La casa museo di Alberto Sordi, l’VIII Re de’ Roma

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Presto la casa dell’Albertone nazionale sarà ufficialmente aperta gratuitamente a tutti i cittadini del mondo. Per ora ci si deve accontentare di poterla visitare in gruppo, saltuariamente, rispettando una lista di attesa. Una notizia meravigliosa, dopo quindici anni dalla scomparsa di Alberto Sordi. Così, tutti avranno la possibilità di rivivere i momenti più belli ed emblematici della sua incredibile storia di uomo e attore, attraverso testimonianze profonde, uniche e irripetibili. Lo diciamo con estrema tenerezza, perché ogni volta che lo si rivede, si resta con lo sguardo incollato allo schermo, commuovendosi. L’ultima volta per noi è stata durante la proiezione del “Marchese del Grillo”, in cui si può “ridere e piangere” allo stesso tempo.

Il progetto per la realizzazione della Casa Museo comincia a prendere forma quando la Fondazione e la facoltà di Architettura della Sapienza indicono un concorso riservato a giovani architetti, per esaminare nuove idee e capire quale potrà essere il modo migliore per sviluppare e completare quest’idea. La fase progettuale definitiva verrà realizzata dalla Soprintendenza per i beni paesaggistici e architettonici, permettendo di dare inizio alla fase esecutiva. Così, la villa dove ha vissuto Alberto Sordi dal 1957 che comprò soffiandola a Vittorio De Sica – senza aver intaccato la loro amicizia – verrà dichiarata di interesse storico e culturale. Attualmente, tutto l’imponente archivio Sordi dovrebbe trovare collocazione presso la Cineteca Nazionale. Per farsi un’idea basti pensare che si compone di oltre 5.500 rulli di pellicole, molte delle quali uniche o rare, cui vanno sommati centinaia di nastri audio e registrazioni radiofoniche, filmati amatoriali ed un numero difficilmente calcolabile di documenti, album fotografici, sceneggiature, lettere da tutto il mondo. Senza dimenticare che l’opera di catalogazione dell’archivio presso la Cineteca Nazionale dura da oltre tre anni e non è ancora completata.

 

 

Così, dopo aver più volte sognato di conoscerlo e ringraziarlo per le irripetibili ore trascorse in “sua compagnia”, eccoci finalmente nella sua Casa Museo a fotografarne i tesori e le opere d’arte che lo stesso Albertone acquistò nel tempo, con la consulenza di noti antiquari.  Prima di varcare la soglia, un imponente cavallo bianco rampante, in memoria di Nestore nel film “L’ultima corsa” del 1994, ci sovrasta.  L’atmosfera è magica, entrando la casa ci accoglie con un busto bianco che lo mostra togato e con la scritta “imperatore del cinema italiano”, mentre sorride e dà il benvenuto a chi varca la soglia.  Tutto ci racconta di lui e sembra quasi che da un momento all’altro entri saltellando come faceva lui spesso, strappandoci un sospiro di nostalgia. Nel salotto grandi finestre si affacciano sulla piscina, mentre una faraonica scala di marmo persiano porta al piano superiore.

Ovunque sono esposti oggetti a cui era molto affezionato, come una parete piena di pappagalli colorati e piatti di porcellana, innumerevoli ricordi, fotografie della famiglia, il tavolo e le sedie di bambù, il pianoforte, un orologio verticale a pendolo, statue e un grande camino. E non poteva mancare la poltrona dove sedeva abitualmente per leggere i copioni che, se non gli piacevano, buttava violentemente a terra.  Di sopra le stanze da letto, lo studio segreto che non apriva a nessuno, un’enorme libreria a parete con tanti libri, la sua scrivania colma di oggetti ricordo, da dove emerge una scultura della testa del suo idolo Ettore Petrolini, il creatore del personaggio Gastone che Albertone amava tanto. Molti trofei arredano anche il ripiano del caminetto, mentre di fronte alla finestra, una bella foto autografata dell’attore maturo sta appoggiata su un cavalletto. Ma il cuore della casa è la “Barberia”. Un originale arredo che riproduce la sala di un barbiere anni 50, illuminata da numerose lampadine da camerino, su strategiche pareti di specchi che permettevano al furbo Albertone di studiare tutti gli angoli della sua immagine.

Poi un altro bel salotto che porta alla camera da letto, molto sobria ma non fotografabile, la bellissima sala da pranzo sovrastata alle pareti da due immensi dipinti, tutto rimasto così com’era quando ci viveva. Infine una delle cose di cui andava orgoglioso era il teatro fatto costruire sotto la casa. Qui ospitava i suoi amici più famosi, come Giorgio De Chirico, Edoardo De Filippo, la principessa Soraya, Federico Fellini e Giulietta Masina, Mario Monicelli, Anna Magnani, Monica Vitti. Il musicista Piero Piccioni, autore di gran parte delle colonne sonore dei suoi film e Roberto Sonego autore insieme a Sordi di molte sceneggiature dei suoi film.

Il teatro lo ha studiato nei minimi particolari, come la volta del soffitto bianca, intarsiata da fregi che rappresentano una bobina di film, mentre fuoriesce dalla custodia andando a ricoprirlo completamente o le statue che rappresentano l’allegoria delle arti. Dalla loggia sopra in un lato si ammira la sala che utilizzava come palestra piena di ricordi dove una immensa libreria, alta fino al soffitto è colma di libri, fotografie di posa, targhe commemorative, due biciclette, la sedia da regista e tanti oggetti di famosi suoi film come gli stivali, il cappello e la paletta nel “Il Vigile” o la foto di “Nando Mericoni” mitico protagonista del film “Un americano a Roma” uno dei suoi personaggi più amati e indimenticabili entrato nel cuore di tutti gli italiani.

Per info e prenotazioni: museosordi.segr@libero.it

Testo di Simonetta Bonamoneta, foto di Giuseppe Barbieri |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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