Viaggio in Abruzzo. Canto di montagna

L'antico borgo medievale di Corvara d'Abruzzo (PE), Italia
L’antico borgo medievale di Corvara d’Abruzzo (PE), Italia

“…un’isola schiacciata tra un mare esemplare e due montagne che non è possibile ignorare, monumentali e libere: se ci pensi bene, il Gran Sasso e la Majella son le nostre basiliche, che si fronteggiano in un dialogo molto riuscito e complementare… Amico, dell’Abruzzo conosco poco, quel poco che ho nel sangue”

Con le parole citate in apertura Ennio Flaiano, abruzzese di nascita, scrittore, sceneggiatore e critico cinematografico degli anni ’60 descrisse in sintesi la terra d’Abruzzo e il “sentire” dei suoi abitanti.

Chi ha visitato e conosciuto questa regione dell’Italia centrale, ancora poco considerata dal grande pubblico, non potrà che essere d’accordo. Una regione dalle enormi potenzialità attrattive: paesaggi, natura, siti storici, tradizioni folcloristiche e cultura enogastronomica, sono solo alcuni degli aspetti che il vasto e complesso territorio abruzzese può offrire. Basti pensare alle montagne; ai parchi nazionali; alle coste con i trabocchi; alle vie degli eremi religiosi… Insomma una varietà di proposte che possono soddisfare i gusti e le aspettative anche delle persone più esigenti

Grazie alla presenza del noto Parco Nazionale di Abruzzo, a quello della Majella e del Gran Sasso e Monti della Laga, l’Abruzzo è conosciuto anche come la regione verde. Oltretutto, la semplice osservazione orografica della regione, dal mare ai monti, sembra coincidere perfettamente con la locuzione spesso attribuita a Gabriele D’Annunzio, ma in realtà coniata da Primo Levi (non quello torinese però, autore di memorie importantissime sui campi di concentramento nazisti) che la descrisse come regione “Forte e Gentile”. E la gente d’Abruzzo “… educata dai monti alla libertà e costretta dalla roccia al lavoro…” incarna perfettamente l’animo e le caratteristiche della sua terra.

Aspra eppure accogliente; spesso resa fertile grazie all’incessante e caparbia opera umana. Una terra che ha dato i natali a personaggi illustri come i già citati D’Annunzio, Ennio Flaiano e Ignazio Silone, solo per rimanere nel campo della letteratura.
Nel nostro girovagare ci siamo imbattuti in località poco conosciute e trascurate dal turismo di massa. Piccoli borghi medievali quasi disabitati, dove il fluire della vita segue ancora l’alternanza delle stagioni scandite dai ritmi dell’agricoltura e della pastorizia.

Uno di questi è Corvara (PE), comune con circa 250 abitanti, suddiviso in diverse contrade sparse nei dintorni dell’originario nucleo medievale del XI secolo, sito nel versante meridionale del parco del Gran Sasso, a circa 670 metri s.l.m. al cui interno risiedono attualmente solo 5 persone. L’antico borgo con costruzioni in pietra è abbarbicato, con apparente precarietà, a un costone roccioso del monte Aquileio (“Lu pizzu della Queglia” secondo il dialetto locale) e a cui è possibile accedere solo a piedi attraverso una ripida e lunga scalinata. L’etimologia del suo nome significa verosimilmente il “paese dei bruni”, derivante dall’espressione unno-tartara “kara var”. Addentrandosi nelle viuzze fiancheggiate da tipiche costruzioni in pietra grezza e per lo più abbandonate e decadenti, si ha l’immediata percezione che il tempo in questa località si sia fermato. Incontrando uno dei pochissimi abitanti e chiacchierando un po’ con lui, abbiamo avuto modo di apprezzare la tradizionale cordialità e ospitalità abruzzese, assaggiando formaggio e vino locale rigorosamente prodotti in proprio!

Nel medioevo Corvara, grazie alla strategica posizione, fu fortificata per presidiare il vicino valico di Forca di Penne, importante snodo dello storico “Tratturo Magno” percorso e passaggio obbligato per pastori e greggi dirette al meridione d’Italia. Sul posto è tuttora presente e ben visibile, una torre d’avvistamento, in parte lesionata dal terremoto del 2009. Si erge solitaria e fiera su un rilievo montuoso da cui domina valli coltivate a vite e ulivi. Quando il maltempo incombe, le nuvole basse l’avvolgono fin quasi a farla scomparire. Ma a una folata di vento la sua sagoma si staglia di nuovo e si rende visibile anche da chilometri di distanza. Come un faro indica la rotta, l’antica torre in passato era sicuro riferimento per i pastori della transumanza che sostavano nei pressi con le loro greggi anche di migliaia di capi. La località di Forca di Penne segna anche l’ideale confine tra le provincie di Pescara e L’Aquila.

Da qui, percorrendo alcune tortuose strade provinciali che s’inerpicano in quota, abbiamo raggiunto e attraversato Castel del Monte e in seguito l’abitato di Calascio, sormontato dalla nota Rocca omonima. Costruita nell’anno mille con compiti principali di avvistamento e sorveglianza, dall’alto dei suoi 1500 metri d’altitudine, sovrasta la valle del Tirino e la piana di Navelli. È un posto meraviglioso che evoca sensazioni particolari. Spesso è caratterizzato da mutevoli condizioni meteo nell’arco della stessa giornata. Soprattutto al tramonto, la presenza di nubi temporalesche dense e scure, attraversate dai raggi solari, rappresenta una vera manna per gli appassionati di fotografia e gli amanti dei paesaggi in genere. Adiacente al sentierino che immette alla fortezza, si erge la caratteristica chiesetta a pianta ottagonale di Santa Maria della Pietà.

Dopo aver ammirato il tramonto dalla Rocca (in questa stagione, meteo permettendo!) si ridiscende il sentiero che in una decina di minuti ci riporta nel piccolo abitato di Calascio dove potremo trovare ristoro nell’unica locanda presente che accoglie gli escursionisti con una piacevole e calda atmosfera familiare. Oppure decidere di raggiungere con pochi minuti di automobile il vicino paese di Santo Stefano di Sessanio e magari fermarsi a dormire in una delle accoglienti camere dell’Albergo diffuso Sextantio, frutto di un attento progetto di recupero che ha permesso un rapido sviluppo del paese e per anni indicato come modello da seguire. Gli alloggi sono tutti ricavati da immobili originali e ne conservano la piacevole atmosfera di civiltà rurale di qualche decennio fa, ma opportunamente adeguati alle moderne esigenze.

Il giorno seguente, ripartendo da Santo Stefano o da Calascio, si può puntare direttamente su Campo Imperatore, il cui altopiano posto a una quota variabile tra i 1.500 e i 2.000 metri e conosciuto anche come Piccolo Tibet, lambisce i territori proprio dei suddetti comuni. Giunti in quota lo sguardo si perde sulla vastità degli spazi aperti. Cime imponenti e contrafforti rocciosi fanno da cornice ai pascoli sterminati frequentati da greggi di ovini e mandrie di bovini, apparentemente libere e non vigilate se non dalla discreta ma assidua e attenta presenza dei cani da pastore maremmano-abruzzesi. E’ facile imbattersi anche in gruppi di cavalli che a volte si lanciano in improvvise e brevi galoppate, evocando scene da praterie americane. Non a caso l’altopiano proprio per le sue caratteristiche ambientali e le particolari condizioni di luce che possono mutare rapidamente, è stato spesso set proprio di film del genere spaghetti-western. Tra tutti sicuramente il più noto e di maggior successo, il celebre “Continuavano a chiamarlo Trinità” con la amata coppia di attori Bud Spencer e Terence Hill.

In autunno, tipicamente con la natura montana del luogo, si può incappare in improvvisi rovesci di pioggia che non faranno comunque desistere dal proseguire una piacevolissima escursione e aggiungendo persino nuovo fascino a questa natura varia e particolare. Quando tra le nuvole, il sole torna ad affacciarsi dopo la pioggia, proietta sull’altopiano una luce divina. I suoi raggi netti e marcati sembrano un’ideale passerella tra la terra e il cielo. Vien quasi voglia di provare a percorrerli a piedi! E dopo le fatiche di un breve trekking non c’è niente di meglio per rifocillarsi di una bella porzione di arrosticini, i tipici spiedini di pecora cotti alla brace che da secoli hanno costituito il piatto principale, insieme al formaggio, dell’alimentazione dei pastori costretti a lunghi periodi lontani da casa soprattutto durante le transumanze. Li potrete gustare presso uno dei ristori presenti nell’altopiano, che ve li consegnerà crudi, fornendovi però brace, sale e la apposita griglia in cui cuocerli per conto vostro. Un’esperienza che arricchirà le emozioni del soggiorno in Abruzzo, coinvolgendovi in una atmosfera difficilmente rivivibile altrove. Assolutamente da provare!

Continuando a seguire la strada asfaltata che si snoda su tutto l’altopiano in direzione dell’Hotel Campo Imperatore (già Albergo Amedeo di Savoia) si raggiunge il piccolo ma suggestivo laghetto di Pietranzoni, ben visibile dalla strada. Un autentico specchio d’acqua comunemente luogo per l’abbeverata degli animali dei pascoli circostanti, nelle cui acque si riflette la cima del Gran Sasso. Quasi d’obbligo scattare una fotografia ricordo. Con l’automobile ci spingiamo un po’ più in alto salendo ancora di quota fino a raggiungere i 2130 metri dove in un ampio parcheggio svetta l’Hotel Campo Imperatore che è la principale struttura ricettiva dell’omonima stazione sciistica e noto tra l’altro, per essere stato tra il 28 agosto e il 12 settembre 1943, la prigione di Benito Mussolini a seguito dell’armistizio siglato in Sicilia e liberato con un colpo di mano dalle forze armate tedesche. La stanza occupata dal duce in quel periodo è oggi diventata una camera museo e ne conserva ancora arredi e disposizione originale.

L’hotel è anche punto di partenza per le escursioni sul versante occidentale del Gran Sasso oltre che terminale della funivia che sale da Assergi (AQ).  Il tempo a disposizione per questo weekend sta però per terminare e non possiamo stavolta raggiungere anche il vicino rifugio Duca degli Abruzzi che svetta a quasi 2400 metri sulla cresta del monte Portella e raggiungibile con una facile camminata di circa 40 minuti. A malincuore ridiscendiamo dal parcheggio dell’hotel e attraversiamo di nuovo in senso inverso, l’estesa piana di Campo Imperatore mentre il cielo torna a farsi cupo non promettendo nulla di buono. D’improvviso dietro una curva la sommità del Corno Grande ci appare completamente avvolta dalle nuvole e illuminato in maniera intensa e uniforme.
Uno spettacolo per gli occhi!

Scendiamo al volo dalla macchina e imbracciamo le reflex. Meno di un minuto. Quasi un attimo fuggente. Poi il vento spinge volute di nubi dense e cariche di pioggia, come fossero un sipario che chiude la scena, oscurando quella visione che si era materializzata poco prima ai nostri occhi. La pioggia intanto ha ripreso a martellare. Quasi a sottolineare che il tempo concessoci è scaduto. Una rapida occhiata ai display delle fotocamere per valutare quello che siamo riusciti a riprendere. Ci riteniamo fortunati di esserci trovati lì in quel particolare momento e compiaciuti con noi stessi per la tempestività nell’azione.

Ci vengono alla mente gli insegnamenti del grande Henry Cartier-Bresson sulla opportunità e importanza di saper cogliere l’attimo. Un paragone irriverente, certo. Ma la soddisfazione e la stanchezza ci inducono a essere indulgenti con noi stessi.

Voltiamo la macchina e puntiamo nuovamente verso casa, lasciando idealmente questa natura con un arrivederci, certi che torneremo ancora per ammirarne diverse sfumature, nuovi colori ed emozioni.

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Info utili

Parco nazionale Gran Sasso e Monti della Laga

Come raggiungere il Parco

In auto

Autostrada A14 Adriatica

Autostrada A24 dei Parchi Roma L’Aquila – (Versante aquilano)

Autostrada A25 Roma Pescara

In autobus

Tutti i comuni del Parco sono serviti da autobus di linea regionali con partenza dai capoluoghi di provincia. Per informazioni:

Abruzzo – ARPA – www.arpaonline.it – 0862/412808 – con partenza da L’Aquila o Teramo o Pescara

Marche (da San Benedetto del Tronto o Ascoli Piceno) – START – Numero Verde 800443040

Lazio – COTRAL – per Rieti – Numero Verde 800150008

In aereo

Aeroporto Internazionale D’Abruzzo di Pescara

Proseguire in auto o autobus di linea

Dove dormire

A Santo Stefano di Sessanio si trova l’Albergo Diffuso Sextantio. Cinque case e un palazzo, tutti all’interno del borgo dove gli interni sono rimasti intatti. Gli spazi originari  conferiscono a questa struttura autenticità senza tralasciare i servizi di un moderna struttura.

Testo e foto di Enrico Barbini|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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