Itinerari nel bicchiere Carmignano, un gioiello nel cuore della Toscana

Nel centro della Toscana, tra le province di Prato, Firenze e Pistoia, si trova quest’area unica e interessante, ricca di una propria distinta identità e di tante particolarità da conoscere. Carmignano è infatti un paese, una denominazione vitivinicola e una culla di storia e tradizioni da scoprire.

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Il Borgo di Artimino
Uno dei fiori all’occhiello in tutta la provincia di Prato per arte, storia e paesaggio a soli 20 Km da Firenze. Piccolo agglomerato di case tra cui è possibile ancora ammirare i resti del castello, documentato fin dall’anno 1000 e della torre turrita, oggi caratterizzata dall’orologio, che delimita l’ingresso al borgo. Da sempre crocevia di scontri tra Firenze e Pistoia, Artimino è stato molto conteso grazie alla posizione strategica. Dopo varie vicissitudini e passaggi di mano, dal Rinascimento Artimino entrò a far parte delle proprietà dei Medici, che qui costruirono la adiacente Villa e la elessero a favorita dimora estiva e tenuta di caccia. Il Borgo mantiene praticamente intatto l’impianto medievale, cosi come dimostrano la merlatura della torre dell’orologio, la cinta muraria, la planimetria e gli stretti vicoli caratteristici, oggi disseminati di negozietti tipici. Da visitare anche la Pieve di San Leonardo, nella parte più alta del Borgo, dove è presente un ex oratorio di origine quattrocentesca dal portale in pietra, molto probabilmente la chiesa di San Leonardo. Proseguendo invece fino alla sommità del colle, si trova la Pieve di San Leonardo, probabilmente antecedente il borgo stesso e raro esempio di edificio pre romanico.

Artimino

La Villa Medicea La Ferdinanda
Chiamata anche La Villa dai cento camini per i numerosi (anche se non sono davvero 100) comignoli che adornano il suo tetto, si trova direttamente di fronte al Borgo di Artimino, al quale è collegata da un bel viale alberato che si può percorrere tranquillamente a piedi. Aperta sui colli e vigneti del Montalbano, in posizione dominante su di un poggio panoramico di origine etrusca, la Villa è patrimonio Unesco dal 2013. Costruita alla fine del 1500 per volere di Ferdinando I de’ Medici progettata dall’allora architetto di corte Bernardo Buontalenti, è circondata da un parco lussureggiante (il Barco Reale) che costituiva un tempo appunto la riserva di caccia. La Villa è oggi visitabile in alcune sue parti, come ad esempio gli appartamenti del Granduca e della moglie Cristina di Lorena, nipote di Caterina de’ Medici, mentre altre parti, come quella che un tempo ospitava i paggi di corte, la Paggeria Medicea appunto, sono dedicate ad elegante albergo.

All’inizio del ‘900, la struttura austera e quasi militaresca venne ingentilite dall’aggiunta di una magnifica scalinata a coda di rondine, che ancora oggi ne adorna la facciata.  La Villa e la sua tenuta appartengono alla famiglia Olmo (fu proprio Giuseppe Olmo, noto ciclista degli anni ’30 ad innamorarsene ed acquistarla) dalla fine degli anni 80, ma la produzione di olio e vino risale al XVIII secolo. Oggi sono i nipoti, Annabella Pascale, e Francesco Spontorno Olmo ad aver raccolto l’eredità del nonno e a proseguire la tradizione occupandosi della gestione della Villa e della Tenuta. La proprietà include anche l’azienda vinicola che produce vino (Carmignano DOCG e Chianti DOCG) e olio, l’hotel di charme Paggeria medicea con spa e zona benessere, e il ristorante Biagio Pignatta (dal nome del primo maggiordomo di Ferdinando de’ Medici), che propone prodotti a Km zero e ricette tipiche della tradizione, in chiave rivisitata. L’azienda vinicola e la Villa sono aperte tutto l’anno, e a seconda del periodo è possibile approfittare di attività diverse: degustazioni di vino e di cibo, cooking classes, caccia al tartufo, raccolta delle olive, e altro.

Il Pontormo
Proprio in Carmignano, all’interno della chiesa di San Michele, è possibile ammirare un vero gioiello del Manierismo Italiano: la Visitazione di Jacopo Carucci, comunemente detto il Pontormo (1494-1556). L’opera, dipinta tra il 1528 e il 1530, è ispirata ad un tema molto diffuso nell’iconografia cristiana e cioè la visita di Maria alla cugina Elisabetta, a sua volta incinta di Giovanni Battista, dopo l’annuncio dell’incarnazione. Si tratta senz’altro di una delle opere più conosciute e suggestive del pittore, sia per l’aura di sublimità e mistero che avvolge l’evento narrato e sia per l’eccezionale policromia e brillantezza dei colori e dalla plasticità unica delle forme con cui è rappresentato.

Artimino

Il Museo Etrusco
Artimino è stato prima di tutto insediamento Etrusco, e qui, proprio all’inizio del Borgo, in quelle che un tempo erano le vecchie vinaie della fattoria di Artimino, si trova dal 2011 il Museo Archeologico Francesco Nicosia, nel quale sono custoditi tutti i reperti provenienti dagli scavi locali e nelle aree circostanti.

Ad esempio, la Necropoli etrusca di Prato Rosello, poco lontano dalla Villa, dove sono stati ritrovati una decina di tumuli con tombe del VII secolo o precedenti. Le tombe sono visibili solo dall’esterno, con visite guidate ogni primo sabato del mese. La zona forse più interessante è quella vicino a Comeana, dove sorge il bellissimo Tumulo di Montefortini, punto di riferimento essenziale dell’archeologia locale e non solo, si può visitare gratuitamente dal lunedì al sabato, con possibilità di visite guidate il primo sabato del mese. Si tratta di una collinetta artificiale alta circa 12 metri e contenente due tombe, la più antica a pianta circolare e l’altra a pianta rettangolare, nelle quali è stati ritrovato un ricco corredo funebre, parte del quale in esposizione proprio al museo.

Festa di San Michele
Ogni anno a fine Settembre Carmignano si trasforma in un palcoscenico di costumi, maschere e rappresentazioni simboliche di quella che è la festa più sentita della zona. Nata in un contesto religioso, la festa di S. Michele ha abbinato tuttavia fin dall’inizio (intorno al 1500), elementi satirici sulla politica e sul costume del tempo. Nella sua versione moderna, la festa nasce negli anni 1930 come corteo dei vari rioni della città, ed è arrivata ai giorni attuali come un festeggiamento di tre giorni, uno dei quali è sempre il 29 settembre, giorno del Patrono San Michele.

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Altri Itinerari
Per chi ama camminare, molti di questi luoghi sono connessi da una varietà di sentieri che si snodano attraverso il territorio. Uno dei percorsi collega proprio l’insediamento etrusco di Montefortini con Prato Rosello per poi proseguire fino alla sommità di Pietramarina (passando per Artimino), un anello di circa 10 Km con medio dislivello. Oppure è possibile percorrere un altro itinerario che collega le antiche abbazie e che veniva in origine percorso dai pellegrini: 17 Km da Carmignano fino a Pietramarina, toccando anche la chiesa con la visitazione del Pontormo ed altre minuscole pievi, come San Lorenzo a Montalbiolo, Santa Cristina a Mezzana, San Leonardo ad Artimino. Ci sono poi i sentieri dedicati alle fonti di acqua, circa sette Km che collegano ben 16 fonti in mezzo ai boschi e alla campagna.

Artimino

TIPICITÀ DEL TERRITORIO
Oltre al vino, le olive e l’olio extra vergine di oliva, una delle specialità più rinomate di Carmignano sono i fichi, in particolar modo il Fico Secco di Carmignano che è un presidio Slowfood, oltre che una garanzia di bontà. Molte le varietà, ma la più utilizzata per questa preparazione è quella del fico Dottato (varietà dal frutto bianco), che viene aperta in due ed essiccata naturalmente al sole su stuoie di cannicci. Dopo l’essiccazione i fichi restano a riposo per circa 40 giorni, durante i quali si forma sulla superficie un velo zuccherino naturale. Dopo questo periodo vengono accoppiati in modo da formare la caratteristica forma ad otto. Ogni anno intorno alla fine di Ottobre si celebra a Carmignano l’immissione sul mercato della nuova produzione di fichi, con una sagra tradizionale molto frequentata.

Altra specialità locale sono i prodotti di pasticceria (rinomatissimi ad esempio quelli della pasticceria da I Fochi a Carmignano, vera istituzione della zona), che vanta una produzione unica di dolci tipici e storici, tra cui: cantuccini, amaretti, croccantini ai pinoli, schiacciata con l’uva e molti altri, oppure la saporitissima Mortadella di Prato (altro presidio Slowfood).

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IL VINO
A Carmignano il vino si produceva fin da epoca antichissima, come documentano i vasi di vino che sono stati ritrovati all’interno di alcune tombe etrusche. Nel 1700 fu selezionata dal Granduca Cosimo III de’ Medici come una delle 4 zone della toscana a vocazione vitivinicola. Come dire, a tutti gli effetti un’anticipazione delle future DOC. Negli anni ’30 del secolo scorso la DOC Medicea venne inclusa nella DOC Montalbano, ma bisogna aspettare fino agli anni ’70 perché la DOC Carmignano, grazie all’impegno di alcuni suoi rappresentanti, come Ugo Contini Bonacossi della Tenuta di Capezzana, Ing. Cianchi del Poggiolo, e dell’allora sindaco Lenzi, venne riconosciuta ufficialmente come DOC indipendente, per poi evolversi in DOCG a inizio anni 90.

Questo per quanto riguarda la storia, ma il Carmignano ha una sua ben preciso identità anche dal punto di vista organolettico. Infatti l’utilizzo, oltre al Sangiovese di alcuni vitigni originariamente non autoctoni, come il Cabernet (che sembra sia stato portato qui dalla Francia per volere di Caterina de’ Medici), ha permesso da una parte che questi assumessero nel tempo caratteri sempre più legati al territorio, e dall’altro a dare vita ad un blend unico, che possiamo associare come caratteristiche (con le dovute differenze) ad una versione ante litteram dei successivi SuperTuscan Bolgheresi. In breve, l’uvaggio tipico del Carmignano è un blend composto da Sangiovese, al quale vengono aggiunte tipologie a bacca nera tipiche come ad esempio il Canaiolo, oppure il Cabernet (Sauvignon o Franc), ma anche talvolta piccole percentuali di Merlot. Un vino quindi di origine antica ma dal taglio moderno.

ASSAGGIATI PER VOI

L’ Azienda: Tenuta di Artimino
Circa 80 ettari di terreni particolarmente vocati, nei quali sono coltivati principalmente Sangiovese, Cabernet Sauvignon, Merlot, Syrah, Gamay, Canaiolo, Colorino, Trebbiano, Malvasia Bianca. I vini prodotti sono quelli tipici della zona: Carmignano DOCG, anche nella versione Riserva, Barco Reale DOC, Barco Reale Rosato DOC e Vin Santo di Carmignano, ai quali si aggiunge anche una parte di Chianti DOCG, ottenuto dai vigneti sul versante orientato verso Firenze.

Vino:Vin Ruspo Barco Reale di Carmignano Rosato DOC
Annata: 2018 (non ancora in bottiglia al momento dell’assaggio)
Uvaggio: tipico del Carmignano (Sangiovese, Cabernet Sauvignon, Merlot)
Colore rosa ceraiolo intenso. Vinificazione in bianco, solo acciaio. Il naso si apre con note floreali e fruttate di rosa e pesca bianca. Al palato (pur considerata l’evoluzione non ancora completa dal momento che il vino sarà ufficialmente in bottiglia a fine Marzo 2019) è avvolgente e sapido, sensuale. Bella lunghezza sostenuta da freschezza e sapidità e dal finale quasi balsamico.

Vino: Poggilarca Carmignano DOCG
Annata: 2016
Uvaggio: tipico del Carmignano (Sangiovese, Cabernet Sauvignon, Merlot)
Colore rosso granato intenso, tipico. Al naso rivela accenni di frutti rossi e vaniglia, con una nota quasi balsamica e resinosa, che poi si apre facendo pensare a liquirizia, cioccolato e ciliegia matura. In bocca il tannino è elegante ma presente e vivace, ben bilanciato dal finale lungo e sapido.La vinificazione inizia in acciaio e prosegue per 12 mesi in botte grande (per il Sangiovese) e barrique per il Cabernet ed il Merlot.

INFO:
Aeroporto più vicino: Pisa (circa 60Km) e Firenze (circa 20 Km)
Per dormire: Hotel Paggeria Medicea (4stelle) oppure appartamenti stile country nelle casette del Borgo.
Per mangiare: Ristorante Biagio Pignatta. A poca distanza dalla Villa e dal Borgo di Artimino, offre un’ospitalità di classe ma sulla base della tradizione toscana, con l’utilizzo esclusivo di prodotti stagionali e del territorio.

Testo e foto di Elisa Bosco| Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

Itinerari nel bicchiere” una serie di articoli sulle località italiane viste attraverso il vino, i territori dove nasce e le aziende che lo producono. Bere il nettare divino significa anche andare a cercarlo sul territorio e scoprire le meraviglie del nostro Belpaese. Per noi lo fa la nostra wine-specialist Elisa Bosco che ogni mese ci propone un angolo d’Italia tutta da scoprire e da bere.

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