Seychelles. Praslin, ritorno alle origini

Nelle Seychelles Praslin rifiorisce nella sua bellezza primitiva, grazie a un progetto sostenuto dalla popolazione locale che prevede riforestazione e opere a basso impatto ambientale. Il futuro guarda al passato, a quell’eden intatto che incantò i  primi scopritori.

 I suoi occhi infuocati mi fissavano immobili, nell’assoluto silenzio della baia che s’addormentava nel tramonto.

Sembrava attendere una risposta, che non arrivava.

Poi esplose in una risata apocalittica, non meno sconvolgente della Verità che mi aveva appena narrato.

Il Profeta è così, centoquaranta chili di profezie, di conoscenze bibliche mescolate a una personalissima cosmogonia e di magnetica capacità di affascinare l’ascoltatore.

O farlo fuggire sconcertato.

Il suo nome è Françoise, ma tutti lo conoscono come il Profeta per il suo inesauribile bisogno di raccontare com’è nato l’Universo, del fatto che lui ne sia l’interprete vivente, di quanto sia importante guardare in alto e comprendere la Verità.

Lui sa di avere dei “poteri”, ma non vuole usarli: al massimo può liberarti dalle zanzare che ti ronzano intorno o dal fastidio di una scottatura solare. Ma non ti guarisce dalle malattie, anche se potrebbe farlo. Quanto meno ne è convinto.

Non è quello il suo compito.

Si guadagna da vivere lavorando il legno nel giardino di casa sua, ad Anse Boudin. Crea souvenir artistici che vende a prezzi bassi a chiunque si fermi a osservarli sulle assi davanti all’ingresso.

Sa tutto di Praslin, anche quello che la storia non dice. Lo sa perché lui “ha visto” quelle cose.

Ha visto i pirati che nel XVIII secolo venivano qua a sotterrare i loro tesori, i navigatori francesi e inglesi che non riuscivano a credere alla bellezza di queste isole e ora, infuriato, assiste all’invasione degli indiani che stanno snaturando la sua isola.

Il Profeta tuonava contro lo strapotere commerciale di “quella gente” che ruba il lavoro ai Seychellois.

In effetti, non c’è market dell’isola che non sia gestito da indiani.

Mi raccontò che a pochi metri da casa sua ci sono i resti della prima scuola di Praslin, del primo posto di polizia, del primo ospedale, sorti quando ancora non c’erano le strade e la gente si spostava con le barche.

Qui, un tempo, era tutto un immenso Giardino dell’Eden, dove le palme crescevano così numerose da rendere impraticabile il territorio.

Su tutte dominava la Lodoicea maldivica, più nota con il nome di Coco de Mer.

Produce il seme più grande del regno vegetale, a forma di pube femminile. Arriva a pesare venticinque chili e si trova esclusivamente a Praslin e Curieuse.

Ad alimentare il mito di queste palme è l’infiorescenza maschile, che cresce su piante diverse ed ha un’inequivocabile forma fallica.

Queste isole ne erano piene, ma nei secoli gli incendi ne hanno sterminata la gran parte e oggi solo la Vallée de Mai a Praslin ne possiede in numero tale da garantire la sopravvivenza della specie.

Mentre mi raccontava tutto questo, il Profeta s’interruppe; guardò il mare, ormai nascosto dalla notte, poi riportò i suoi occhi dentro i miei, come volesse vedere nella mia mente.

«Hai saputo del terremoto in Alaska?» mi chiede all’improvviso.

Quel giorno era il 23 gennaio 2018 e il mondo attendeva con sgomento uno sconvolgente tsunami.

«Sì» risposi, «Il problema è l’arrivo del maremoto» continuai.

«Non ci sarà» sentenziò il Profeta «io so che non ci sarà»!

Poi riprese a raccontare di Dio, della Bibbia, del Cosmo e della Madre Terra.

Si era fatto tardi; approfittai di una pausa, lo salutai e mi diressi verso casa.

Quando, il mattino successivo, lessi la notizia del cessato allarme tsunami, non riuscii a reprimere il brivido freddo che m’attraversò la schiena.

Mi sarebbe piaciuto rivedere il Profeta, ma non ne ebbi più l’occasione.

La storia del Coco de Mer mi aveva affascinato e quando, qualche giorno dopo, incontrai Victorin Laboudallon capii di avere trovato una miniera inesauribile d’informazioni, non solo su quella pianta, ma su tutta la storia naturale delle Seychelles.

Inizialmente autodidatta, nel 1985, a trentun anni andò negli U.S.A e si specializzò in ornitologia.

Perfezionò poi le sue conoscenze in botanica, al punto da diventare dirigente del Ministero dell’Ambiente per la Conservazione del Territorio.

Grazie al suo impegno, alcune specie di uccelli a rischio estinzione sono state introdotte nelle isole disabitate nei pressi di Praslin e la continua attenzione alla flora del luogo lo ha portato alla scoperta di una pianta finora sconosciuta, cui è stato dato il nome di Ptisana laboudalloniana, in onore del suo scopritore, Victorin Laboudallon.

È un uomo di poche parole, ma quando racconta della sua nuova impresa, allora non fa più economia d’informazioni.

Sta infatti cercando, con l’aiuto di molti volontari, di completare la riforestazione delle montagne di Praslin, devastate negli anni dagli incendi, a causa dei quali il terreno ora è in più punti dilavato, con il rischio di frane e smottamenti.

A sessantaquattro anni si arrampica frequentemente sulle alture dell’isola, davanti a schiere di ragazzi più ansanti di lui, con casse piene di piante pronte per essere messe a dimora.

È un lavoro durissimo, preceduto, fra l’altro, da mesi di meticolosa cura dei germogli nella serra che, con l’aiuto di vari enti, anche stranieri, è riuscito ad attrezzare.

Quando il progetto sarà completato, Praslin tornerà a essere com’era al tempo in cui i primi scopritori la videro, alcuni secoli fa.

«Sempreché qualche autorità non dia il permesso di costruzione per realizzare mega resort turistici».

Purtroppo è già successo in un recente passato che i fianchi di intere colline fossero completamente deforestati per questo motivo.

Negli ultimi tempi, tuttavia, le cose sono cambiate.

Fino a pochi anni fa Praslin era una destinazione di lusso, riservata ai pochi che potevano permettersi i costi elevati degli hotel a 4 o 5 stelle, le uniche strutture ricettive presenti.

I profitti erano alti, ma ai Seychellois non arrivava nulla; spesso le proprietà erano di paesi esteri.

Con l’avvento delle Guest House e dei Self Catering le cose sono cambiate.

Molti residenti hanno costruito case da affittare o ristrutturato la propria ricavandone stanze per gli ospiti.

Sono tutte strutture nuove e gradevoli, in alcuni casi di lusso, offerte a prezzi assolutamente concorrenziali rispetto ai tradizionali resort.

A differenza dei bed & breakfast, spesso il proprietario offre agli ospiti anche la cena, il che permette di gustare la vera cucina creola preparata alla maniera tradizionale.

Nei self catering è messo a disposizione un appartamento o l’intera villetta. Le strutture hanno cucina, sala, una o più camere da letto, i bagni e sono ideali per famiglie numerose e gruppi di amici.

Il cambiamento portato dallo sviluppo di queste nuove formule abitative è enorme: la ricchezza che ne deriva resta nell’isola, non avvengono più disboscamenti massicci per fare spazio a grandi complessi alberghieri, le aree in cui sono costruite le case nuove hanno un basso impatto ambientale.

Quelle con vista a mare, di solito, derivano dalla ristrutturazione di vecchi edifici già esistenti.

Anche a La Digue stanno sorgendo nuove case destinate ai turisti, ma purtroppo, l’isola ha perso negli ultimi anni parte del suo fascino a causa della liberalizzazione ai mezzi a motore, un tempo proibiti.

Taxi, furgoni e pick-up hanno soppiantato i caratteristici carri trainati dai buoi e questo non è certamente un bene.

Le Seychelles restano comunque una destinazione pressoché unica al mondo per la bellezza dei suoi paesaggi e chi cerca esclusività e lusso può andare in una delle tante isole private che costituiscono l’arcipelago.

Per tutti gli altri, c’è Praslin.

Testo e foto di Pier Vincenzo Zoli|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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Info utili

INFORMAZIONI

Tutte le informazioni sulle Seychelles si possono richiedere all’ufficio turistico a Roma, tel. 06 50 90 135 e sul sito: http://www.seychelles.travel/it

COME ARRIVARE

La Turkish Airlines, ritenuta la migliore compagnia aerea europea, vola alle Seychelles con una flotta di aerei modernissima. Anche in classe turistica lo spazio è buono e il servizio di qualità. La tratta prevede una sosta a Istanbul. Se lo scalo dura più di sei ore, la compagnia offre un tour gratuito della città. Si parte da Milano, Roma, Venezia, Bologna, Pisa, Napoli, Bari e Catania, con tre voli settimanali, il lunedì, mercoledì e sabato.

Info: 800 599 111. Web: https://www.turkishairlines.com/

QUANDO ANDARE

Data la posizione geografica, è possibile andare tutto l’anno. I mesi di dicembre, gennaio e febbraio sono i più piovosi, luglio e agosto quelli con più vento, spesso forte. Le temperature vanno dai 26 ai 30 gradi.

FUSO ORARIO

Le Seychelles sono tre ore avanti (due con l’ora legale) rispetto all’Italia. Quando qui è mezzogiorno, là sono le 15.

DOVE DORMIRE

A parte gli hotel e i resort, l’offerta di guest house e appartamenti o intere villette è di grande qualità. Abbiamo trovato interessante Le 4 Etoiles a Praslin, referente italiano sig. Aldo, tel. 00248 2 505552, email: sacchialdo@libero.it

DOCUMENTI

Occorre il passaporto. Il visto viene apposto all’arrivo e può arrivare a tre mesi. A particolari condizioni può essere rinnovato per altri tre.

LINGUA

La lingua ufficiale è il creolo; tutti parlano il francese e l’inglese.

RELIGIONE

L’82% professa la religione cattolica, il 16% quella anglicana. Vi sono poi musulmani, induisti e buddisti.

VALUTA

È la rupia delle Seychelles; al cambio attuale un euro vale circa 16,5 rupie.

ELETTRICITA’

La tensione è 220, con presa di tipo G (britannica)

TELEFONO

La rete GSM è funzionante in ogni angolo delle isole maggiori.

 

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