Wadi Rum cento anni dopo Lawrence

Sono trascorsi cento anni dalle gesta epiche di Thomas Edward Lawrence, archeologo e condottiero, protagonista della Rivolta Araba di Wadi Rum, in Giordania. A distanza di un secolo il deserto “vasto, echeggiante e simile a una divinità” rimane uno dei paesaggi più affascinanti al mondo. Testo e foto di Daniele Pellegrini

Giordania. Wadi Rum. “I sette pilastri della saggezza” sono il libro autobiografico di Lawrence sulla guerra nel deserto. ©Daniele Pellegrini

I beduini della Giordania lo chiamano Sin’a’, deserto di roccia, la stessa morfologia che ritroviamo a Timna, in Israele, o nel Gebel Musa, nel Sinai egiziano. Alte montagne di granito o arenaria, che emergono meravigliose da un infinito mare di sabbia. Sabbia e rocce che cambiano progressivamente di colore con l’inclinazione dei raggi del sole: azzurre, rosa, gialle, ocra, rosse. Un paesaggio che fa pensare alle immagini di Marte diffuse dalla NASA, tanto che qui nel 2000 ci hanno girato il film Il pianeta rosso, e, nel 2015, The Martian (Il marziano) di Ridley Scott. Il nome di questo luogo del sud della Giordania che ha illuminato occhi e anime di milioni di persone da due generazioni è Wadi Rum. Che in arabo significa Valle della Luna, ma che per l’immaginario collettivo è il deserto di Lawrence d’Arabia. Qui Thomas Edward Lawrence si coprì di gloria con le sue gesta, qui il genio di David Lean queste gesta celebrò con il suo film che fece conoscere a tutto il mondo la bellezza di Wadi Rum. L’impresa di Lawrence si svolse tra il 1917 ed il 1918 e lui stesso la raccontò nel suo celebre libro I sette pilastri della saggezza. Sono passati cent’anni.

Giordania. L’arco naturale di Um Fruth nel deserto del Wadi Rum ©Daniele Pellegrini

Che cos’è dunque Wadi Rum cent’anni dopo? Era e rimane uno dei più bei deserti del mondo, ma con un particolare: ci si arriva con facilità, su un’ottima strada asfaltata, in circa quattro ore dalla capitale Amman, o in poco più di un’ora da Aqaba. Al tempo di Lawrence questa era una zona remota e poco conosciuta,  prerogativa delle sole carovane e dei beduini. Oggi, l’asfalto porta ad un grande centro visite dove si paga un biglietto d’ingresso e da dove si organizzano le escursioni nella zona più spettacolare, un’area protetta di 74.000 ettari, Patrimonio Mondiale dell’UNESCO dal 2011. Qui l’asfalto cessa e tra i grandi bastioni di arenaria che rivaleggiano in magnificenza con le zone più famose del Sahara, si procede solo con i fuoristrada, a piedi, o con i dromedari dei beduini. I beduini sono da sempre i signori incontrastati di questo deserto ed è con loro che bisogna trattare per qualsiasi attività che si svolga a Wadi Rum. In epoca recente, oltre ai fuoristrada e ai dromedari, i beduini si sono specializzati anche nel trekking – la montagna più alta tocca i 1.754 metri – e conducono gli escursionisti di tutto il mondo a contemplare dall’alto questi scenari da fantascienza.

Giordania. Campo tendato nel deserto di Wadi Rum ©Daniele Pellegrini

A Wadi Rum non ci sono grandi alberghi in muratura, ma, sparsi alla base dei monti d’arenaria sono nati come funghi una miriade di campi tendati dotati di tutti i comfort. Questi “Bedouin Camp” rappresentano purtroppo una nota stonata, perché il loro aspetto high tech è spesso ben diverso dalla tenda beduina tradizionale e altera di molto la visione quasi onirica di questi luoghi. Il problema è noto e si spera che la municipalità di Aqaba detti nuove regole più rispettose per il paesaggio. Lawrence che era stato un archeologo innamorato del Medio Oriente, non poteva non essere rimasto affascinato anche da un altro aspetto di questo deserto: l’arte rupestre.  Così come nel Sahara e in molte parti del mondo, le  rosse pareti rocciose di Wadi Rum ospitano qualcosa di straordinario: molte migliaia di incisioni e pitture rupestri datate fino a 8.000 anni fa. A studiarle e a censirle è stato un italiano, il professor Edoardo Borzatti Von Löwenstern, paleontologo dell’Università di Firenze. Per i beduini di Wadi Rum, Borzatti è quasi una leggenda, un mito paragonabile a quello di Lawrence perché aveva stabilito qui la sua base scientifica per molti anni e aveva studiato a fondo anche l’antropologia dei beduini fino a conquistarsi per intero la loro ammirazione e la loro fratellanza. Beduini. Guai a dare a questo nome, come a volte capita, un significato spregiativo! Sono portatori della sapienza acquisita in migliaia di anni di vita nel deserto, in intima unione con la natura.

L’Osmah desert nel  Wadi Rum, il deserto di Lawrence d’ Arabia Photo: ©Daniele Pellegrini

Il pastore beduino, dice la famosa guida Ziyad al Kurdi, è così in simbiosi con il deserto che è capace di percepire anche le preghiere degli animali. “Ho sentito una formica che pregava Dio perché mandi la pioggia. Dio l’ascolterà, perché gli animali non sono responsabili dei peccati degli uomini”. Ed è anche capace di dire  : “La goccia di pioggia non ‘cade’ sulla sabbia, ma la sabbia la chiama, la avvolge e l’abbraccia per tenerla con sè”.  Tutto questo patrimonio culturale Lawrence l’aveva studiato e interiorizzato così bene che instaurò con i beduini un importante rapporto di collaborazione che travalicò le priorità belliche. “Fu amicizia – dice ancora Ziyad al Kurdi – tanto che, da allora, è rimasta viva l’usanza di dare ai propri figli il nome di Lawrence associato a quello arabo. Ci sono centinaia di beduini che si chiamano  Lawrence Mohammed, Lawrence Ibrahim, Lawrence Ismael! Quando poi Lawrence morì in Inghilterra in circostanze misteriose – continua Ziyad al Kurdi – ufficialmente per un incidente in motocicletta, alcuni beduini ebbero forse delle informazioni segrete e sembra che incisero nella roccia la loro versione dell’incidente occorso all’amico: un petroglifo nel quale figura un fucile che spara contro la motocicletta di Lawrence…” . Che cosa rimane sul terreno dell’epopea di Lawrence? Soprattutto in Arabia Saudita, in pieno deserto, ci sono ancora vari impressionanti relitti dei convogli ferroviari turchi della ferrovia del Hejaz, che collegava Damasco a Medina, fatti saltare in aria da Lawrence e dai suoi beduini.

Giordania. Wadi Rum. Treno originale turco che faceva servizio sulla ferrovia del Hijaz, dalla Turchia all’Arabia. Questi sono i treni che Lawrence d’Arabia con i beduini di Auda Abu Tai prendevano d’assalto. ©Daniele Pellegrini

Uno di quei treni, in perfetto stato, esiste ancora, poco fuori dall’area protetta di Wadi Rum, in una minuscola stazione ferroviaria che ospita una motrice ed alcune carrozze su cui sventola ancora la bandiera turca. Resta, poi, una sorgente che porta il nome di Lawrence. Questo deserto riserva infatti una grande sorpresa: in profondità, sotto la superficie, c’è l’acqua, un immenso bacino di acqua fossile che sconfina in Arabia Saudita. Da ultimo, ma sopra ogni cosa, resta quel paesaggio straordinario che aveva stregato Lawrence, ispirato David Lean e incanta ancora tutti noi.

Testo e foto di Daniele Pellegrini | Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

DANIELE PELLEGRINI Figlio del giornalista Lino Pellegrini, ha dedicato tutta la sua vita alla fotografia documentaristica. E’ stato iscritto nel Guinness dei Primati per aver compiuto tra il 1976 e il 1979, con Cesare Gerolimetto, il “Primo giro del mondo in camion”. Ha collaborato con le maggiori riviste geografiche italiane ed europee. Per più di vent’anni ha documentato natura, antropologia, archeologia e zoologia di tutto il pianeta, come fotografo del mensile Airone.

Info utili

Informazioni Ente del Turismo della Giordania

Come arrivare

Voli di linea per Amman dalle principali destinazioni italiane: Royal Jordanian compagnia di bandiera.

Quando andare – Clima

Calde e secche le estati con temperature fino ai 49° gradi nella Valle del Giordano, più miti ad Amman e Petra. Le precipitazioni sono trascurabili, gli inverni sono brevi ma freddi. I periodi migliori per visitarla sono primavera (aprile-giugno) e autunno (settembre).

Fuso orario

+1 rispetto all’Italia

Documenti

Passaporto in corso di validità (6 mesi residui)

Visto

E’ necessario il visto d’ingresso turistico che può essere ottenuto semplicemente acquistandolo presso gli appositi sportelli dell’aeroporto giordano d’arrivo (20 dinari giordani)

Vaccini

Nessuno obbligatorio

Lingua

Arabo

Religione

Musulmana (92%), Cristiana (8%)

Valuta

Dinaro Giordano (JD, circa 1 euro)

Elettricità

220v, prese di tipo britannico, ma comuni anche le europee continentali. Consigliato adattatore.

Telefono

Copertura mobile quasi ovunque, tranne nelle zone più remote. Prefisso internazionale +962

Abbigliamento

Per le donne, tranne che nelle zone più turistiche come il Mar Morto, è consigliabile evitare abiti succinti, ma non è un obbligo legale. Anche per gli uomini un abbigliamento sobrio è segno di rispetto. Meglio portare qualcosa di pesante da indossare la notte perché le temperature variano rispetto al giorno e scendono da 32°C a 4°C.

Suggerimenti

Guida “Giordania”, di Sandro Caranzano (Polaris editore, anche in ebook)

Eventi

Balad Music Festival (Amman) fine luglio-inizio agosto.

Linkutili

Ente del Turismo della Giordania

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