Fisarmonica, strumento universale

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Fisarmoniche al Museo di Stradella (PV)
Fisarmoniche al Museo di Stradella (PV)

Stranamente, la fisarmonica viene considerata uno strumento musicale ‘popolare’, nel senso un po’ riduttivo del termine. Gode di maggiore considerazione la chitarra, malgrado anch’essa sia ritenuta ‘festaiola’, mentre altri strumenti (violino, viola, pianoforte, tromba, arpa, clarino e altri ancora) vengono considerati come strumenti depositari della musica ‘seria’. Va da sé che non è proprio così, la faccenda. Tutta la musica, un’arte che da tempo immemorabile gode di una diffusione e di una considerazione planetaria, è in grado di appagare il senso estetico e la godibilità delle persone, ma non si può nascondere che alcuni strumenti, come quelli degli esempi dati, proprio a causa dell’enorme diffusione e popolarità, siano considerati meno ‘sofisticati’ di altri. Infatti, la fisarmonica è per antonomasia lo strumento delle feste campagnole, delle sagre di paese, come testimonia la penna di Gabriel Garcia Marquez che, nei suoi ‘Scritti costieri’ (1948) scrive: ‘La fisarmonica è sempre stata, come la nostra gaita, (zampogna, cornamusa, ndr) uno strumento proletario. Gli argentini hanno voluto imporle rango da salotto ma lei, nottambula inveterata, ha cambiato nome ed ha abbandonato i figli bastardi. Il frac non si confaceva alla sua dignità di vagabonda convinta. Ed è così. La fisarmonica legittima, autentica, è questa che ha preso la nazionalità fra noi, nella vallata del Rio Magdalena’. Una fisarmonica della Colombia, dunque, come ce ne sono dappertutto, ma soprattutto in Europa e specificamente in Italia, che ha prodotto gli esemplari più famosi e di migliore qualità.

 Andando a ritroso nella storia, vale la pena citare la realizzazione di uno strumento musicale da parte del liutaio Mario Buonoconto, sulla scorta di un progetto attribuito niente meno che a Leonardo da Vinci, contenuto nel foglio 76r del Codice di Madrid. Uno strumento molto simile alla fisarmonica, infatti, che sfruttava gli stessi principi meccanici. Il Buonoconto ha precisato che sino al 1970 nessuno era a conoscenza di questo ‘studio’ di Leonardo che, a conti fatti, anticipa l’invenzione della fisarmonica di circa trecento anni. Le indicazioni del genio sono essenziali: ‘una tastiera verticale, un mantice a doppia azione che funziona in entrambi i versi, una serie di canne di legno o di carta la cui genialità sta nel generare un flusso d’aria continuo che produce il suono.’  In tempi a noi più vicini, le attribuzioni si fanno precise. Gli esperti fanno risalire infatti all’anno 1818 la fabbricazione di una physarmonika da parte del costruttore viennese Anton Hackel, strumento poi denominato akkordion. Il primo ‘brevetto’ di un accordion, detto anche accordeon, è stato ad ogni modo depositato nel maggio del 1829 dal costruttore viennese di organi e pianoforti Cyrill Demian e dai suoi figli Carl e Guido. La persona che ha trasformato, quasi reinventato la fisarmonica dei nostri giorni è stato Paolo Soprani di Castelfidardo, scomparso nel 1918.

Un accenno finale ai due musei italiani della fisarmonica più noti: Castelfidardo (Ancona) e Stradella (Pavia). Il museo di Castelfidardo, sorto nel 1981, ha sede nel Palazzo Municipale della cittadina marchigiana. C’è un’unica sala di notevole superficie (circa 260 metri quadrati) nella quale sono esposte circa 150 fisarmoniche prodotte tra gli anni 1840 e 1968; alcune sono semplici modelli non più funzionanti; altre sono in grado di essere suonate ancora oggi. Vi sono poi tre sezioni, sempre riferibili alla ‘storia’ dello strumento, che raccolgono curiose testimonianze: la ‘musica’ celebrata nelle monete, la fisarmonica nell’iconografia e la fisarmonica nel francobollo.

Altro museo molto noto è quello di Stradella. Il pioniere di tale strumento è stato Mariano Dallapè, un trentino poi stabilitosi nella cittadina del pavese. La prima fisarmonica accordeon viene realizzata nell’anno 1871 e definita: ‘Organfisa Liturgica dalla strabiliante voce d’organo’. Tra gli anni Venti del secolo scorso e sino al secondo conflitto mondiale, la fabbrica di Dallapè (300 operai) produce – migliorando di volta in volta la qualità degli strumenti – un gran numero di fisarmoniche, affiancata da altre ditte minori, come quella dei fratelli Crosio, i cui strumenti sono particolarmente apprezzati in Francia. Il museo di Stradella si sviluppa su tre settori e cinque differenti ambienti che trattano lo sviluppo storico della produzione locale, una sezione didattica, le caratteristiche musicali degli strumenti e un’ampia esposizione dei diversi modelli prodotti a Stradella, presentati in ordine cronologico.

del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com