Safari in Kenya: tutto quello che non sapete

 

Recentemente abbiamo provato l’ebbrezza del nostro primo Safari in Kenya. Un’avventura di sei giorni vera e propria, che ci ha permesso di vivere emozioni mai provate finora e ci ha fatto anche crescere mentalmente.

Ma il Safari è anche altro. Ci sono tanti aspetti positivi, ma, inevitabilmente, ci sono anche quelli negativi. Quegli aspetti su cui pochi si soffermano, ma su cui noi ci vogliamo soffermare, per fornire una visione a 360° di ciò che comporta davvero vivere un Safari.

Ecco dunque i pro e i contro per vivere il Safari in Kenya in tutte le sue sfaccettature.

I pro di un Safari in Kenya

 L’emozione di vedere gli animali nel loro habitat

Partecipare ad un Safari è forse un sogno che hanno in comune tutte le persone, dato che si tratta dell’unica occasione che l’uomo ha per vedere certe specie animali nel loro habitat naturale e non allo zoo, chiusi tristemente in gabbia e abbandonati a loro stessi. L’aspetto che ci ha stupito più di tutti nella savana è stato percepire tutta la vitalità degli animali dagli occhi: rilassati, spensierati e quasi mai impauriti.

Le tipologie di animali che si possono vedere

Inutile soffermarsi su quante tipologie di animali si possono osservare nella savana, ma ecco i più rilevanti: leoni, rinoceronti, giraffe, ippopotami, elefanti, bufali, zebre, ghepardi, leopardi, gnu, antilopi, gazzelle, impala, facoceri, struzzi, coccodrilli, iene, fenicotteri, avvoltoi e aquile. E questi sono solo i più noti. La savana pullula di tantissime specie di animali, molto diverse a seconda delle riserve naturali in cui si trova.

La diversità delle riserve naturali in Kenya

Questa infatti è un’altra grande particolarità dei Safari in Kenya, ovvero l’ampia possibilità di scelta su dove svolgerlo. Ci sono 5 grandi riserve naturali presenti in Kenya: Masai Mara (luogo che tra l’altro ha ispirato il cartone “Il Re Leone”), Lake Nakuru, Amboseli National Park, Tsvao East e Lake Naivasha. Noi abbiamo svolto il nostro Safari di sei giorni solo nelle prime tre riserve e ci ha colpito molto scoprire come fauna e flora differissero da un parco all’altro. Il nostro consiglio, comunque, è quello di vivere un Safari almeno per tre giorni (e due notti), così da avere il tempo sufficiente per godersi la vita nella savana.

 Il legame che si crea con altre persone

Durante il Safari è importante anche l’affiatamento che si crea con il resto del gruppo. Questo è stato un elemento davvero piacevole, dato che in sei giorni abbiamo conosciuto e parlato con tantissime persone di diverse nazionalità: cinesi, indiani, kenyoti, spagnoli, inglesi, tedeschi e persino lituani. Vivere giorno e notte a stretto contatto con persone di altre culture non solo ci ha permesso di allenare il nostro inglese, ma abbiamo anche imparato nuovi aspetti e curiosità relative ad altre nazioni.

Dormire in alloggi agli antipodi dalle nostre abitudini

Ultima, ma non meno importante, è la questione degli alloggi. A prima vista può sembrare che questo sia un aspetto negativo, ma in realtà si è dimostrato l’esatto contrario. Per cinque notti su sei abbiamo dormito in tende e lodge in condizioni davvero precarie. I rubinetti perdevano, l’acqua calda non esisteva, gli insetti entravano e la corrente era disponibile solo quattro ore al giorno. Una situazione ben lontana da quella a cui siamo abituati, ma che nonostante tutto ci è piaciuta tantissimo, perché ci ha permesso di calarci appieno nell’atmosfera della savana, vivendo per qualche giorno quasi come persone del posto.

I contro di un Safari in Kenya

 Ma. Esiste sempre un ma. Vivere un Safari in Kenya comporta anche alcuni lati negativi che in pochi tendono ad evidenziare, ma che sono indispensabili per capire veramente con cosa si ha a che fare.

Le tratte infinite in van

Ci si muove sempre con un van e le tratte per muoversi tra un parco e l’altro non sono propriamente vicine. Noi mediamente ci mettevamo dalle sei alle dieci ore per raggiungere i parchi e vi assicuriamo che stare per sei giorni di fila così tante ore in un van non è il massimo. Specie perché anche i game drive nella savana non durano certo poco. Il più corto è stato di “appena” cinque ore, mentre il più lungo di undici.

Le ore passate nella savana senza vedere animali

E qui si arriva a un’altra nota dolente. Noi ci immaginavamo la savana colma di animali in ogni dove, mentre spesso è capitato di non vedere gli animali anche per delle ore, il che può essere abbastanza frustrante se  non si è ancora riusciti a vedere animali dal calibro del leone o l’elefante.

 

Il meteo “ballerino”

Noi eravamo i primi che pensavano alla savana come un luogo perennemente caldo e arido. In verità abbiamo scoperto sulla nostra pelle che non è proprio così. Al mattino presto e alla sera le temperature si aggiravano sui 7-8°, mentre durante il giorno il caldo prendeva il sopravvento e si raggiungevano anche i 30° nelle ore più calde. Questo, dunque, significa portarsi dietro più indumenti durante il giorno che possono risultare scomodi e ingombranti in un van che mediamente contiene sei persone.

Il problema della polvere e del manto stradale

L’ultimo lato negativo del Safari in Kenya è legato al problema della polvere. Nella savana, specialmente nelle zone dove si svolgono i game drive, non c’è manto stradale, ma terra, buche e dossi. Questo comporta a stare seduti in macchina ore, avendo a che fare con continui sbalzi e salti per via delle condizioni del percorso. Inoltre, quando altri van passano accanto al nostro, alzano enormi quantità di polvere che si è quasi costretti a respirare perché il tetto del van durante i game drive rimane aperto, per permettere di affacciarsi e vedere meglio gli animali. In questo caso il nostro consiglio è quello di dotarsi di mascherina o quantomeno una bandana, per attutire questo problema.

Testo di Sara Rimondi e Lorenzo Amorosi. Foto di Lucio Rossi|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

Puoi leggere altri contenuti di Sara e Lorenzo anche sul loro blog The Travelization

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