Roma su sette colli, e giunta all’apice del suo splendore nell’età di Augusto. I segni di questa gloria trovano massima espressione nell’anfiteatro, ancora imponente e quasi integro almeno nelle mura nonostante le spoliazioni per costruire altri edifici in epoche successive. Oggi vi si tengono spettacoli ed eventi, come il Pola Film Festival. Anche e soprattutto a Pula, città di mare gradevolissima, girare per le strade del centro significa incontrare le vicende storiche, con i conflitti, le distruzioni, la decadenza e le rinascite per mano di ogni nuovo dominio.  Quello che però immediatamente colpisce è l’atmosfera particolare, asburgica e mediterranea, levantina e austera, briosa e composta. Per avvicinarsi in breve tempo all’anima della città l’ideale sarebbe avere una guida capace ed empatica, come è capitato a noi fortunati con … dell’ufficio turistico…

Un ottimo punto di partenza, dopo l’anfiteatro, può essere la piazza principale, Piazza Foro, con diversi bar e caffè all’aperto. Un tocco di boeme al Galerija Cvajner, arredato e affrescato come un eclettico atelier di arte moderna, molto piacevole. Accanto al municipio, edificato con successivi ampliamenti tra il X e il XVI secolo (su cui, va notato, sventolano insieme le bandiere croata, istriana, di Pola e italiana) di nuovo Roma imperiale emerge con il Tempio di Augusto del primo secolo d.C.. Tenendo come baricentro la lunga e lastricata Via dei Sergi, ricca di case rinascimentali e ottocentesche, locali, negozi, botteghe, si incontrano o si raggiungono altri edifici importanti.  Salendo verso la panoramica  fortezza veneziana a forma di stella,  la chiesa e convento tardoromanico di San Francesco, quella ortodossa di San Nicola, con icone di valore, il teatro romano e, verso il mare, la cattedrale dell’Assunzione.

Proseguendo invece lungo la pedonale, un po’ occultato il bel mosaico della Punizione di Dirce, la chiesa romanica di Santa Maria e, in fondo alla via, il magnifico Arco dei Sergi, costruito tra il 27 e 29 a.C., un tempo appoggiato alla Porta Aurea. Le porte ancora integre sono Porta Ercole e Porta Gemina. Proprio di lato all’Arco non può sfuggire la statua in bronzo di un signore distinto seduto accanto al caffè bar Uliks (Ulisse!): James Joyce dal 1904  lavorò come professore di inglese presso la Berlitz school. E vediamola questa scuola. È un bellissimo palazzo asburgico, detto “Casa dei difensori” un poco decadente ma con saloni riccamente affrescati, parzialmente utilizzati per il conservatorio musicale. Pola, caleidoscopio di culture, è sempre molto legata all’Italia. Nonostante la diaspora forzata di tanti italiani nel primo dopoguerra (28000 su 32000) la comunità italiana come in quasi tutta l’Istria ha un ruolo determinante nella vita e nelle istituzioni locali. Al punto che il sindaco o il vicesindaco devono obbligatoriamente per legge appartenervi. Del resto, basta vedere quanti nomi di bar e ristoranti s’ispirano al Belpaese. O ne evocano pienamente l’atmosfera, come il delizioso Bistrò Alighieri, un tuffo nei nostri anni ’50. L’elenco di luoghi e monumenti è molto ampio e, a proposito di presenza italiana, comprende anche pregevoli esempi di razionalismo futurista degli anni ’30, vedi il Palazzo delle Poste di Angiolo Mazzoni.

Le zone di mare intorno a Pola sono ricche di spiagge o basse scogliere che paiono piscine, raggiungibili anche con mezzi pubblici.  Molto praticati gli sport d’acqua e ottime immersioni, con fondali pieni di vita costellati di grotte e relitti, tra cui il Baron Gautsch, nave austriaca affondata nel 1914. Accoglienti e attrezzatissimi marina, come il Veruda, a sud della città, ospitano barche da diporto disponibili al noleggio per raggiungere le belle isole istriane nel Quarnaro.  Le località più note fuori città: Premantura, con il parco naturale di Punta Kamenjak, conosciuto per la bellezza delle sue spiagge, degli scogli altissimi da cui tuffarsi e dei boschi rigogliosi e intatti. Oltre 30 km di baie e insenature più o meno nascoste, isole e isolette e arenili spesso deserti. Medulin, vivace e molto frequentata, con spiagge attrezzate, hotel, villaggi e campeggi immersi nel verde, particolarmente adatta a famiglie con bambini.

Ma per cercare un’Istria meno nota, ancora molto legata alle tradizioni, pur in una generale modernizzazione di tutta la regione, bisogna andare all’interno. Tanti piccoli centri per lo più rurali dispersi fra colline e bassi monti, pianure fertili e fitte foreste. La cittadina di Pisino o Pazin è cuore amministrativo e località principale della zona.  Chi soffre di vertigini si tenga alla larga dall’impressionante orrido che fiancheggia l’abitato, formato dall’erosione del fiume Pazinčica prima di interrarsi nel sottosuolo e dar vita a  due laghi sotterranei collegati da un sifone. Da qualche anno c’è una zip line divisa in due tratti per complessivi 500 m che lo attraversa fornendo brividi e adrenalina a iosa per i tanti amanti del genere. La parte interrata della foiba è parzialmente visitabile attraverso la grotta di Pisino, solo accompagnati. A guardia dell’abisso sta il castello, la fortezza meglio conservata in Istria, le cui origini risalgono all’800 d.C., segnato da successive modifiche. Da Pisino si dipartono strade per raggiungere altre località interessanti, come Beram (Vermo), dall’antico castelliere, Boljun (Bogliuno) uno dei centri dell’alfabetizzazione in scrittura glagolitica, Draguć (Draguccio) pittoresco e con i preziosi affreschi nelle chiese di San Eliseo e San Rocco, Belaj (Bellai) dal grazioso castello immerso nei vigneti, Gračišće (Gallignana), centro di produzione enologica, panoramico, pieno di storia. E sono solo alcune, in una terra che andrebbe percorsa senza mappe, lasciandosi sorprendere dalle meraviglie nascoste in ogni angolo e da una sensazione di pace e serenità d’altri tempi.

Dormire & Mangiare                                                                                                     

L’Istria è una regione turistica e, soprattutto sulla costa, ci sono soluzioni per ogni esigenza. Ecco qualche idea per abbinare natura, genuinità, confort e qualità sempre elevata.

Agriturismo La Beccaccia – Valbandon, Ul. Pineta 25, 52212, Fažana                               Tel. 00385 52 520 753

Nella campagna a un paio di chilometri dall’imbarco per le isole Brioni una simpatica struttura con comode camere, un appartamento e una bella piscina. Ma soprattutto un ristorante in stile tradizionale dove assaggiare piatti tipici come la zuppa di asparagi selvatici, i tortelli alla ricotta, le carni cotte nel camino sotto la peka (la campana) coperta di braci, le seppie ripiene, lo strudel istriano, con il supporto di una buona Malvasia (Malvazija Istarska).

Agriturismo Ograde – Katun Lindarski 60, Pazin, Cell. 00385(0)98723442 – aograde@gmail.com (Solo su prenotazione)

Un po’ occultato fra campi e boschi presso una piccola frazione nei dintorni di Pisino, si viene qui strappando i proprietari dal lavoro in azienda agricola, per un tuffo nella gastronomia ruspante e sorprendente dell’interno. I salumi nostrani, i fuži (fusi) fatti a mano, pasta tipica, le aromatiche salsicce e carni alla griglia, le patate d’una volta, e i meravigliosi Cukerančići di Pisino, soffici biscotti istriani bagnati nella malvasia, ora inseriti nel patrimonio immateriale della Repubblica Croata. Accolti dal suadente dialetto istro-veneto, un’oasi di pace che dispone anche di una bella casetta con piscina e tutti i servizi, per chi vuole soggiornare.

Park Plaza Histria Pula Hotel – Verudella 17, Pola

Sulla panoramica punta di Verudela, a sud della città, immerso nel verde di alti pini e giardini fioriti un quattro stelle con ottimi servizi, camere spaziose, molte con una magnifica vista a mare. Piscina interna ed esterna, bella Spa con trattamenti estetici, bar, ristorante e snack bar esterno, ristorante self service ma con cucina tipica e super colazioni, spiaggia attrezzata, palestra, centro sub, campi da tennis. Una market street con bar, pizzerie e negozi lo collega alla zona del complesso che comprende appartamenti, aree giochi, altre piscine e uno scivolo a mare. Una situazione perfetta per chi ama il relax, desidera comodità e servizi di alto livello, vuole praticare sport d’acqua e a terra e avere tante possibilità di divertimento per i bambini.

Ente Nazionale Croato per il Turismo

Ente Turistico dell’Istria

Ente per il Turismo dell’Istria Centrale

Pola Turismo

 

Testo e foto di Teresa Scacchi e Gianfranco Podestà|Riproduzione riservata Latitudeslife.com

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