Mazara del Vallo, anima marinara

Lungo il fiume Mazara c’è anche una Valle che si insinua tra i rilievi dell’interno. Ma il maschile “Vallo” è cosa differente: stava a indicare un territorio, distingueva un distretto amministrativo. Testo di Federico Formignani foto di Vittorio Sciosia 

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Sicilia, il Porto di Mazara del Vallo © Vittorio Sciosia

Da qui, guardando il mare, già si intuisce l’Africa. L’immaginazione corre veloce sulle onde per approdare sulle rive di una terra che molto ha in comune con questa. Il calore che l’isola sprigiona, d’estate, è una coperta densa e pastosa che va dall’entroterra al Canale di Sicilia. A mezza via tra Mazara e Pantelleria, c’è la secca del Banco Graham che nasconde, ad appena sette metri sotto il livello del mare, il cono sommitale dell’isola Ferdinandea, comparsa e riscomparsa – per i capricci di un vulcano sottomarino – nell’ormai lontano 1831, quando Mazara e l’intera Sicilia erano sotto il dominio dei Borboni. Questo bellissimo arco di costa siciliana racchiude molte gemme: da Castellamare del Golfo si arriva a Trapani, il capoluogo; quindi, prima di giungere a Marsala (la città dei Mille di Garibaldi) si vedono al largo le isole Egadi e, prossime alla costa, quelle dello Stagnone con l’emozionante isola fenicia di Mozia; Mazara è alla fine dell’arco, dove la costa piega verso sud per raggiungere altre meraviglie: Segesta, Selinunte.

Attraverso il tempo e la storia 

Città di compositi strati etnici, Mazara. Anticamente i Sicani, cui si deve l’origine del nome dell’insediamento (Maara, spelonca, cava di pietre) poi Fenici, Cartaginesi, Romani..Terminata la lunga egemonia di Roma, ecco approdare nell’isola Vandali, Goti, Bizantini; con gli Arabi e i Berberi la città, fra quelle antiche, è seconda solo a Palermo; si assiste a un prodigioso risveglio economico propiziato dalle conoscenze e dalle capacità dei musulmani d’Ifriqiya (Africa). Accanto alle millenarie attività marinare, da sempre segno distintivo di Mazara, si affiancano nuove colture, nuovi insediamenti e il borgo si espande.  Nell’anno 1072 è la volta dei Normanni ma la presenza araba è ancora significativa, compresa quella del famoso geografo Al-Idrisi, ben noto alla corte dei dominatori dell’epoca. Altri nobili casati si avvicendano nella storia di Mazara: Svevi, con Federico che non renderà un buon servizio alla comunità, facendo allontanare gli arabi che vi risiedevano e pregiudicando le attività agricole e artigianali; quindi Angioini, Aragonesi e alcune famiglie nobiliari del luogo. Il secolo XVII è un secolo di sofferenze per la popolazione, aiutato però efficacemente dalla Chiesa mazarese con i tributi raccolti nella Diocesi. Quindi, dopo il periodo borbonico, si arriva all’unità d’Italia nell’ottobre del 1860, con un plebiscito pressoché generale. Una piccola rivoluzione – indubbiamente positiva per le sorti del pescato – si è avuta attorno agli anni Trenta del secolo scorso, con i pescherecci a propulsione meccanica e non più a vela o a braccia, che hanno fatto di Mazara il primo porto peschereccio d’Italia e uno dei maggiori del Mediterraneo.

Mare… oh mare!

Mazara, come tutte le città italiane di contenuta estensione, è da scoprire camminando. Prima che il fiume che ha dato il nome alla località sfoci in mare, c’è da godere lo spettacolo delle imbarcazioni ancorate lungo le sponde, delle nasse, delle reti da pesca, dei piccoli commerci delle rive. Il Mercato del Pesce è attivissimo, già dal primo mattino: c’è da scegliere tra sogliole, naselli, gamberetti, calamari e altri pesci ancora; duro lavoro quello dei marinai di Mazara, che si perpetua nel tempo. Oggi la manodopera si avvale dell’apporto di numerosi stranieri (tunisini in particolare) e molti fra questi sono divenuti cittadini italiani. I navigli spaziano nel Canale di Sicilia e spesso si avvicinano alle coste tunisine o libiche; ne nascono contrasti tra le parti, contrasti che la diplomazia risolve entro breve tempo. Però i pescatori sono solidali fra loro, di qualunque nazione essi siano; nei bar dei porti di Valletta a Malta o di Mahdia in Tunisia, non è infrequente vedere pescatori di Mazara o di altri porti siciliani che si rifocillano prima di intraprendere la navigazione di ritorno. Piccole e innocenti trasgressioni di confine da tutti accettate.

I “tesori” della città

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Sicilia, Mazara del Vallo: Piazza della Repubblica © Vittorio Sciosia

La visita – o meglio, la camminata in città – riserba piacevoli scorci panoramici e consente di apprezzare numerosi monumenti: la chiesa normanna di San Nicolò Regale del 1124, prossima al porto. Nella centrale piazza Plebiscito, splendide sono la facciata della chiesa di Sant’Ignazio e l’attiguo ex-collegio dei Gesuiti del XVII secolo, ricco di ventiquattro colonne doriche e di imponenti archi a sovrastarle. Piazza della Repubblica è la principale piazza cittadina; vi hanno sede la Basilica Cattedrale del Santissimo Salvatore, molto antica (di epoca normanna) poi ricostruita in stile barocco, il palazzo Vescovile del XVI secolo e quello del Seminario del 1710. Al centro della piazza risalta la statua dedicata a San Vito, protettore di Mazara. Sono invece numerosi i negozi, i ristoranti (col pesce cucinato in tutti i modi!) che gravitano attorno a piazza Mokarta, il cui nome è quello di un generale saraceno che assediava la città ma venne sconfitto nel 1075 da Ruggero I° d’Altavilla; l’Arco Normanno che domina questa piazza è ciò che rimane dell’antico castello fatto erigere da Ruggero. Rimangono due o tre mete da non perdere a Mazara del Vallo: una visita al museo – interessante anche il Teatro Garibaldi nelle vicinanze – per vedere la splendida statua in bronzo detta Satiro Danzante. Alta circa due metri, è stata recuperata nel 1998 da un peschereccio nei fondali del Mediterraneo e viene attribuita niente meno che al famoso scultore greco Prassitele (375-326 a.C.). La seconda visita prevede invece di perdersi tra i vicoli e le casette della centrale Casbah, il nucleo antico della città, così somigliante alle medine islamiche. Edificata dagli arabi nel corso della loro prolungata permanenza, la Casbah è il luogo più indicato per immedesimarsi nella realtà viva di Mazara: colori, profumi, odori, voci e silenzi. Una gioia per gli occhi e per lo spirito.

Testo di Federico Formignani foto di Vittorio Sciosia |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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