Lungkata, l’uomo Lucertola

Gli aborigeni Anangu del Centro Australia, quelli che vivono a contatto con i visitatissimi e oramai celebri santuari della natura di Uluru e Kata Tjuta, sono i depositari delle mille storie ancestrali e fantastiche che popolano – ancor oggi – la loro esistenza di nativi più o meno integrati nello stile di vita della moderna Australia. Il già ricordato Tjukurpa, o Tempo della Creazione, ha riempito di infiniti personaggi l’esistenza primitiva e difficile degli aborigeni. Gli animali si fondono con gli esseri umani che a loro volta si integrano con i più diversi aspetti della natura: rocce, alberi, stagni, piante, colline, deserti.

L’universo dei nativi australiani è denso di avventure e di storie fantastiche e gli Antenati, metà uomini e metà animali, rappresentano in gran parte l’essenza creativa e le esperienze di vita di chi  ha abitato questi luoghi, desolati e affascinanti, dalla notte dei tempi. Il triangolo uomo-animale-natura riempie le giornate di vita degli aborigeni. Tra i molti animali esistenti, gli Anangu riservano interessi particolari per gli uccelli pan-pan-palala (bellbirds, uccelli-campanello) così chiamati perché il loro richiamo sonoro sembra uno scampanellio e per il kalaya (emu) il grande uccello che non vola; spesso cacciato dai nativi, è la vittima sacrificale che vede per protagonista Lungkata, l’uomo lucertola.

Lungkata era un antenato delle blue tongued lizards (lucertole dalla lingua blu) animali abituati al clima arido dell’Australia centrale; meglio di molti altri animali, sopportano le alte temperature del giorno. Qui vivono lucertole di tutti i tipi, diverse per forma e grandezza: da quelle piccole che si nutrono di insetti (gechi) sino alle iguane, le più grandi delle quali possono arrivare a misurare più di due metri. Le lucertole dalla lingua blu appartengono alla famiglia degli scincidi (skink); hanno zampe corte come le lucertole scavatrici e raggiungono una lunghezza che oscilla dai trenta ai quaranta centimetri; è facile identificarle proprio per via della loro lingua di un bel colore blu brillante. Narra dunque la leggenda che Lungkata, arrivato a Uluru dal nord, dall’area ora conosciuta come monte Liebig, aveva imparato dagli anziani – mano a mano che si spostava nel territorio – a bruciare l’erba spinifex (erba porcospino, erba spinosa) per stanare le prede; la gente aborigena gli riconosceva una grande abilità nella consuetudine di bruciare lo spinifex per tale scopo. Un mattino Lungkata stava cacciando tranquillo vicino alla base di Uluru quando vede un emu, un kalaya, arrivare verso di lui. Il grande uccello era di fatto esausto perché da ore veniva inseguito da due cacciatori e aveva in corpo una lancia spezzata. Lungkata, che non era molto veloce perché grasso, intuisce come questa sia una buona opportunità per procurarsi un facile pasto.  Vede dunque avvicinarsi l’animale, lo attacca e l’uccide. Quindi trascina la bestia fino alla sua abitazione, accende un fuoco e comincia a tagliare in pezzi l’emu, per facilitarne la cottura.

Ma non è solo, nella zona. Mentre prepara il pranzo i due cacciatori, i fratelli pan-pan-palala (uomini uccello-campanello) escono dalle rocce circostanti seguendo le tracce dell’emu; attraverso la vegetazione intravedono il fuoco acceso e si rivolgono immediatamente all’uomo: “Hei tu, Lungkata, hai visto il nostro emu? Lo stavamo seguendo e lui veniva in questa direzione”. Lungkata si nasconde nella sua grotta e non risponde ai fratelli. I pan-pan-palala lo apostrofano di nuovo: “Lungkata…vogliamo la nostra carne di Emu; ne hai lasciato dei pezzi qui, non puoi negarlo!”. Di nuovo Lungkata tace. Gli uomini pan-pan-palala a questo punto si arrabbiano e accendono un fuoco in prossimità della grotta. Il fuoco caldo e il fumo avvolgono la collina, invadendo la grotta; poco dopo Lungkata ne esce, soffocando e tossendo.

Nel tentativo di sottrarsi al pericolo, si allontana lungo le rocce ripide prossime alla grotta, ma ben presto scivola e comincia a rotolare verso il basso. Ora la roccia si è fatta rovente e l’uomo-lucertola, grasso e dai movimenti goffi, vede la sua pelle appiccicarsi alle pareti rocciose mentre lui scende e rimpicciolisce, metro dopo metro; quando raggiunge il fondo si tramuta in pietra. L’uomo lucertola chiamato Lungkata è lì – ancora oggi – in prossimità del fondo della collina, mentre più in alto, sulla parete occidentale, sono tuttora visibili i pezzi della sua pelle e le macchie scure dell’antico fuoco. Di lato alla parete sud di Uluru, dove Lungkata aveva catturato l’emu, volgendo lo sguardo verso l’alto si può vedere kalaya tjuta, la gamba dell’emu trafitta da uno spezzone di lancia.

del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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