Antigua. Fuga ai tropici

Valley Church Beach, Antigua.
Valley Church Beach, Antigua.

Il mare. Limpido, cristallino, trasparente, declinato nelle infinite gradazioni del turchese, sempre tiepido e ricco di fondali da esplorare. E le spiagge. 365, una per ogni giorno dell’anno. Antigua è il più classico e ben riuscito cliché dell’isola caraibica. Perfetta per una parentesi invernale.

Ci sarà ben un motivo per cui personaggi del calibro di Eric Clapton Paul McCartney o Giorgio Armani hanno scelto Antigua per comprarsi ville favolose e trascorrere vacanze da sogno fuori dal mondo. Il mare se lo godono nelle spiagge private delle loro ville oppure passano ore sulle loro barche in qualche rada nascosta. Mick Jagger ne ha una a vela blu di una ventina di metri su cui si dondola al largo.

Ma qual è il motivo per cui quest’isola delle Piccole Antille, scoperta nel 1493 da Cristoforo Colombo, è diventata la meta esotica di riferimento di celebrità e turisti che vogliono andare in vacanza in un posto splendido? Il mare è ovviamente la prima attrattiva. E poi le spiagge. Ok che è un’isole e quindi le spiagge non mancano ma ad Antigua sono davvero tante. La contabilità locale ne conta 365, ma è più probabile che sia una faccenda di convenienza: se sono una per una ogni giorno dell’anno uno è tenuto a ricordare il dato e forse a raccontarlo, questione di marketing quindi. La maggioranza riposa nelle tranquille e protette acque del lato caraibico dell’isola. Tutte sono aperte al pubblico e quindi la sfida per il visitatore non è come ottenere l’accesso alla migliore, ma semplicemente come individuare la spiaggia che si adatta ai propri gusti.

Spiagge per tutti i palati

Dickenson Bay e Runaway Bay, situate lungo la costa nord-occidentale dell’isola, sono il posto giusto per chi desidera un’esperienza di spiaggia completamente attrezzata. Le più comode di St. John’s sono Fort James e Deep Bay, quest’ultima dominata dalle rovine di Fort Barrington. Mentre Galley Bay attira surfisti durante i mesi invernali e gli appassionati di jogging nelle ore meno assolate. Anche la serie di quattro spiagge a falce di Hawksbill Bay è molto apprezzata, una delle quali è riservata ai nudisti.

Nell’angolo orientale dell’isola si trova Half Moon Bay, regina dei cataloghi e di sicuro una delle più belle di Antigua. Attenzione però: è da evitare durante i mesi di giugno, luglio e agosto quando i venti contrari la riempiono di alghe. Ora è un parco nazionale ed è comunque un’ottima scelta per una gita in famiglia, per uno spuntino a base di pollo fritto nei ristoranti appena alle spalle della spiaggia. Se il vostro viaggio ad Antigua è pianificato in estate, i venti dominanti del periodo suggeriscono una sosta a Valley Church Beach e Darkwood Beach, entrambe sul versante occidentale: acque turchesi, spiaggia bianca e poca gente soprattutto in settimana.

Antigua coloniale

Mare fantastico, natura incontaminata non bastano. Ci sono anche le vestigia di un passato coloniale. Antigua (con la più piccola Barbuda) è un paradiso per il turista. Nella parte meridionale dell’isola, dove si trova il porto inglese, ci sono gli antichi arsenali della Marina Britannica, che nei secoli della colonizzazione aveva scelto questa baia come quartier generale per le manovre militari nel mar delle Antille. Gli antichi edifici in mattoni e pietra sono stati restaurati e accolgono alberghi, ristoranti, bar, negozi, gallerie d’arte. Cuore della zona portuale è il Nelson’s Dockyard, eretto nel 1745 e poi intitolato all’ammiraglio Horatio Nelson che fu il comandante della Marina Britannica, oggi è un sito UNESCO.

Il porto militare ospita anche un piccolo museo. Sulle alture ai lati del porto, due fortezze settecentesche si affacciano sulla baia: Fort Berkley, che si raggiunge a piedi lungo un sentiero dal quale si gode un ampio panorama dall’alto, e quanto resta del complesso di fortificazioni di Fort Shirley alla sommità del colle di Shirley Heights, che si raggiunge in automobile incontrando il Dow’s Hill Interpretation Centre, piccolo museo che racconta la storia e la cultura dell’isola con supporti multimediali. Dall’alto, tra le rovine del forte settecentesco, il panorama sulla baia di English Harbour è uno spettacolo indimenticabile.

St. John’s la piccola capitale

St. John’s è una sonnacchiosa e disordinata cittadina caraibica, non c’è nulla di indimenticabile ma dopo qualche giorno di vita da spiaggia vi verrà voglia di fare una visita in città. Market Street è l’arteria più affollata. La musica a tutto volume che esce dalle radio dei negozi e delle auto in coda si rincorre e si sovrappone a ritmo di reggae, dance hall e calypso. Rastamen dagli sguardi fieri e a volte minacciosi (detestano le foto) camminano con andatura ciondolante tra banchi di frutta e verdura. Ci si può passare tranquillamente una mezza giornata: da vedere ci sono la maestosa Cattedrale anglicana, lungo Church Street.

Da qui, imboccando Market Street, dirigetevi verso il caratteristico mercato coperto, che offre il meglio di sé soprattutto il venerdì e il sabato mattina, quando le merci sono esposte in abbondanza. Le occasioni per uno spuntino non mancano in città, ma se volete un consiglio andate da Beach Limerz, sulla spiaggia di Fort James. Si pranza in terrazza, su un deck in legno con le finestre a ribalta affacciato sulla spiaggia, la cucina è la stessa che si trova altrove, con piatti di carne e pesce, curry e riso cullati al ritmo dei classici giamaicani. Il nome è tutto un programma: deriva dal verbo To Lime, tipico dell’inglese caraibico che in pratica significa ‘godersi il momento’ e credeteci, il momento ha tutto per essere ricordato a lungo.

Tradizioni

Uno dei vecchi edifici del forte settecentesco di Fort Shirley, restaurato e trasformato in bar-ristorante, ogni domenica accoglie la più grande e animata festa dell’isola, con le steel band che suonano in cima alla scogliera che guarda il Mar delle Antille. È lo Shirley Heights Sunset Party and BBQ che attira visitatori da tutta l’isola per ballare, bere birra o rum punch e godersi il tramonto. Ideale è andarci con un taxi locale che saprà destreggiarsi tra le molte auto che salgono la collina.

Un altra festa molto sentita dagli isolani è quella del Carnevale di Antigua, che cade il primo lunedì e martedì del mese di agosto. Il lunedì mattina molto presto gli abitanti di Antigua marciano per St. John’s al ritmo della musica caraibica, mentre il pomeriggio del giorno successivo tocca alle bande e ai carri allegorici tra i quali verrà poi eletto il re del carnevale.

A tavola

Nel corso dei secoli ad Antigua si sono stanziate diverse popolazioni quindi la gastronomia ha subito le influenze più disparate, dando vita alla cucina creola.  Immancabile su tutte le tavole dell’arcipelago è il riso, che qui si gusta bollito, ripassato in padella con un effetto secco e croccante. Fondamentali nella maggior parte delle ricette, le spezie e la frutta, come noce di cocco, mango, papaia, avocado, banana dolce e plantano. Molto comune è anche il pollo, spesso cucinato con la spezia Jerk, allo stile giamaicano, il piatto finale si chiama Jerk Chicken ed è servito con riso e fagioli.

Se volete fare un’esperienza diretta a contatto con ingredienti e piatti della cucina di Antigua il consiglio è di prenotare una lezione a casa di Nicole, una ex chef che ora riceve ospiti a casa sua per insegnare i trucchi e ricette locali. Ma il re della tavola è il pesce: barracuda, cernie, king fish, lampughe, sgombri e wahoo vengono cucinati alla griglia, stufati con spezie o accompagnati da salsa curry e a volte dal chutney, una particolare salsa agrodolce piccante usata anche per condire frittelle a base di papaia. Fra le verdure, il callaloo , una sorta di spinacio, che viene bollito e aggiunto alla carne di maiale o al granchio, per dare vita ad un tipico piatto locale. Fra i crostacei, l’aragosta migliore è quella cotta alla brace e accompagnata da riso alla creola e spezie.

Un’annotazione a parte la merita una salsa, tipicamente piccante come molte di quelle che si usano ai Caraibi: si chiama Susie’s Hot Sauce. Il nome è quello della signora che lo produce nella sua casa trasformata in laboratorio ed è a base di peperoncino, mango e altri ingredienti segreti. Ha vinto premi da tutte le parti e prodotto salse personalizzate per diversi membri della casa Reale britannica. La produce in diverse gradazioni di intensità proprio per andare incontro anche a chi non è abituato ai sapori forti; resta comunque piccante ma è assolutamente da provare.

Sfoglia il magazine

Informazioni utili

Info: sul sito del Antigua and Barbuda Tourism Authority che si trova a Londra  ci sono informazioni per tutte le esigenze, inoltre è possibile visitare anche la pagina facebook Per informazioni in italiano visitate questo sito sul turismo ad Antigua e Barbuda.

Come arrivare: Tariffe interessanti con British Airways che collega Milano e Roma con l’aeroporto internazionale  V.C. Bird  a pochi minuti da St. John’s.

Quando andare: clima tropicale mitigato dagli Alisei; le temperature variano dai 23° ai 30°. Gli acquazzoni tropicali sono più frequenti da settembre a novembre.

Documenti: Passaporto in corso di validità e biglietto di ritorno. Il visto va richiesto per soggiorni che superano i 42 giorni.

Vaccini: nessuno, in generale le condizioni sanitarie sull’isola sono ottime

Dove dormire: Hermitage Bay Resort and Spa

Dove mangiare:

Ana’s Restaurant and Art Gallery sulla Dickenson Bay

Beach Limerz

Copper and Lumber Seafood all’interno del Nelson’s Dockyard National Park

Fuso orario: 5 ore in meno rispetto all’Italia quando vige l’ora solare, 6 con l’ora legale.

Valuta: la valuta locale è il Dollaro dei Caraibi Orientali (ECD) 1 euro = 3,05 ECD I dollari americani sono accettai ovunque al pari delle carte di credito.

Lingua: Inglese è la lingua ufficiale, la popolazione locale parla un dialetto creolo.

Religione: Cristianesimo, declinato in varie confessioni, la più comune è quella protestante.

Elettricità: 110/220 Volts; le prese sono americane quindi serve un adattatore.

Prefisso telefonico: dall’Italia 001.268 più il numero locale; per chiamare l’Italia si compone lo 01139 più il prefisso della città interessata con lo zero.

Abbigliamento: Abiti in fibre naturali con qualche indumento più pesante o giacca leggera per gli ambienti condizionati e le sere ventose.

Link Utili: UNESCO World Heritage Site Nelson’s Dockyard

Testo di Graziella Leporati e foto di Lucio Rossi|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

Visto che sei arrivato qui…

... abbiamo un piccolo favore da chiederti. Molte persone stanno leggendo Latitudes mentre le entrate pubblicitarie attraverso i media stanno calando rapidamente. Vogliamo che il nostro giornalismo rimanga accessibile al nostro pubblico globale. I contributi dei nostri lettori ci consentono di mantenere questa apertura, in modo che tutti possano accedere a informazioni e analisi accurate ed indipendenti. Il giornalismo di approfondimento di Latitudes necessita di tempo, denaro e duro lavoro per produrlo. Ma lo facciamo perché crediamo che la nostra prospettiva sia importante, perché potrebbe anche essere la vostra prospettiva.

Se tutti quelli che leggono i nostri articoli aiutassero a sostenere la nostra attività, il nostro futuro sarebbe molto più sicuro. Per un minimo di € 1, puoi supportare Latitudes e richiede solo un minuto. Grazie.