San Gallo e la sua Abbazia

Un interno dell’Abbazia di San Gallo. Foto da @Wikipedia

Titolo che potrebbe essere letto così: la città di San Gallo (Svizzera) con la sua Cattedrale. Oppure così: San Gallo (il santo monaco irlandese e l’Abbazia da lui fondata nella città che porta il suo nome). Lettura binaria per parlare di un grande personaggio della cristianità e di una chiesa (abbazia e cattedrale) fra le più famose e belle d’Europa. Chi era, anzitutto, il monaco Gallo? Nato a metà del primo millennio in Irlanda – così come successo ad altri personaggi coevi – non ha una precisa data di nascita e nemmeno di morte. Secondo le varie fonti, potrebbe esser vissuto per un massimo di 118 anni (improbabile) o per un minimo di 67 anni (ipotesi maggiormente attendibile). Entrato nel centro monastico irlandese di Bangor (diretto da un Abate famoso per severità e rigore: San Comgall, della regola celtico-irlandese), verso l’anno 590 viene inviato in Europa come uno dei dodici compagni missionari di Colombano, il suo maestro. Insieme attraversano l’Inghilterra e la Francia e qui fondano il monastero di Luxeuil. Quindi il viaggio prosegue e approdano, verso l’anno 610, dapprima a Brigantium (l’odierna Bregenz, sul lago di Costanza, Bodensee in tedesco) e successivamente ad Arbon, cittadina oggi svizzera sempre sul lago, già prossima all’odierna città di San Gallo. Il monaco Gallo ad Arbon si ammala e non può unirsi a Colombano quando questi decide di proseguire il viaggio verso l’Italia, dove nell’anno 614 fonda l’Abbazia di Bobbio, luogo nel quale morirà l’anno seguente.

Nell’anno 612, secondo le cronache di poco successive all’anno 627 (probabile data della morte di Gallo), il futuro santo fonda una ‘cella’ di preghiera e raccoglie attorno a sé alcuni discepoli. L’abbazia vede il nucleo primitivo edificato nel 719 d.C. da Alemanno Otmaro, proprio sul luogo della sepoltura di quello che già la credenza popolare aveva indicato come Santo. La chiesa si sviluppa con gli anni e riceve diverse donazioni sinché entra in contrasto con la sede vescovile di Costanza; nel IX e X secolo,  l’abbazia è già conosciuta in Europa e sono più di cento i monaci che vivono nel monastero, dedicandosi alle arti, alle scienze e alla preghiera; i documenti del tempo riportano i nomi dei religiosi. Reichenau, piccola isola del lago di Costanza – oggi in Germania – è il luogo nel quale il bibliotecario Regimberto, nell’anno 825, disegna su cinque grandi fogli, la pianta dell’abbazia. Oggigiorno la cattedrale si presenta come monumento essenzialmente barocco e pochissimo della sua architettura ricorda il medioevo. In base ai dati forniti dagli scavi archeologici eseguiti, si può ricostruire la pianta della chiesa, mentre delle altre costruzioni non rimane più nulla.

‘Tres digiti scribunt totum corpusque laborat’ (tre dita scrivono e tutto il corpo lavora). Questo è uno dei ‘versi di amanuense’ più famosi del medioevo, quasi un ‘sospiro’ del copista il cui lavoro era per lo più anonimo, ma di grande importanza quanto il lavoro nei campi e le attività artigianali. L’Abbazia di San Gallo è uno scrittorio che nel medioevo ha rivestito grande importanza per l’eccezionalità della produzione amanuense, sia in quantità che qualità. Nella tradizione manoscritta ben conservata si distinguono più stili calligrafici. I copisti scrivevano anche i documenti legali: ad essi dobbiamo il preziosissimo archivio di pergamene carolingie. La corrispondenza tra i periodi di reggenza degli abati e lo stile della scrittura è particolarmente evidente. Nella citata pianta carolingia dell’anno 825, la biblioteca è a ridosso del coro della chiesa e prossima alla sacrestia. Al primo piano si conservano i libri; sotto si trova lo scrittorio vero e proprio con le ‘sedes scribentium’, gli scranni dei copisti. L’ingresso rococò della biblioteca reca la scritta ‘psychès iatreíon’ (farmacia dell’anima) e gli archivi abbaziali conservano un fondo incomparabile di manoscritti di produzione propria e di documenti in genere. Fra di essi anche un certo numero di cosiddetti ‘libri scottice scripti’, vale a dire ‘codici irlandesi’. Il monaco Gallo con il maestro Colombano, entrambi elevati all’onore degli altari, parlavano originariamente il gaelico, lingua d’Irlanda. Con la permanenza nell’area del lago di Costanza, San Gallo avrà acquisito dimestichezza con la lingua Alemanna, una forma di tedesco antico. È questo uno dei motivi per i quali l’abbazia continua ad essere un centro importante per la tradizione e lo studio dell’antico alto-tedesco, la cui forma scritta deve essere considerata nei suoi rapporti con il latino, come dimostra l’opera di Notkero il Germanico.

del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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