Algeria, esperienze e conoscenze

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Il momento magico della sera e del bivacco nel deserto

Nel deserto algerino si incontrano realtà geologiche, aspetti fisici del territorio e per conseguenza panorami, tra loro diversissimi. È un mondo geologicamente molto antico. Vi sono rocce, ghiaie, montagne di sabbia e sedimenti compatti. Nell’epoca terziaria e quaternaria l’erosione massiccia, prima delle acque e quindi dei venti, ha modellato il paesaggio dei nostri giorni, nel quale è possibile leggere con chiarezza ed estrema precisione, gran parte della lunga storia della Terra.

Qualche migliaio di anni fa, quasi tutto il territorio sahariano era coperto da un continuo manto vegetale; in seguito, il progressivo inaridimento di questa vasta area ha portato alla desertificazione attuale.

Gli uadi, secchi e larghissimi, non di rado conservano vene d’acqua sotterranee che consentono la vita in superficie di una limitata vegetazione. Gli alberi che si incontrano più comunemente sono la tamerice, l’acacia radiana e la callotropis procera dalle grandi foglie verdissime; ma si possono trovare anche alcune piante di olivo selvatico e, nei monti del Tassili, una specie di cipresso (cupressus dupreziana)alcuni esemplari di quest’albero superstite dell’originaria flora sahariana sono antichi anche di migliaia di anni. Vicino alle zone rocciose ricche d’acqua, è comune l’oleandro dagli splendidi fiori, mentre la palma da dattero, alla quale si accompagnano anche alberi da frutta e campi di ortaggi, si trova nel sud, specialmente a Djanet, che è una delle oasi più estese e densamente popolate.

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Altopiano del Tassili, oasi di Iherir

La vegetazione essenziale presente nelle ampie distese di sabbia, sassi, pietrame è data dall’alfa, dall’artemisia, dall’aristida giallognola e dalla coloquinta, una zucchina rotonda di diverse misure che davvero non si capisce come possa svilupparsi in condizioni tanto estreme di clima e di limitatissima presenza d’acqua. Questi piccoli vegetali, simili a cocomeri in miniatura o a zucchine rotonde dalla buccia a strisce verde scuro e verde chiaro, testimoniano, senza ombra di dubbio, quanto la vita, in tutta la sua forza prorompente, sia di casa anche nelle grandi distese desertiche dell’Algeria del sud.

Nel deserto le distanze perdono profondità. Guardando all’orizzonte un rilievo o una catena di monti, sembra di doverci arrivare in breve tempo con il fuoristrada che sgomma veloce sul letto dello uadi, invece non si arriva mai; il fiume senz’acqua è largo, bianco di pietre, di sabbie e di rari cespugli assetati e spinosi.

Lontano, ai piedi del punto di riferimento scelto, strisce orizzontati azzurre si allungano sul terreno: dapprima tremolanti, quindi sempre più nette. È un miraggio che si materializza sotto gli occhi sino a formare un vastissimo lago sulle cui acque inesistenti si riflettono, capovolte, le cime seghettate delle montagne a disegnare le guglie di una cattedrale.

Anche di notte il deserto è bello, a tratti inquietante. Malgrado il buio (merito del cielo stellato e della luna, quando c’è) è possibile distinguere le ‘ombre’ delle rocce, delle dune e i pallidi chiarori delle tende dell’accampamento, che si muovono appena con la brezza.

Al mattino, le tracce della vita. Le impronte nette lasciate dalle creature del deserto sulla sabbia ancora fredda, sono tantissime. Coleotteri, vipere cornute, varani grigi, lucertole, topini saltatori, fennec (le piccole volpi del deserto); qualche sciacallo, dromedari in libertà e la gazzella dorcas, vera regina delle grandi distese. Al momento della colazione, a pretendere la sua con simpatica sfacciataggine, ecco il diffusissimo mula-mula, un uccellino nero dalla testa bianca, amico e portafortuna di ogni viaggiatore sahariano.

Testo del Columnist Federico Formignani|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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