Come viaggiare per il mondo senza lasciare il proprio lavoro

 

È un sogno di molti probabilmente, quello di poter viaggiare per il mondo senza lasciare il proprio lavoro vedendo sfumare le proprie opportunità di guadagno. Una questione delicata, che sembra quasi un controsenso: per viaggiare ci vogliono i soldi e i soldi si maturano lavorando. Quindi è davvero possibile tutto ciò?

Secondo il Time, grazie soprattutto alla crescita del lavoro da remoto, sì. Certamente ciò di cui principalmente avrai bisogno sarà il permesso del tuo capo, oltre ad una connessione Internet, oppure, se sei un freelancer, di una base di clienti su cui contare. Ecco alcuni consigli per intraprendere un’esperienza di questo genere.

Prepararsi con la mente

Il primo passo per viaggiare per il mondo senza lasciare il proprio lavoro consiste nel dialogare con la propria testa e prepararsi ai cambiamenti. Quando si parte per lungo tempo, si è inevitabilmente costretti ad interfacciarsi con culture, persone, luoghi diversi che potrebbero (ma non necessariamente) portare ad uno switch del nostro lifestyle. Certamente, un’avventura simile consente di sperimentare e di accrescere la propria rete di relazioni. Sì perché il viaggio è sia fisico che mentale.

Pianificare il viaggio

Quando si programma una partenza prolungata ci si deve ben organizzare. E la pianificazione del viaggio è estremamente utile, nonché essenziale. Per quanto riguarda l’alloggio è bene assicurarsi che sia disposto di una rete Wi-Fi (chiedendo ad esempio un test di controllo all’host) per non imbattersi in problemi con il lavoro da svolgere. Prenotare un AirBnb o un ostello risulta, poi, meno costoso se  lo si fa per periodi di tempo lunghi come blocchi di quattro settimane.

Chiedere il permesso al proprio capo

Se l’intenzione è proprio quella di viaggiare per il mondo senza lasciare il proprio lavoro, uno step fondamentale sarà quello di chiedere il permesso al proprio capo. Una cosa che certamente incute timore, ma che è obbligatoria. Se il capo tentenna, una proposta strategica può essere quella del “periodo di prova”, in modo da rassicurarlo e da poter muovere i primi passi in questa nuova esperienza.

Vita da freelancer

Decidere di lasciare il proprio lavoro full-time o part-time per diventare freelancer, gestendosi il tempo di piacere e attività autonomamente, può essere una scelta rischiosa. Infatti, se non si dispone di una rete solida di clienti, si possono vedere svanire tutte le possibilità di guadagno e così anche la permanenza all’estero.

Trovare l’equilibrio tra lavoro ed esplorazione

Arduo a dirsi e a farsi. Trovare l’equilibrio perfetto tra il tempo da dedicare al lavoro da remoto e quello che, giustamente, si vuole riservare all’esplorare nuovi posti non è semplice. Soprattutto quando si è circondati da gente ed esperienze che si vogliono scoprire. Il lavoratore da remoto deve quindi auto disciplinarsi ed essere capace di sviluppare un senso di responsabilità acuto. La tecnica per conciliare le due dimensioni, quella del dovere e del piacere, sta nell’ottimizzare i tempi di attività lavorativa rendendoli brevi, concentrati ma allo stesso tempo particolarmente produttivi. Solo in questo modo si può dare spazio anche al gusto di viaggiare.

Lavoro da remoto: programmi di gruppo o no?

Da qualche anno a questa parte sono stati creati dei programmi che permettono di unire diversi viaggiatori-lavoratori, con profili conciliabili, in un unico gruppo. I programmi, tra i quali uno dei più conosciuti è Remote Year, sono gestiti da uno staff che si occupa della logistica (prenotazioni di alloggi, voli, spazi di lavoro etc.) e della strutturazione degli itinerari. Il tutto finalizzato anche a far accrescere il senso di comunità.

Viaggiare per il mondo senza lasciare il proprio lavoro non è un’irraggiungibile utopia.

Redazione | Riproduzione riservata Latitudeslife.com

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