Negazionismo, sbiancante per anime nere

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Il Museo dell’Olocausto a Berlino

Lo scorso 27 gennaio si è celebrato come ogni anno il Giorno della Memoria, ricorrenza internazionale che ricorda l’Olocausto (Shoah per gli ebrei) per mano del regime nazista– tacitamente affiancato da quello fascista – nel corso del secondo conflitto mondiale. Fra le tante date che il calendario delle ricorrenze propone, questa è senza alcun dubbio una delle più sentite e partecipate dai popoli della terra, in particolar modo dagli Europei che l’hanno vissuta e sofferta più di altri. L’indole umana è purtroppo incline all’assuefazione, anticamera della dimenticanza, per tutto ciò che richiede esercizio di memoria e consapevolezza etica; più comodo dunque ignorare ogni cosa evitando di riempire il cervello di imbarazzanti ricordi che creano disagio e distolgono dai problemi attivi della vita. Al contrario, questa è una buona ragione per ribadire l’importanza e la validità del 27 gennaio del 1945, giorno in cui sono stati abbattuti i cancelli di Auschwitz ed è stata conservata, monito per i posteri, l’insegna in metallo tragicamente ironica che li sormontava (il lavoro rende liberi). Non mancano tuttavia inquietanti segnali negativi. I giorni che precedono e seguono la data della Shoah registrano, un po’ dappertutto nel vecchio continente, il fenomeno del negazionismo che rappresenta ormai una piaga ricorrente col rinnovarsi del ricordo dell’Olocausto. C’è chi cerca di convincere la gente – con parole, scritti, incontri – che tutto ciò che è successo di mostruoso in Europa è semplicemente inventato; che non è mai esistito alcun genocidio di massa;che i nazisti e i loro alleati (Italia, Giappone) hanno semplicemente fatto una guerra. Perdendola.

Persone e organismi vari hanno dato vita al negazionismo dell’Olocausto, movimento o corrente di pensiero che viene giudicata antistorica e antiscientifica, perché ha lo scopo precipuo di negare la veridicità dello sterminio degli ebrei (e di altre categorie di persone non ebree) da parte della Germania nazista. Coloro che sostengono il negazionismo si qualificano come storici revisionisti, pronti a mettere in dubbio, a negare le infinite testimonianze sin qui prodotte e gli accurati studi pubblicati su ciò che è avvenuto nel corso del conflitto mondiale. Hanno persino coniato dei “nomi” – quasi degli slogan – per definire false le tragedie della Shoah: olocaustomania”, “sacravulgata olocaustica e menzogna olocaustica sono i termini impiegati. Sostengono convinti che:1) i nazisti non hanno mai voluto sterminare gli ebrei; volevano solo rinchiuderli nei campi di concentramento. 2) una “favola” quella dell’esistenza delle camere a gas e altrettanto quella del numero totale degli ebrei morti. 3) la narrazione della Shoah ha giustificato la costituzione dello Stato d’Israele, a copertura dei crimini commessi dagli eserciti e governi Alleati. Le prove di tali mistificazioni? Quelle prodotte dagli accusatori nel corso del processo di Norimberga: barattoli di gas asfissianti, riprese dei “fumi” prodotti dalle eliminazioni di massa ed altre ancora.

Le tesi dei negazionisti crollano storicamente di fronte ai nomi delle tragedie della guerra: Auschwitz, Buchenwald, Mauthausen, Dachau, Bergen-Belsen, Terezin e i luoghi del “ricordo” permangono vivi e vissuti anche in Italia: la Risiera di San Sabba a Trieste, il Binario 21 della Stazione Centrale di Milano, il Ghetto di Roma che partiva da Piazza delle Tartarughe, il Campo di Concentramento di Fossoli, prossimo a Carpi (Modena). In diversi paesi la negazione dell’olocausto è configurata come illecito e punita con la reclusione, mentre in altri è contestato e punito qualunque tipo di genocidio. Nel 2007 le Nazioni Unite hanno approvato una risoluzione degli Stati Uniti che “condanna senza riserve qualsiasi diniego dell’Olocausto e sollecita tutti i membri a respingerlo, che sia parziale o totale, e a respingere iniziative in senso contrario”. I negazionisti, per contro, considerano queste leggi come una limitazione della libertà di parola e d’espressione. Durante il processo di Norimberga gli avvocati dell’accusa hanno presentato qualcosa come tremila tonnellate di materiali vari come prove di quanto avvenuto. Dal 1958 gli Archivi Nazionali degli Stati Uniti, in collaborazione con l’Associazione di Storia Americana, ha dato inizio alla pubblicazione di 92 volumi contenenti le prove raccolte dall’esercito americano alla fine della guerra. Altri 30 volumi sono stati dati alle stampe prima della fine del secolo scorso.

del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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