Cinquantatré anni di parole italiane

Non sono parole raccolte così, alla rinfusa, giusto per impressionare chi ne sente parlare o chi legge. Sono al contrario parole altamente “selezionate”, raggruppate, catalogate, passate al microscopio e alla fine sviscerate nelle infinite sfumature interpretative che possiedono, prima di venire pubblicate per la gioia e l’interesse di una gran massa di studiosi e di uomini di cultura, la maggior parte dei quali gravita negli ambienti universitari, nelle accademie, insegna nelle scuole inferiori e superiori la nostra bellissima lingua nazionale, resa più ricca dagli apporti dei numerosi dialetti che le fanno compagnia e l’arricchiscono. A dispetto del più volte denunciato impoverimento della lingua che parliamo, dovuto a molteplici fattori – non ultimo il dilagante colloquiare ridotto all’osso dei social e dei messaggini che vengono scambiati – c’è ancora chi apprezza l’idioma del paese “dove ‘l si suona”; dopotutto, non è un caso che in tutto il mondo lo studio dell’italiano sia in continua crescita. A questo punto penserete: ah, bene, un bel libro che raccoglie tutto questo e che ci potrà spiegare la storia di un linguaggio che ha avuto molti “sponsor” e promotori sin dal medioevo; uno su tutti, quel Dante Alighieri che non passa mai di moda. E qui sta il bello. Sorpresa delle sorprese, non si tratta di un unico volume, ma di qualcosa come trenta volumi. Trenta libroni che, a opera compiuta, avranno avuto una data e una fine pubblicazione (1979 e 2032). Vale a dire: 53 lunghi anni di intenso lavoro per realizzare questa incredibile opera.

La cosa tutto sommato curiosa è che tale immane fatica la si deve all’iniziativa e al lavoro iniziale (1968) di un filologo svizzero (Max Pfister, zurighese, 1932-2017) affiancato dal collega tedesco Wolfgang Schweickard e, col tempo, da una vasta schiera di colleghi e studiosi (italiani e stranieri) delle più prestigiose Università europee, che hanno contribuito alla stesura dei vari fascicoli poi raggruppati in altrettanti volumi e stampati dall’editore Reichert di Wiesbaden. La stessa Accademia della Crusca italiana collabora da tempo alla stesura e alla “crescita” del LEI (Lessico Etimologico Italiano) anche se è stata l’Accademia delle Scienze e della Letteratura di Magonza ad assumersi l’onere della prima iniziativa editoriale. Nel novembre del 1979, vale a dire l’anno di stampa dei primi fascicoli, nella prestigiosa cornice della Sala del Grechetto (Biblioteca di Palazzo Sormani) avevo invitato per conto del Comune di Milano i Professori Max Pfister e Manlio Cortelazzo (Università di Padova) a parlare dell’opera che iniziava le pubblicazioni. Ricordo il senso d’incredulità dei presenti (accompagnata dagli scongiuri del caso) quando i due docenti, tra il serio e il faceto, avevano tranquillamente ipotizzato che la gran parte degli astanti (di età avanzata) non avrebbero mai visto l’opera conclusa! Si era quindi sin dall’inizio consapevoli del fatto che l’impresa avrebbe presentato notevoli difficoltà; ma non insuperabili, dato che le uscite dei famosi fascicoli si susseguono ancor oggi con regolarità.

Come è fatta, un’opera del genere? Ogni parola viene studiata partendo dalle sue radici linguistiche storiche, tenendo conto del contesto linguistico geografico e socio-culturale, non escludendo le numerose varianti dialettali, patrimonio unico della penisola. In rigoroso ordine cronologico vengono presi in esame la grafia di ogni singolo termine e i diversi possibili significati che questo assume; le indicazioni bibliografiche, alla fine di ogni articolo (e una parola può arrivare a sommare diverse pagine) riflettono lo stato più avanzato della ricerca lessicale italiana. Ogni volume offre poi un indice alfabetico con l’elenco dei prefissi e dei suffissi impiegati. Spiegava Max Pfister che sin dall’inizio sapeva di aver varato un’opera dedicata agli addetti ai lavori; però il suo desiderio era quello di impegnarsi in qualcosa che avrebbe dato un senso alla sua vita di studioso. Le maggiori lingue romanze (portoghese, spagnolo, catalano, francese) e le anglosassoni, già disponevano di una serie di studi del genere. La scelta è caduta dunque sull’italiano. I volumi e i fascicoli che sono stati finora pubblicati sono visibili sul sito dell’editore e consultabili presso la Biblioteca dell’Accademia della Crusca. Fino ad ora sono stati pubblicati dodici volumi completi e svariati fascicoli, arrivando a coprire la “A” (volumi I-III), la “B” (vol. IV-VIII) e parte della lettera “C” (vol. XII); sono stati pubblicati settefascicoli dei Germanismi, l’intero primo tomo della lettera “D” e un fascicolo della lettera “E”. Come detto, i previsti trenta volumi verranno pubblicati entro l’anno 2032. Con la vita che si allunga sempre più….

del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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