Cina il Paese di giada e seta

© Franco Cappellari

Due città simbolo come Hangzhou e Pechino svelano il carattere della Cina odierna, tra modernità e tradizione

Prima tappa ideale di un viaggio in questa leggendaria terra è senza dubbio Hangzhou, capoluogo della provincia del Zhejiang e centro politico, economico, culturale e turistico. La città è situata sulla costa sudorientale, all’estremità meridionale del Grande Canale Imperiale che la collega a Pechino, in una delle zone paesaggistiche tra le più famose della Cina continentale. Durante la sua lunga storia è stata una delle sette antiche capitali della Cina, sotto la dinastia dei Song Meridionali. Hangzhou è immersa in riserve naturalistiche d’immenso valore, come lo stesso Lago dell’Ovest, il Monte Tianmu, il picco Qinglian e i cinque parchi nazionali di Qiandaohu, Daqishan, Wuchaoshan, Fuchunjiang e Qingshanhu, oltre a essere conosciuta in tutto il mondo per lo spettacolo naturale della marea del fiume Qiantang, che nel 2010 ha attirato sulle sue rive più di 150mila persone. Hangzhou è ricca di gioielli artistici come il tempio Lingyin, o Tempio del Ritiro delle Anime, che merita una menzione particolare. Costruito durante il primo anno del regno Xianhe (326 d.C.) della dinastia dei Jin Orientali, è uno dei più importanti templi del buddhismo, dove i fedeli si recano in pellegrinaggio da tutta la Cina. Gli edifici principali, la Sala dei Re Celesti e la Sala del Tesoro dei Grandi Eroi, all’interno della quale possiamo ammirare una statua di Buddha Gautama, Siddhartha, placcata d’oro alta circa venti metri e ricavata da 24 sezioni di legno di canfora, sono delle vere e proprie meraviglie architettoniche. Assistere a una cerimonia buddhista  è sempre toccante e suggestivo, ma in questa cornice diventa un’esperienza indimenticabile.

Più di tutto colpisce la grande religiosità di questo popolo, che si percepisce da ogni gesto. Durante le funzioni religiose, infatti, le sale sono sempre gremite dai pellegrini, a tal punto che è quasi impossibile muoversi, per non parlare di scattare fotografie, anche per la serrata vigilanza dei monaci che non consentono di utilizzare strumenti di ripresa. Molto interessanti sono gli archivi del monastero, dove sono conservate preziose scritture buddhiste su foglie di palma e altri tesori, quali il manoscritto del Sutra del Diamante di Dong Qichang della dinastia Ming. Davanti al tempio, dal quale è separato da un ruscello, si trova il Feilai Feng, il “Picco venuto in volo da lontano”. Il bizzarro nome deriva da una leggenda secondo la quale la collina sarebbe arrivata in volo dall’India, ed è caratterizzata da magnifici alberi secolari e grandi rocce con sembianze di animali. Tra queste è facile riconoscere un drago volante, un elefante che corre, una tigre accovacciata e una scimmia che fugge. Il fianco della collina è impreziosito da grotte e nicchie scolpite che contengono ben 338 statue di Buddha e altre figure dell’iconografia buddhista risalenti al periodo delle Cinque Dinastie. Fra gli esempi più belli, la scultura in rilievo di Lushe della dinastia dei Song e le statue di Maitreya, il Buddha che ride, e di Avalokitesvara dai tre volti e otto braccia risalente alla dinastia Yuan, che occupano un posto importante della storia dell’arte e della scultura cinese.

Da visitare sono anche la Pagoda delle Sei Armonie, la Tomba di Yue Fei, i monasteri Jingci e Yunxi e l’antica farmacia Hu Qingyu Tang, dove è possibile approfondire la storia della medicina tradizionale cinese. La città gode anche della fama di centro della seta e capitale del tè, e fin dall’antichità numerosi mercanti si sono trasferiti in questo “paradiso dello shopping”. Oggi, la maggior parte dei negozi e dei centri commerciali sono concentrati in piazza Wulin e via Yan’n.

Da Hangzhou si può raggiungere Pechino, la capitale del Nord, con un paio d’ore di volo. All’arrivo, l’aeroporto stupisce per la sua estensione. È talmente grande che per ritirare le valigie si deve prendere una sorta di trenino leggero. Da qui, il centro è raggiungibile in soli 15 minuti con la nuovissima metropolitana, e subito si è colpiti dallo stupore: tutto in questa città è immenso, dalle piazze ai monumenti, dalle strade ai palazzi. Gli stili architettonici che la caratterizzano sono tre: l’Imperiale, maestoso e grandioso, con la Città Proibita e il Tempio del Cielo l’architettura  degli anni 1950- 1970, più austera e razionale; e l’ultramoderno del centro economico e commerciale, costituito da altissimi grattacieli di vetro e ampie arterie stradali, partoriti dal boom economico degli ultimi decenni. La prima tappa è Tiananmen, che con i suoi 40 ettari è la più grande piazza del mondo, famosa per due dei più importanti eventi della storia cinese del Novecento: la proclamazione della Repubblica Popolare Cinese nel 1949 e la rivolta studentesca del 1989. Alla piazza si accede solo attraversando dei metal detector, presidiati da poliziotti molto scrupolosi, e la sua pulizia è assicurata da numerosi spazzini che, muniti di scopa e secchio, camminano zigzagando tra la gente e raccogliendo anche i rifiuti più insignificanti. Sulla piazza si affaccia la Città Proibita Purpurea, testimonianza della potente e mitica Cina Imperiale, il monumento più rappresentativo di Pechino, eretta in 14 anni a partire dal 1406 e sede degli imperatori fino al 1911. Davanti alla biglietteria la fila dei turisti è davvero lunga. È, quindi, indispensabile armarsi di una buona dose di pazienza, in quanto l’attesa può prolungarsi per diverse decine di minuti. Fortunatamente, si può ingannare l’attesa scambiando quattro chiacchiere con gli abitanti del luogo. Soprattutto i giovani, infatti, colgono ogni occasione di fare conoscenza e di intrattenersi con i turisti occidentali, sfoggiando il loro inglese con orgoglio: questo è il segno che l’integrazione della cultura occidentale con le nuove generazioni cinesi procede speditamente.

Una volta acquistato il biglietto, si accede al mastodontico complesso di circa 720 mila metri quadrati dalla porta Wumen, con l’enorme ritratto di Mao Zedong che sovrasta l’entrata. Da qui si prosegue all’interno in un susseguirsi di porte, cortili, terrazze e palazzi, emblemi dell’architettura simbolica del Confucianesimo e delle dinastie feudali, mentre la struttura generale, la dimensione, la forma degli edifici, i colori delle decorazioni e l’arredamento esprimono il supremo potere imperiale e un severo sistema gerarchico. Percorrendo uno dei cinque ponti sul fiume dorato, che simboleggiano le cinque virtù cardinali del Confucianesimo, camminando ai piedi di immensi leoni di bronzo, simbolo dell’Imperatore, e attraversando la Porta dell’Armonia Suprema, si entra, infine, nella corte principale, capace di contenere fino a 100 mila persone. Davanti al visitatore si apre un’ampia terrazza, lungo il cui perimetro sono posti enormi recipienti che un tempo contenevano l’acqua che serviva a spegnere i frequenti incendi. Una gradinata conduce a un enorme palazzo dal tipico tetto a pagoda,il Taihe Dian alto 35 metri. Le falde ricurve del tetto poggiano su imponenti colonne di legno che lo sostengono senza uso di chiodi. Si giunge, così, nella sala principale: la Sala dell’Armonia Suprema, il cuore della Città Proibita, alla quale un tempo poteva accedere solo l’Imperatore.

La struttura è completamente decorata con i classici emblemi della tradizione cinese: elefanti, gru e simboli del potere, della longevità e della saggezza. Il centro del soffitto è ornato con draghi che giocano con la perla infuocata. Alla fine della visita rimane una sensazione di stupore per la maestosità, per i continui richiami a una civiltà potente e antica e per una simbologia del tutto sconosciuta a noi occidentali. La tappa successiva è il Tempio del Cielo, una vasta area circondata da possenti mura che comprende una serie di costruzioni, tutte perfettamente restaurate, dove l’Imperatore si recava in occasione dei solstizi d’estate e d’inverno per rendere omaggio alle divinità e pregare per i buoni auspici. Il complesso si trova al centro di un grande parco boscoso con alberi antichissimi: alcuni ginepri hanno più di 800 anni.

Attraversandolo, improvvisamente ci si trova catapultati in uno spaccato di vita quotidiana: le gallerie di legno colorato sono popolate da centinaia di persone che sulle balaustre giocano interminabili partite a carte e a mahjong, tipico passatempo tradizionale . Altre lavorano all’uncinetto o fabbricano borsette di perline colorate, il tutto accompagnato dalla colonna sonora di uomini e donne che cantano al suono di fisarmoniche e tipici strumenti a corda. Varcata la porta d’accesso, ci si lascia alle spalle tutto questo fermento e ci si trova nell’area sacra vera e propria. Il complesso si sviluppa da sud a nord, in direzione della Città Proibita, ed è costituito da tre edifici principali: l’Altare Circolare, la Volta Celeste Imperiale e, infine, la costruzione più imponente, la Sala di Preghiera per il Buon Raccolto. L’Altare Circolare, costruito nel 1530, è interamente di marmo bianco ed è costituito da una terrazza a tre livelli circondata da un muro interno circolare e uno esterno a pianta quadrata. Lo schema compositivo si sviluppa su multipli di 9, numero che nella cultura cinese rappresenta la perfezione. La Volta Celeste Imperiale, invece, è un tempio circolare datato anch’esso al 1530: si tratta di un edificio costruito in legno e ceramiche policrome, sormontato da un tetto a forma di cono, coperto da tegole blu, che termina con una sfera dorata e che poggia su un basamento di marmo. La Sala di Preghiera per il Buon Raccolto, infine, edificata nel 1420, è considerata il più significativo esempio dell’architettura religiosa cinese ed è di una bellezza stupefacente. Sull’ultima delle 3 bianche terrazze concentriche che formano la base, si eleva un edificio circolare dal triplice tetto conico di tegole blu sormontato anch’esso da una sfera dorata. Il palazzo è ravvivato da colori che vanno dal verde all’azzurro, dal bianco all’oro, e ornato dai simboli del drago e della fenice, che rappresentano l’Imperatore e l’Imperatrice.

Per concludere la visita di Pechino, si può tornare in centro percorrendo l’affollata via Wangfujin, mecca dello shopping nella capitale. Se a questo punto i morsi della fame cominciano a farsi sentire, ci si può lasciar guidare dal caratteristico profumo della cucina cinese e perdersi tra i vicoletti di via Xiaochijie, più nota agli occidentali come “via degli stuzzichini”. Si può concludere la serata passeggiando tra i pochi hutong, vecchi vicoli del centro storico, rimasti intatti sui quali affacciano le siheyuan, le caratteristiche case con cortile. Si può scegliere se aggirarsi in questo labirinto di viuzze a piedi o con il risciò a pedali, sicuramente il mezzo più adatto e veloce. Qui, si respira ancora l’aria di un tempo: tutti si conoscono e il silenzio e la tranquillità la fanno da padrone. In strada è facile incontrare anziani che giocano a carte e donne che cucinano utilizzando i tipici wok. La gente, come in tutto il resto della città, è molto cordiale nei confronti dei turisti, ma a differenza degli abitanti dei nuovi quartieri, tiene molto alla propria privacy e non ama essere ripresa o fotografata.

L’impressione che si ha alla fine del viaggio è quella di un Paese che sta correndo speditamente verso il futuro, ma che conserva gelosamente queste “isole” intensamente poetiche dove regna la tradizione, mantenendo così la propria identità millenaria.



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Spettacoli circensi

 L’arte acrobatica è figlia di una storia che si perpetua in Cina ormai da millenni. Numerose sono le compagnie di acrobati, giocolieri, funamboli e contorsionisti che propongono i loro numeri nei più importanti teatri delle città, il più delle volte accompagnati sul palco da musicisti che suonano strumenti tradizionali cinesi e con oggetti di scena molto comuni, come sedie, piatti, biciclette, cerchi e cappelli. Questi performer sono famosi per le loro straordinarie esibizioni, molte delle quali, pur essendo estremamente sofisticate, erano già praticate in tempi antichi. A Pechino possono essere ammirati in diversi teatri, tra i quali il Tiandi (tianditheatre.com)ed il Chaoyang (chaoyangtheatre.com). Da non perdere anche gli spettacoli di marionette, la cui origine risale al periodo Xia, intorno al 2000 a.C. quando i pupazzi erano fatti di paglia. Successivamente, verso il 300 a.C. iniziarono a essere realizzate le prime marionette in legno, vestite con abiti multicolori. Il più delle volte raffigurano personaggi che appartenevano alle opere del teatro tradizionale cinese. Il China Puppet Art Theater ha in cartellone quasi tutti i giorni questo genere di spettacoli.

Il lago dell’Ovest

 Una posizione di rilievo tra gli spettacoli teatrali che si possono ammirare in tutto il territorio cinese va assegnata di diritto a Impressioni sul lago, che va in scena nella favolosa cornice del Lago dell’Ovest a Hangzhou. La trama è imperniata su una leggendaria storia d’amore ambientata proprio sul famoso specchio d’acqua. Oltre 300 sono le persone impegnate nella rappresentazione, tra attori e figuranti, oltre a due pagode galleggianti e una serie infinita di effetti teatrali e scenografici che hanno dell’incredibile. La direzione è affidata al grande Zhang Yimou, regista di Lanterne Rosse, film con il quale la Cina si affacciò alla ribalta cinematografica internazionale nel 1991. Il famoso cineasta ha anche orchestrato la cerimonia di apertura delle olimpiadi di Pechino del 2008. La scenografia, il palco galleggiante, gli abiti di scena e anche il più piccolo dei particolari sono stati realizzati con una cura a tratti maniacale, che non può che lasciare a bocca aperta.

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Testo e foto di Franco Cappellari|Riproduzione riservata Latitudeslife.com

Info utili

Informazioni: L’ufficio Nazionale del Turismo Cinese ha un sito in lingua italiana dove potrete trovare molte informazioni per viaggiare in Cina

Come arrivare: Per le tratte internazionali si può scegliere i voli di linea di Lufthansa, Swiss o Air China.

Quando andare – Clima: La maggior parte del territorio cinese rientra in un’area dal clima temperato. La parte meridionale della Cina è situata nella zona tropicale e subtropicale, mentre la parte settentrionale è nella zona glaciale perciò se a  Pechino l’inverno è abbastanza rigido con temperature vicine allo zero, Shanghai mantiene un clima continentale temperato. I periodi migliori per visitare questa parte della Cina sono primavera e autunno, meglio evitare le torride estati.

Fuso orario: + 7 ore rispetto all’Italia, + 6 ore quando in Italia vige l’ora legale.

Documenti: passaporto con validità di almeno 6 mesi e visto consolare per la Cina.  Il visto cinese va richiesto a uno dei due uffici visti di Roma e Milano (CVASC – Chinese Visa Application Service Center) o al consolato di Firenze. Informazioni sul sito https://www.visaforchina.org/MIL_IT/

Vaccini: non necessari, attenzione alle infezioni alimentari che possono essere fastidiose, meglio portare con sé almeno un antibiotico generico.

Lingua : cinese

Religione: Religioni ufficiali sono: buddhismo, taoismo, islam, cristianesimo.

Valuta: Renmimbi Yuan. 1 EURO equivale a circa 7,8 Yuan

Elettricità: Tutta la Cina continentale applica un voltaggio di 220 V con una frequenza di 50 Hz. La maggior parte degli alberghi in Cina ha sia il 110V che il 220V nelle prese elettriche dei bagni. Nelle camere di solito solo 220V disponibile.

Telefono: +86. La copertura è presente quasi esclusivamente nelle grandi e medie città, a meno di non acquistare una SIM cinese, ad esempio China Mobile

Abbigliamento: L’inverno è freddo, l’estate calda, quindi l’abbigliamento è in funzione del periodo in cui si viaggia, una cosa che non deve mancare mai è una giacca contro la pioggia e un ombrello.

Link utili: ufficio Nazionale del Turismo Cinese

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