Yemen e la mano sul cuore

Cronache dal Paese un tempo conosciuto come Arabia Felix nel racconto di chi ci ha vissuto

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Le case della citta vecchia di Sana’a – Patrimonio UNESCO ©Lucio Rossi

Per quasi dieci anni 15 00 N, 48 00 E hanno rappresentato le coordinate di casa, lo Yemen. Per quasi dieci anni ho vissuto a oltre 2300 metri sopra il livello del mare, in fondo alla penisola arabica, respirando le correnti del Corno d’Africa e i venti d’Oriente, imparando dalla terra di regine, poeti, cantanti, pittori e filosofi, di battaglieri audaci, di donne amiche, vecchi saggi, mercanti, viaggiatori. Dieci anni cadenzati dalle cinque chiamate alla preghiera, di mercati assordanti, soprattutto prima dell’ora di pranzo e di mattinate silenti durante il sacro mese del Ramadan, di piogge monsoniche tanto attese quanto devastanti, di grattacieli di fango e geniali costruzioni in piedi da mille anni con uno Yemen che sfidava la forza di gravità prima che gli architetti ed ingegneri dovessero studiare per fare ciò che agli yemeniti veniva naturalmente: costruire gioielli. Dieci anni di generosità: di tempo, spirito, d’animo, di storie condivise e pane spezzato; di inviti a matrimoni del parente del parente di un famigliare di un conoscente: ecco i 6 gradi di separazione dell’ospitalità yemenita.

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Sana’a, le luci della sera nei vicoli della città vecchia, mentre un ragazzo mastica foglie di Qat ©Lucio Rossi

Occupandomi di turismo, il mio capo mi insegnò sin da subito che Noi non abbiamo turisti o visitatori. Abbiamo ospiti e nello Yemen gli ospiti che arrivano a casa tua sono sacri, cambiando profondamente il mio modo di lavorare, interagire e rapportarmi con le persone. Un po’ come le case yemenite che sono generalmente divise in due con una parte dove la famiglia vive il suo quotidiano ed una dedicata agli ospiti, adibita a ricevere. Ed è sempre la parte più bella, quella più finemente arredata, mai meno che impeccabile e, soprattutto, pronta all’uso. Terra fertile, tanto da essere chiamata Arabia Felix dai romani (che mai riuscirono a conquistarla), allo Yemen sono stati riconosciuti dall’Unesco quattro siti Patrimonio dell’Umanità: la città fortificata di Shibam nell’Hadramawt (conosciuta come la Manhattan del deserto), la città vecchia di Sana’a, la cittadina storica di Zabid e quello splendore naturalistico dell’arcipelago di Socotra, un paradiso di piante ed animali endemici. Ne andrebbero aggiunti almeno una ulteriore decina tra cittadine, valli, canyon e conglomerati.

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Nello Yemen le armi sono sempre state presenti, come in questo negozio di Thula ©Lucio Rossi

Lo Yemen – considerato da sempre destinazione pericolosa con una sistematica esasperazione nella narrativa mediatica – ha saputo saggiamente rispondere rimanendo fedele a se stesso. Se prima di arrivare i turisti chiedevano È sicuro?, a termine del viaggio sospiravano, quasi sempre commossi Tornerò. Cosicché qualcosa di giusto, alla fine, lo Yemen lo faceva sempre: mostrare la sua vera natura, senza compromessi, senza filtri, abbellimenti o angoli smussati o mediazioni, senza offrire molte comodità al turista, senza seguire regole di mercato.

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Gli uomini mostrano orgogliosi le loro Jambiya, il pugnale curvo tipico dello Yemen ©Lucio Rossi

Perché lo Yemen è forte, dignitoso, esasperatamente bello, senza bisogno di cercare il consenso internazionale, con una storia millenaria che ha unito oriente e occidente a bordo di carovane di incenso destinate agli Egizi e all’Impero Romano. Proprio dal Sud dello Yemen, dalla fascia dell’Hadramawt e dall’isola di Socotra venivano coltivati incenso e mirra, a suo tempo beni di incommensurabile valore. E poi, imparando a farsi amico il mare e a usare i monsoni, gli yemeniti aggiunsero i beni provenienti dall’India e dal sub-continente indiano alle loro imbarcazioni: stoffe, spezie, tessuti, spade, avorio.

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Le case in fango e mattoni della citta vecchia di Sana’a – Patrimonio UNESCO ©Lucio Rossi

La sua capitale, Sana’a, fondata da Sem, figlio maggiore di Noè, racchiude in sé tutta la bellezza (e saggezza) di un’antica civiltà: autosufficienza, coesione, tradizioni, religione e fratellanza. Sana’a è tuttora considerata una delle città più antiche e più a lungo abitate al mondo. Il tempo, nello Yemen, si misura in millenni. Ho vissuto gli anni in cui il paese era ancora praticabile e visitabile quasi in toto. Saltuariamente qualche zona veniva chiusa a causa di tensioni tribali ma era questione di poco. In ogni angolo del Paese i turisti venivano accolti ad alta voce da un Marhaba! (Benvenuti!) che risonava per i mercati, le piazze, i villaggi, anche quelli più sperduti. Molte porte di case private venivano aperte.

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Un negozio di antichità nella città di Thula ©Lucio Rossi

I bambini accoglievano gli sconosciuti con un I love you! perché questo veniva insegnato loro: la gentilezza. Al turista è sempre stata riservata l’ultima tanica di acqua disponibile o l’unica candela del funduq (gli alberghi locali) in un paese dove la corrente e l’acqua non arrivano dappertutto; o la migliore fogliolina di qat tenero (Catha edulis, un eccitante masticato dopo pranzo in un rituale tipicamente yemenita), il pane appena sfornato ed il migliore – o unico – pezzo di carne della settimana. Poche destinazioni al mondo sono state in grado di lasciare una traccia tanto indelebile nella mente e di toccare profondamente l’animo di viaggiatori. Personalmente, il momento più toccante è sempre stato sentire quella parola “Tornerò” e vedere l’ospite salutare mentre – alla yemenita – poneva la mano sul cuore, perché la vita ed ogni sua ragione passano da lì. Qualcosa di bello, ancora una volta, lo Yemen lo aveva fatto.

Di Beatrice De Filippis foto di Lucio Rossi|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

Note Biografiche sull’Autrice

Beatrice De Filippis è nata ad Asti nel 1966. Ha studiato, lavorato e vissuto in Italia, Stati Uniti, Inghilterra, Kuwait e Yemen. Ha sempre viaggiato per lavoro e lavorato per viaggiare, antica passione di famiglia. Nel periodo in cui viveva a Sana’a ha ricoperto la carica di Direttore Esecutivo della Al-Mamoon-International-Tours e Marketing Manager per la Al-Mamoon-Group of Companies, dopo aver lavorato per anni per il Governo di Dubai, Dipartimento del Turismo e Commercio e per vari tour operator italiani e stranieri. Ha collaborato con il Ministero del Turismo yemenita, ha scritto discorsi per personaggi locali e seguito l’ufficio stampa di diverse società. Attualmente vive in Spagna con i genitori, dalle parti di Cordoba. Un giorno spera di poter tornare nello Yemen e regalare ai bambini di Sana’a un laboratorio di disegno e una biblioteca.

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