Un mondo di Carta

Qualche anno fa, era notevole la schiera di coloro che preconizzavano un’imminente scomparsa della carta, dei documenti cartacei, di fronte all’avanzata inarrestabile dell’elettronica e di sistemi di lavoro e archiviazione che avrebbero reso inutile – o quasi – l’uso di questa antichissima invenzione. Sappiamo che non è esattamente questo il panorama che abbiamo sotto gli occhi. Malgrado i vari PEC, firme digitali, documenti di valore legale conservati nei computer o altro, una bella firma su un documento cartaceo, il fascino della carta moneta che ancora i ‘bitcoin’ non hanno scalfito o le carte filigranate e colorate di contratti o di titoli al portatore, continuano ad avere la loro importanza giuridica e pratica; così come l’esplosione dei media digitali non impedisce che vengano stampati libri, giornali, riviste. E la gente pare esserne felice; proprio perché la ‘fisicità’ di qualcosa da tenere tra le mani supera di gran lunga le ‘rassicurazioni’ di chi dice loro che è la stessa cosa. La carta dai mille ‘nomi’, dalle più diverse provenienze geografiche e le più differenti materie prime per fabbricarla (legno, stracci, vegetali ecc.) continua la sua marcia gloriosa, iniziata circa duemila anni fa. Carta dai mille nomi? Certo, con non poche sorprese. Ad esempio il nome della ‘carta’ in moltissime lingue (francese e tedesco ‘papier’, spagnolo e portoghese ‘papel’, inglese ‘paper’, svedese ‘papper’, finlandese ‘paperi’) deriva da ‘papiro’, un’erba perenne delle ciperacee originaria dell’Africa, così come la parola latina ‘chartam’ (pronunciata ‘kartam’) si è tramutata in italiano. Per finire coi nomi, ecco la ‘carta’ in altre lingue importanti: ‘kaagaz’ in hindi, ‘waraqa’ in arabo, ‘zhĭ’ in cinese, ‘jong-i’ in coreano, ‘kami’ in giapponese, ‘bumaga’ in russo.

Secondo la tradizione, l’invenzione della carta risale all’anno 105 d.C. e si deve al cinese Cai Lun, un eunuco della corte cinese dell’imperatore He. Il materiale usato era probabilmente la corteccia dell’albero del gelso. Per cinquecento anni circa, la Cina detiene il monopolio della fabbricazione della carta; nell’anno 610 fa la sua comparsa in Giappone, proveniente dalla Corea, per merito del  monaco buddista, Dam Jing da Goguryeo. All’inizio era prodotta con la rafia di gelso, in seguito e sino al IX secolo subisce notevoli migliorie e diviene una vera e propria industria nazionale. La cartiera imperiale di Kyōto produce nuove carte fabbricate con fibre di gelso, canapa, dafne e paglia. La carta compare nell’Asia centrale attorno all’anno 750, e in Egitto all’incirca nell’800 d.C., mentre viene introdotta in Europa dagli arabi che avrebbero costruito una cartiera a Játiva, intorno all’anno 1150, nella Spagna islamica, l’odierna Andalusia. La Sicilia, sotto dominio islamico, potrebbe essere stata la prima terra europea nella quale sia comparso uno stabilimento per trattare i cascami del cotone, secondo le tecniche apprese già nell’VIII secolo.

La prima cartiera in territorio italiano (quella araba-siciliana esclusa) risale alla fine del XII secolo e viene attribuita alla figura di Polese da Fabriano; la zona prescelta era dalle parti di Bologna, sul fiume Reno. Le cose migliorano decisamente dall’anno 1264 quando a Fabriano, nelle Marche, si comincia a preparare la pasta utilizzando la pila idraulica a magli multipli, azionati da un albero a camme collegato a una ruota idraulica. Più efficienti del mortaio dei cinesi o della mola degli arabi, mossi da uomini o animali, i magli, lavorando in verticale, sfibrano canapa e lino più velocemente e meglio, riducendo così i costi e migliorando la qualità. Cambia anche il telaio da immergere nel tino: l’intreccio di cotone, bambù o canne viene sostituito da un intreccio in ottone; rimarrà invariato fino all’XVIII secolo. Il monopolio della carta italiana prosegue sino alla metà circa del XIV secolo; nuovi stabilimenti per la fabbricazione della carta, dopo quella data, sorgono in Francia prima, quindi in Germania. Nei secoli successivi ‘produrre carta’ è prerogativa di quasi tutti i paesi europei. Verso la metà del XV secolo si assiste all’incremento nella stampa dei libri, con l’introduzione dei caratteri tipografici mobili; fatto questo che stimola una maggiore produzione di carta. Attualmente, la Cina, gli Stati Uniti e il Canada sono i maggiori produttori mondiali di carta, pasta di legno e di prodotti della carta; una quantità considerevole di pasta di legno e di carta da giornale viene prodotta anche da Finlandia, Giappone Svezia.

del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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