Yamal, Siberia c’è vita alla Fine del Mondo

Oltre il circolo polare artico, a Yamal nella tundra della Siberia c’è vita, vita umana. Viene normale chiedersi perché si decida di vivere in un ambiente così ostile. Ma in alcuni luoghi per viverci  bisogna esserci nati e non essere capaci di vivere altrove. Vale per tutti e vale anche per i Nenet: la tundra è tutto il loro mondo. Testo e foto di Rossana Cintoli

Siberia Yamal @Rossana Cintoli

Una settimana con i Nenet è stata l’esperienza di una vita: le lunghe notti artiche consumate a mantenere vivo il fuoco della stufa per impedire al gelo esterno di entrare nel chum (la tenda) durante le bufere con venti ad 80-100 km l’ora, quando anche le cose più normali diventano complicate, come tenere aperti gli occhi; le poche ore di luce circondati dal bianco della neve che si confonde con il bianco del cielo e il silenzio rotto solo dal sibilo del vento che si placa solo di rado. Eppure loro, i Nenet, scelgono di vivere qui con il poco che una natura così ostile sa offrire, insieme alla loro renne che rappresentano la loro sopravvivenza e la loro ragione di vita. Scelgono, si, perché qui bisogna volerci rimanere, magari anche tornarci, dopo aver vissuto e studiato in città. La loro è una scelta difficile ma orgogliosa che li porta a tornare nella tundra siberiana, con la volontà di proseguire la tradizione del loro popolo che per secoli ha reso possibile la vita nella penisola di Yamal. Nella lingua locale Yamal significa “fine del mondo”, è una terra remota che si estende per tutta la sua lunghezza oltre il circolo polare artico, oltre i monti Urali polari, aldilà del fiume Ob. Un lembo di terra pianeggiante oltre il limite del permafrost, sferzata dai venti che non trovano ostacoli sulla loro strada, gelata d’inverno, paludosa d’estate. Un territorio che nasconde sotto i suoi ghiacci i più grandi giacimenti di gas naturale d’Europa e attraverso i quali passa la politica energetica russa. Lo sfruttamento di questa risorsa, estranea alla vita dei Nenet, ha cambiato questi luoghi remoti, interferendo con le vie di migrazione che hanno resistito nei secoli e cambierà la vita dei popoli del nord.

Per ora i Nenet resistono nella loro vita nomade, alla continua ricerca del posto migliore per le loro renne. Si spostano quasi ogni settimana cercando radure dove  i licheni nascosti sotto lo stato di ghiaccio e neve siano comunque raggiungibili dalle renne. E’ per questo che durante gli inverni polari, nelle loro migrazioni si spostano più a sud, ai piedi della penisola dello Yamal, dove la coltre di neve e ghiaccio è meno compatta mentre le estati li spingono sulla costa  verso il mare di Karaanche per fuggire agli sciami di zanzare e moscerini che proliferano negli acquitrini lasciati dal disgelo. Nenet e le renne sono una cosa sola e anche quando questi popoli, nel tempo, da cacciatori si sono trasformati in allevatori  nulla è cambiato perche i ritmi di della vita sono legati alle esigenze delle mandrie.

D’altra parte tutto qui è ricavato dalle renne:  i pesantissimi cappotti e gli stivali di pelliccia con i quali uomini, donne e bambini si proteggono dal freddo e dai venti invernali, quando le temperature scendono facilmente sotto i  -40; i giacigli sui quali riposano e anche le loro tende, i Chum, così simili a quelle degli indiani d’America, così grandi da contenere fino a 10 persone e così preziose, visto il numero di pelli necessarie per realizzare il manto di copertura cucito a mano dalle donne. E ancora i bottoni, le fibbie e i manici dei coltelli e gli utensili di vario genere che vengono ricavati lavorando le corna e le ossa degli animali; le robuste corde fatte con i tendini con cui vengono legate le assi di legno delle slitte o che vengono utilizzate come  lazi che per catturare le renne che pascolano libere intorno alle tende.

E poi la carne delle renne, che è la principale fonte di sostentamento, consumata sia cruda che cotta; così come è usanza tipica mangiare la carne fresca e bere il sangue caldo degli animali appena uccisi, perchè  sprecare una così ricca fonte di nutrimento nella tundra rappresenta uno spreco insensato.

La loro dieta è costituita oltre che dalla carne anche da patate e cereali, pane secco, latte condensato e anche da pesce, sempre abbondante nei laghi disseminati in tutta la penisola. La pesca viene praticata con reti che vengono calate attaverso una foro praticato nello spesso strato di ghiaccio, lasciate tutta la notte e salpate il giorno successivo. Gli accampamenti dei Nenet sono di solito costituiti poche tende; la dispozizione del campo e gli spazi all’interno dei chum sono  regolati dalla tradizione  che disegna linee immaginarie che non possono essere oltrepassate e definisce gli spazi che possono utilizzare gli uomini e quelli entro i quali possono muoversi le donne. Nei campi vivono più famiglie dello stesso clan, ognuno  ha il suo compito e non ci sono pause.  Gli uomini si occupano di tutto quello che concerne le renne,  le donne della cucina, raccolgono la legna e tengono accesa la stufa sempre immancabilmente  posta al al centro del chum, cuciono  gli  abiti  per tutti  e  tocca ovviamente a loro la cura dei  bambini. Questi ultimi, come tutti i bambini si dedicano al gioco ma non mancano di aiutare a raccogliere la legna a battere la tenda per rimuovere la neve che si accumula nella notte e a raccogliere la neve nei mastelli per bere e cucinare. Tutto fa parte di un meccanismo rodato e sperimentato  per secoli che consente la sopravvivenza  con  armonia in un clima così estremo,  senza perdere tempo c’è tempo per tutto. D’altra parte un proverbio siberiano recita che “chi ha fretta nella tundra ha fretta di morire”.

Quando è il momento di spostarsi da un posto ad un altro alla ricerca di  nuovi pascoli, e succede  quasi ogni settimana,  tutti si  danno  da fare nello smontare le tende, preparare le slitte catturare le renne per il traino; nel giro di poche ore è tutto pronto per spostarsi e per far partire la carovana fatta di renne, uomini e donne e bambini a bordo di tradizionali slitte accompagnate dai fedeli cani e dal suono dei campanacci delle renne a rompere il silenzio disturbato  in lontananza  dal rombo  delle motoslitte  in avanscoperta.

Questa è la vita ai  confini  del  mondo e i Nenet ne sono i  fieri profeti,  a praticare il nomadismo   che li porta a segure le  millenarie  rotte di  migrazione  sono  rimasti  in pochi e molti di loro hanno ceduto  alle piccole comodità come  un generatore per illuminare le notti artiche o una parabola per captare un segnale tv satellitare ma questo nulla toglie al fascino di questi luoghi. Almeno fino a quando queste tradizioni riusciranno a sopravvivere.

Testo di Rossana Cintoli www.rossanacintoli.it|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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HWT Hidden World Travel  Nenets: prima che scompaiano. Yamal, Urali Polari, Russia, Aprile 2019. Spedizione a Yamal, circolo polare artico, Russia.
Un tuffo nella fotografia antropologica. Tour guidato in italiano dalla fotografa Yuliya Vassilyeva. Durata: 7giorni  Quota per partecipante  € 2.500

*Viaggio organizzato suggerito da Latitudes è una libera scelta redazionale

Infoutili

Fuso orario: 4 ore di differenza

Documenti: passaporto con validità residua di almeno 6 mesi e visto da richiedere presso gli uffici consolari russi

Vaccini: non necessari

Lingua: dialetti locali e russo

Religione: perlopiù cattolica ortodossa

Valuta: rublo

Elettricità: i Chum non dispongono di elettricità, i villaggi temporanei possono essere dotati di generatori  di corrente a 220V che funzionano alcune ore al giorno.

Abbigliamento: abbigliamento artico, le temperature in queste zone possono scendere anche a 40°c sotto lo zero  e i luoghi sono battuti da venti forti e bufere di neve

Centro visti per la Russia https://vhs-italy.com

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