Nelle antiche Ferriere dei Borboni

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La Fabbrica d’armi di Mongiana costruita nel 1852

Si veleggia verso la fine del 2018 e anche LD (sta per Libertas Dicendi!) per quest’anno e per quello che verrà troverà senza alcun dubbio nuovi motivi di interesse per i lettori di Latitudes, oltre i molti già proposti dai primi articoli (fine 2014). Ogni tanto, comunque, emergono “storie” diverse, realtà che è bene far conoscere, come quella che proponiamo oggi. Lo spunto arriva da un’amica di lunga data, originaria del paese di Mongiana (Vibo Valentia) ma milanese a tutti gli effetti. È una storia che ha inizio ancor prima dell’unità d’Italia (1861) quando Mongiana, pur essendo un piccolo borgo, era stata scelta dai regnanti Borboni come importante polo siderurgico.

I motivi per tale scelta erano tre: la presenza di importanti corsi d’acqua – la zona è essenzialmente montuosa – che fornivano l’energia necessaria al movimento dei macchinari; i ricchi boschi di castagno e faggio, ideali per la produzione di carbone (combustione del legno) per alimentare i forni di fusione e infine la prossimità delle miniere di Pazzano che fornivano il minerale dal quale estrarre il ferro. Un ciclo produttivo pressoché completo. La nascita delle Ferriere risale all’anno 1771, sotto il regno di Ferdinando IV di Borbone. Si produceva materiale bellico e manufatti di diverso genere, come i ponti sospesi di ferro sui fiumi Garigliano e Cadore (i primi in Italia, anni 1825-1828), così come le rotaie della prima tratta ferroviaria italiana (Napoli-Portici, del 1839).

I primi anni di lavoro delle Ferriere, sotto il regno dei Borboni, hanno per la verità conosciuto alti e bassi dovuti a differenti fattori: condizioni di lavoro pessime, sfruttamento degli operai e cattiva organizzazione generale, con conseguenti risultati di scarsa qualità. Tutto questo migliora un po’ quando la gestione, per una decina di anni, passa sotto direzione francese; vengono migliorate le strutture produttive, aumentata la paga agli operai i cui figli possono godere della pubblica istruzione; non ultima, la gestione amministrativa diviene efficiente e i conti sono sotto controllo.

Con la Restaurazione (dopo il 1815, Congresso di Vienna) le cose al polo siderurgico di Mongiana non vanno più tanto bene; subentra un periodo di crisi che si attenua poco prima dell’unità d’Italia, crisi che il nuovo governo – finalmente “nazionale” – finisce per peggiorare decidendo il declino delle Reali Ferriere Borboniche. Dapprima diradando in maniera notevole i finanziamenti che determinano un calo produttivo sempre più accentuato, per giungere poi al definitivo destino negativo con la vendita del complesso al pubblico incanto. Raccontano le cronache che l’asta pubblica, tenutasi a Catanzaro il 25 maggio del 1874, viene vinta da Achille Fazzari, uomo politico e imprenditore di successo della regione.

Il Museo di Mongiana è un felice esempio di recupero della memoria e dell’identità meridionale. Inaugurato nel 2013, dopo lunghi anni di raccolta dei materiali e dibattuti progetti di realizzazione e a ben 140 anni dalla chiusura delle Ferriere, la raccolta viene sistemata nella antica Fabbrica d’Armi, dove si possono vedere alcuni dei manufatti prodotti a Mongiana, tipo la secolare filiera della lavorazione del ferro che comprendeva differenti realtà: da Stilo, sulla costa, dove aveva sede un villaggio siderurgico di fine Cinquecento,  a Pazzano, luogo in cui si possono vedere le “bocche” d’ingresso alle miniere, a Bivongi, località in cui si estraeva ferro e argento e nella quale (anno 1914) è stata inaugurata una delle prime centrali idroelettriche del Mezzogiorno d’Italia, attiva sino al 1952. Tornando alla Fonderia di Mongiana, vale la pena ricordare che i tre altiforni, denominati Santa Barbara, San Ferdinando e San Francesco, hanno lavorato a pieno regime per la produzione della ghisa, qualitativamente migliore di quella prodotta in Inghilterra.

Così come avviene per le cartiere, anche la Fonderia era prossima ai corsi d’acqua (per il raffreddamento) e in qualche caso ha sofferto danni per le alluvioni. La costruzione del complesso (fra gli anni 1852-1855) si deve all’Ing. Fortunato Savino. Una curiosità finale: nel 1852 il governo fa costruire a Mongiana armi leggere, in sostituzione della precedente produzione di “canne da fucile” voluta dal re di Napoli Giacchino Murat nel 1820. Esaurite le meraviglie storiche di Mongiana, è d’obbligo visitare nella vicina Serra San Bruno la meravigliosa Certosa, primo Monastero Certosino d’Italia.

del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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