Nepi celebra le sue delizie, il pecorino e il salame cotto

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Il pecorino romano è un’eccellenza della Tuscia laziale

Nepi, la “città delle acque” in provincia di Viterbo, torna ad aprire le sue porte per la Sagra del pecorino romano e del salame cotto. Il primo è un formaggio che ancora oggi prende vita nelle stesse località dove è nato, le campagne del Lazio; il secondo è una tradizione antichissima della Tuscia, conosciuta e apprezzata già ai tempi degli Antichi Romani. Le due specialità saranno celebrate dal 10 al 12 maggio insieme alle altre perle gastronomiche del territorio tra bande musicali, spettacoli itineranti, stornellatori romani e intrattenimenti per i più piccoli. Il Pecorino Romano Dop è una prelibatezza ormai rara, perché la gran parte della produzione è destinata ai mercati stranieri; dal sapore dolce e aromatico oppure piccante e deciso a seconda della stagionatura, può essere grattugiato o utilizzato per esaltare il gusto di tante ricette. Ad affiancarlo sarà il salame cotto, già menzionato nel I° Secolo d.C. nel De Re Coquinaria dal cuoco romano Apicio; un prodotto unico nel suo genere, che proprio in primavera sprigiona le sue migliori caratteristiche.

Ad affiancare queste due delizie saranno tanti altri prodotti tipici della Tuscia e del Bio Distretto, senza dimenticare le ricette tradizionali proposte a pranzo e a cena presso lo stand della Proloco: la vignarola laziale (un piatto contadino a base di fave, cipolla e lattuga), la cipolla bianca al forno e le salsicce e le carni di maiale alla griglia fornite dai  norcini locali. Ci sarà poi spazio per le fave e la scapicollata, una particolare pancetta stagionata e insaporita con aromi naturali, per la pizza con cipolla nepesina, piatta e non tonda e per una ricca selezione delle specialità come il miele, le confetture, il vino e l’olio. Oltre alla gastronomia, come di consueto l’evento metterà in vetrina tutte le eccellenze della Tuscia Viterbese come l’artigianato, il folclore e la musica; e costituirà anche una buona occasione per conoscere una delle cittadine più affascinanti del Lazio, circondata dalle caratteristiche forre, affascinanti gole di millenaria erosione che ne delineano il paesaggio.

Spostandosi sulle rive del Lago di Como, il 12 maggio a Ballabio è in programma un viaggio itinerante in 15 tappe tra pane, olio, vino, miele e soprattutto taleggio: un formaggio che, in questo tratto della Lombardia, si è guadagnato nel 1996 la Denominazione di Origine Protetta. Se il taleggio sarà il re indiscusso della fiera, ci sarà tuttavia spazio anche ai numerosi prodotti enogastronomici del territorio valligiano e non solo; durante la giornata non mancheranno appuntamenti didattici e momenti di intrattenimento: la mini fattoria dove sarà possibile assistere alla fasi della mungitura e della preparazione del formaggio, la lezione tenuta da un agronomo per imparare a degustare l’olio e l’angolo del dialetto.

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Il risotto con la salamella tipico della provincia dio Mantova

Ancora in Lombardia ma in provincia di Mantova, durerà ben 12 giorni – tra il 9 e il 26 maggio – la festa del “vialone nano”, una qualità di riso che è il vanto di tutta la zona compresa tra il Mincio e la provincia di Verona. Da tempo immemorabile la gastronomia di Castel d’Ario lo utilizza per realizzare piatti squisiti come il risotto alla pilota, condito con salamelle o pesce d’acqua dolce. Ancora oggi le massaie del posto si rifanno a una ricetta antichissima: il riso va prima bollito finché non assorbe tutta l’acqua, poi lasciato riposare per completare la cottura, infine condito con burro, salamella mantovana e grana in dosi abbondanti. Questo popolare piatto mantovano, servito alla corte dei Gonzaga e condiviso con il veronese, deve il nome agli operai addetti alla pilatura del riso, chiamati “piloti”, a sua volta derivante da pila, il grande mortaio, dove il riso veniva separato dalle glume per mezzo di una sorta di pestello meccanico manovrato a mano.

a cura di Fuoriporta  |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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