Una Reggia e un Castello. In Emilia

Nel ricchissimo panorama di luoghi di ‘delizia’ italiani, intesi come palazzi, castelli, dimore patrizie o semplici torri d’avvistamento – tutti rigorosamente contornati o immersi in vere e proprie esplosioni di verde naturale o modificato dall’uomo – non potevano mancare destinazioni sontuose e di grande notorietà. È il caso di questa settimana: una reggia e un castello entrambi ubicati in Emilia; località facilmente accessibili da quasi tutte le principali città del nord Italia.

Castello di Gropparello (Piacenza) e Gole del Vezzeno –  Il castello è uno dei più antichi di questo territorio. Sorge su un picco roccioso di un poderoso complesso ofiolitico (croste terrestri sommerse e venute in superficie milioni di anni fa). Il castello affaccia su un orrido di grande interesse geologico e paesaggistico. Il più antico documento che parla di questo manufatto risale all’anno 780 ed è l’atto con il quale Carlo Magno concede queste terre in feudo al Vescovo di Piacenza. Il castello conserva il fascino delle fortificazioni medievali, grazie anche al paesaggio splendido che lo contorna e alla particolare struttura incastonata nella roccia. Il parco, tutt’attorno, racchiude una zona selvaggia, complessa e accidentata, con un ripido sentiero che scende tra le forre del torrente Vezzeno. La vegetazione spontanea è di notevole interesse botanico: grazie al microclima particolare dovuto alla roccia ‘calda’ e all’umidità del fiume, convivono licheni d’Islanda con sedum (piante succulente adatte anche a climi aridi), assieme a carrubi e pini silvestri. Di gusto Ottocentesco è la creazione dell’orto botanico – tra le rocce e le scarpate che contornano l’antica dimora – con numerose essenze rare. Sono ancora visibili sentieri e scalette scavati nella roccia verso la fine del XVIII secolo, in alcuni punti a picco sullo strapiombo. Opportuno l’accompagnamento di una guida che conosca di geologia e botanica, per seguire le interessanti vie di comunicazione degli antichi Celti e il passo degli animali selvatici.

Reggia di Colorno (Parma) e Giardino Storico – Le prime notizie relative a un giardino attorno alla Rocca di Colorno, risalgono alla seconda metà del XV secolo, sotto la dinastia dei Sanseverino. Con l’avvento di Ranuccio Farnese, Duca di Parma e Piacenza e sua moglie, Margherita Violante di Savoia (XVII secolo) vengono realizzate le mura di cinta e i riporti di terra in prossimità della Reggia, elementi questi che creano il dislivello tra giardino alto e giardino basso. Sempre sotto i Farnese e grazie all’opera dell’architetto di corte Ferdinando Galli Bibiena, inizia la trasformazione da giardino all’italiana a giardino alla francese. Con l’estinzione della dinastia, il giardino attraversa un periodo di decadenza e solo con l’arrivo di Filippo di Borbone riprendono i lavori, grazie all’opera di Ennemonde Alexandre Petitot, architetto francese. Infine, con Maria Luigia d’Austria, nel 1816, avviene un’ulteriore trasformazione del giardino, che assume l’aspetto ‘all’inglese’.

Di recente la provincia di Parma ha fatto eseguire lavori di restauro, ripristinando l’originale parterre della prima metà del Settecento. L’intervento si è sviluppato su 24 mila metri quadrati: due gallerie verdi laterali di Carpinus betulus, lunghe centoventi metri, delimitano il parterre con un camminamento finestrato. All’interno dello spazio centrale, troneggiano quattro grandi aiuole a disegno geometrico in bosso, con begonie rosa, ageratum blu, tagetes gialli e iris azzurri e gialli.

Al centro una fontana circolare cui fanno da contrappunto, nella parte alta, altre due fontane. Nel giardino sono collocati quarantasei vasi di terracotta contenenti piante di limoni, con stemmi dei Farnese, dei Borbone e di Maria Luigia; vi sono inoltre ventidue panchine in legno, dallo stile settecentesco. Il parterre della Reggia di Colorno è recintato da siepi di Tillia cordata che nell’ellisse finale si collegano a una siepe di Taxus baccata. Fuori dal parterre e in asse col disegno complessivo del complesso architettonico, si può vedere l’ottocentesco laghetto con due isolotti, dal quale zampilla un rinfrescante getto d’acqua.

del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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