Città del Messico. Qualcosa di grande

Molti pensano che Città del Messico sia soltanto un’immensa metropoli soffocata dall’inquinamento e dal traffico. Ma si sbagliano. Perché in realtà la più grande capitale americana nasconde molte sorprese. Scopriamole.

 Città del Messico sorge sulle rovine di una capitale distrutta, quella degli aztechi. I fatti. A 2250 metri di altitudine, l’immenso nucleo urbano di Città del Messico (fondata da Hernan Cortes) sembra emergere come una magica apparizione tra le montagne, dove svetta la sagoma imponente del vulcano Popocatepetl (5500 metri), detto familiarmente “El Popo” che ogni tanto lancia in cielo fumo nero e ceneri. Sono pochi i giorni in cui le sue cime innevate si riescono a vedere.

Ma è l’atterraggio, al buio della sera, a sorprendere. Sorvolare la distesa di luci all’infinito, senza capire quando sia cominciata, e virando si stende ovunque lo stesso mare di finestre, lampioni, insegne, quasi fosse lo sterminato bivacco di un esercito invasore venuto da chissà quale pianeta… La città è così vasta da richiedere un’accurata programmazione nella visita.

Coniugando tradizione e modernità

Eppure questo oceano di cemento e lamiera, misteriosamente, inesplicabilmente, conserva l’anima affascinante e arcana delle origini. La bellezza non è andata perduta, forse si è soltanto trasformata, ha assunto nuove forme, si è dilatata in mille angoli e scorci e l’odierna Mexico Districto Federal, città-stato e capitale della Federazione messicana, è certamente uno dei luoghi da vedere. E poi non è vero che sia la metropoli più inquinata del pianeta. Dipende dal tempo, dall’inversione termica, dal quartiere – le “colonias” – perché è così smisurata da comprendere climi diversi nella stessa giornata.

Se il Messico è un Paese di contrasti forti, la capitale ne concentra di eccessivi. Estesa su 1.000 chilometri quadrati con ben 24 milioni di abitanti si trovano due volti contrapposti della megalopoli: da un lato una città in continua espansione; dall’altro la capitale culturale che per numero di musei è seconda solo a Londra.

Eppure una certa armonia prevale su tutto, anche negli accostamenti più azzardati tra barocco coloniale, grandeur Art Déco e cristalli polarizzati. In mezzo a tanto ribollire di vita, la megalopoli partorisce creatività a ritmo sostenuto e vanta un’effervescenza culturale da rendere vacua la diatriba sul primato da attribuire a Parigi o a New York. Infatti la città continua a produrre anticorpi contro la decadenza, senza bisogno di pavoneggiarsi né di rivaleggiare. Tanto, chi la conosce a fondo non riesce più a starne lontano per troppo tempo.

A spasso per Mexico City curiosando, curiosando

“El Monstruo Querido”, il mostro amato dai suoi “chilangos”, come vengono chiamati i capitolini dal resto dei confederati, offre sorprese a getto continuo. Per esempio se si percorre la Miguel Angel de Quevedo, arteria a sei corsie perennemente intasata, si svolta casualmente in una viuzza laterale, e… poche centinaia di metri sono sufficienti per ritrovarsi improvvisamente immersi nella vita paciosa di un borgo seicentesco, Coyoacan – dove si mangiano i gelati migliori della megalopoli – già residenza di Cortés quando era un villaggio a qualche ora di cammino dalla città, ora  con i giardini incredibilmente verdi.

 La città vecchia

Il centro monumentale, che si dipana intorno a Plaza de la Constitucion, meglio nota come Zocalo, quarta piazza più grande del mondo, è scenografico e spettacolare, con la cattedrale barocca de la Asuncion del 1573, il Palacio Nacional, dove si trovano gli affreschi più belli di Diego Rivera, l’area archeologica del Templo Mayor azteco e il Palacio de Bellas Artes, in Avenida Juarez, dedicato all’arte messicana. Lo “Zocalo” è costruito sui resti dell’antica Tenochtitlán azteca. Nella piazza  rivivono colori, riti e tradizioni del cerimoniale azteco i cui segni si colgono ad esempio dalle “calaveras”, dolci a forma di teschio caratteristici del giorno dei morti, alle magnifiche feste indigene che si tengono anche nei quartieri cittadini. Tutta la città tra la fine di Ottobre e Novembre fa festa per le strade mangiando dolciumi che raffigurano teschi e scheletrini.

Il lago Xochimilco

E’ un luogo antico e magico situato nel sud di Città del Messico, dove i turisti e i locali possono godere di viaggi attraverso i suoi canali a bordo delle “trajineras,” imbarcazioni tipiche e variopinte, guidate a remi.

Lo stadio Azteca

Sorge vicino al bario di Santa Ursula, alla periferia sud e gli abitanti di Città del Messico lo chiamano il “colosso di Santa Ursula”, non a torto. E’ un affare immenso, da 120.000 posti a sedere. Sul muro esterno una targa ricorda la semifinale del Mondiale di calcio del 1970, definita “partido del siglo” dove l’Italia, ai tempi supplementari, vinse una partita leggendaria.

Nel Paseo della Reforma – dove spicca la statua dell’Angel, simbolo della città – i grattacieli convivono con il passato della città e propongono una nuova forma di organizzazione urbana: la pista ciclabile più lunga della capitale si trova su questa strada. Paseo della Reforma e avenida Insurgentes sono le due arterie centrali della capitale: quest’ultima, 34 chilometri, è la più lunga della città. Si trova nella cosiddetta Zona Rossa, ovvero la parte più chic e avveniristica e moderna. La metropoli messicana è divisa in sedici “delegaciones”, i distretti, e oltre quattrocento “colonias”, i quartieri.

Per chi ama lo shopping, a Città del Messico si trova dell’artigianato di buona fattura proveniente da ogni parte del Paese, ma i prezzi sono un po’ più alti che altrove.



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I musei “must to see”

Ubicato su una ex area industriale degli anni quaranta, dall’esterno il museo Soumaya appare come un’enorme forma organica ricoperta da una pelle metallica in moduli di alluminio esagonale. Sembra arrivare dal futuro l’edificio del Museo Soumaya, progettato dall’architetto Fernando Romero. Il museo nasce dai due grandi amori del suo committente, il milionario Carlos Slim, quello per la moglie Soumaya scomparsa nel 1999 a cui è dedicato il nome del museo, e quello per l’arte che Slim ha coltivato per anni attraverso una fondazione, mettendo insieme una delle più grandi collezioni dell’America Latina con opere di artisti del calibro di Auguste Rodin, Pablo Picasso e Diego Rivera. Una collezione di oltre 6.200 opere che Slim, ha deciso di condividere con i suoi concittadini. Ma scelta di creare un edificio dal volume tanto particolare, non ha penalizzato la funzionalità degli spazi espositivi e dei servizi che, distribuiti su cinque piani offrono 20.000 metri quadri solo per le mostre. Ricordate che questo “scrigno metallico”, rifugio di una collezione inestimabile, va scoperto fino all’ultimo piano, dove un enorme lucernario irradia lo spazio espositivo di luce naturale e regala un’esperienza incantevole grazie alla sua architettura.

Accanto al Soumaya, si trova  il Museo Jumex, inaugurato a fine 2013 su progetto dall’architetto britannico David Chipperfield. Si tratta di uno straordinario laboratorio di sperimentazione e innovazione dedicato all’arte contemporanea.

A sud del Bosque de Chapultepec, vale la pena di visitare l’Archivo Diseño y Arquitectura – spazio fondato nel 2012 dal giovane architetto Fernando Romero – che offre un affascinante viaggio nella storia del design attraverso 1.500 oggetti esposti.

Nel quartiere di Xochimilco, lontano dal centro della città, si trova il Museo Dolores Olmedo Patino, ricavato all’interno di una “hacienda” del 1500. La dimora era la casa di Dolores Olmedo Patino, una delle amanti nonché mecenati di Diego Rivera (pittore e muralista messicano). La proprietà è circondata da una lussureggiante vegetazione ricca di piante autoctone, di oche e di pavoni. Nel giardino ci sono anche numerosi cani di razza Xoloitzcuintle, una specie molto rara di origine pre-ispanica. Molte opere di Frida Kahlo (pittrice messicana) e Diego Rivera sono in mostra qui.

La Casa Azul Frida Kahlo, (Blue House) il “Frida Kahlo Museum” si trova a Coyoacán – come già accennato – uno dei quartieri più belli e antichi di Città del Messico con le sue case basse e colorate. Frida, poliedrica artista vissuta tra il 1907 e il 1954, ha dominato la scena culturale del Messico del ‘900. In questa casa vi ha vissuto fin da piccola e dove si è poi trasferita insieme a Diego Rivera, il grande amore della sua vita, fino alla fine.

Come arrivare

Alitalia collega città del Messico da Roma Fiumicino. I voli sono operati con Boeing 777. www.alitalia.com

Dove dormire

Hotel Geneve Mexico City – 

Eleganza, strutture moderne e servizio eccellente sono le qualità di questo Hotel che ha oltre un secolo di vita. L’architettura della struttura e l’interno ricordano lo stile classico europeo. Passeggiando per l’albergo si possono ammirare oggetti d’antiquariato e opere d’arte che hanno fatto parte della storia di questo “Hotel museo”. Situato nel cuore della Zona Rossa,  si trova a pochi passi da uno dei viali più belli del paese, il Paseo de la Reforma, quindi vicino ai centri commerciali, ristoranti, bar, musei, teatri e il distretto storico della città. Le camere sono arredate in stile classico con mobili realizzati a mano in legno di cedro rosso. Ottima e golosa la prima colazione, insomma un’ospitalità “tailor made”. Sito internet www.hotelgeneve.com.mx/en

 Dove mangiare

I “tacos”, che stanno ai messicani come gli spaghetti stanno a noi italiani, sono “tortillas” arrotolate e riempite di carni arrostite, o verdura o formaggio. La “tortilla” messicana non va confusa con quella spagnola, che è una frittata; si tratta di una focaccia sottile di farina di mais, cotta tra due piastre roventi. Nelle migliaia di “fondas” (le trattorie tipiche) e “taquerias” di Città del Messico, ma anche nei ristoranti messicani di tutto il mondo, “tortillas” e “tacos” sono un classico.

Si chiama Mercado Roma e unisce l’idea del mercato tradizionale locale con la cucina bio e gourmet. Gli spazi propongono cibi freschi e “home made” da consumare su tradizionali tavoli.

Caffé el Ristorante Sanbors “Los Azulejos” –

Taqueria “El Califa”

Testo di Stefania Bortolotti | Riproduzione riservata Latitudeslife.com

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