Salento: presepi e tradizioni per un magico Natale

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Natale nel Salento: dai presepi di ceramica di Grottaglie alla Notte dei Cento Falò di Castellana Grotte, passando per la cucina tipica di Ceglie Messapica e il presepe vivente di Villa Castelli. Anche durante le vacanze natalizie, il Salento e la Puglia tutta sono tra le mete più ambite del turismo italiano e internazionale per le innumerevoli attrazioni legate alle tradizioni, ai presepi  viventi e artigianali, ai prodotti tipici e al fascino dei loro borghi.

Il  viaggio inizia  a Guagnano, nel cuore delle Terre del Negroamaro, Salice Salentino doc. Si aprono le porte del Museo del Negroamaro, un antico palmento dove si produceva vino e parte la narrazione della storia di Guagnano: “Qui ci sono ben nove cantine su appena 6mila abitanti”, dice il sindaco. “Il nostro vino viene oggi esportato in tutto il mondo con grande successo. Abbiamo un mare verde di vigneti che fanno del paesaggio un unicum ed è partendo da queste risorse che intendiamo sempre di più favorire l’enoturismo”. Spesso ai famosi vini di Guagnano vengono abbinate le gustose pietanze preparate da Mino l’Orecchietta, dalle orecchiette alle cime di rape alle polpette:  è tutto tipico e c’è l’imbarazzo della scelta (www.lorecchietta.com).

Ad appena 15 chilometri si trova Villa Castelli, piccolo borgo, che primeggia per le sue aziende specializzate nella produzione di olio extravergine di oliva di eccellenza. Il Comune è in procinto di lanciare un marchio di qualità per promuovere le aziende che sposano la produzione biologica: ci sono ben 20 aziende su appena 10mila abitanti. E Tratturi Reali di Rocco Caliandro (www.tratturireali.it) è stata da poco insignita del titolo Prima azienda Italiana di olio extravergine di oliva al concorso le Cento eccellenze italiane, celebrato a Montecitorio. Tratturi Reali produce due etichette: Filo di Seta, delicato e Prima Pietra dal gusto più deciso. In Gravina il 26 dicembre e il 6 gennaio appuntamento con il Presepe Vivente, animato da tutti gli abitanti del borgo. Gesù nasce nel frantoio ipogeo, mentre le massaie-personaggi anche loro del presepe, sfornano pittule per i visitatori. Tipica di Villa Castelli è la pasta reale: fatta con zucchero e mandorle, una delizia da non perdere e da regalare agli amici.

Il  tour prosegue a Castellana Grotte. Le Grotte sono un organismo vivente che respirano e di notte hanno silenzi e suoni molto particolari. Si ha l’impressione di essersi calati nel ventre della grande madre terra. Provare per credere. Del resto da tempo le Grotte di Castellana propongono visite guidate di notte, anche al buio con speleonight ed eventi (Natatale nelle Grotte) la cui direzione artistica è stata affidata per il secondo anno consecutivo ad Eugenio Finardi. Ma, Castellana famosa per le sue grotte, ha anche un centro storico dai gioielli ancora tutti da scoprire come la Chiesa del Purgatorio, a due passi dalla chiesa madre. Qui gli altari barocchi lignei sono tutti ricoperti di oro. Merito dei parenti del caro estinto, che per farlo procedere verso il Paradiso, elargivano copiose donazioni alla chiesa. Fino all’11 gennaio il centro storico di Castellana Grotte è un pullulare di botteghe artigiane, laboratori e alberi di Natale. La città poi dà appuntamento l’11 gennaio prossimo con la grande festa patronale dedicata alla Madonna della Vetrana: la Notte dei Cento Falò, quando grandi e piccole pire di legna verranno fatte ardere per ricordare il miracolo della Madonna che liberò i castellanesi dal flagello della peste. In onore della Festa il  pasticciere Mimmo Palmirotta della pasticceria San Valentino ha creato la torta a forma di Fanova: tutta di cioccolato con le fiamme arancio e rosse di filo di zucchero.

A Grottaglie, il borgo intero è uno spettacolo che comincia quando si spalancano le porte della Chiesa della Mutata. Pavimenti in pregiata maiolica e volte affrescate, cui si ispirano i colori delle famose ceramiche di Grottaglie. E poi si fa un passo indietro nel tempo di mille anni, nella gravina Riggio da dove è nata Grottaglie. Volando con la fantasia si possono immaginare i grottagliesi di mille anni fa abitare nelle casette scavate nella roccia lungo le pareti della Gravina, di cui si intravedono gli usci. Oggi come allora vivevano dell’argilla che copiosamente ricavavano dal terreno. Poi, nella gravina Riggio la vita si è misteriosamente fermata. E’ continuata nell’altra gravina: quella dove ora sorge il Quartiere delle ceramiche, dove le botteghe dei maestri della ceramica sono scavate nella roccia e dove vi sono ancora i forni di pietra, utilizzati per la cottura delle ceramiche. Non c’è da sorprendersi se nella bottega Vestita un giorno gli operai, scavando, hanno riportato alla luce una cripta bizantina del XIII secolo interamente affrescata secondo l’iconografia classica dei Santi Orientali, tra cui spicca San Nicola, come ci racconta il proprietario Mimmo Vestita. A pochi passi un antico frantoio ipogeo dalle macine di pietra e le rocce, è stato utilizzato come laboratorio artigianale. Ed è qui che le macine di pietra si trasformano in un palcoscenico naturale. Ed è qui che l’attore Valerio Tambone, accompagnato dalla chitarra, recita la storia della Pupa, la bambola realizzata ora con seni floridi, ora con copiosi baffoni, divenuto un must delle ceramiche di Grottaglie. “Si racconta che un certo Cosimo da Vignapiena”, ricorda l’attore Valerio Tambone, “volesse finalmente porre fine all’odioso diritto del signore feudale di trascorrere la prima notte di nozze con tutte le giovani spose del suo feudo. Così vestito da donna, molto procace e con due seni finti e un coltello pronto per l’uso, si presentò al signore al posto della sua sposa. Ma dimenticò, ahimè, di tagliarsi i baffi e venne smascherato dal signore. Il quale, divertito, non lo condannò a morte, ma pretese come pegno che lui avrebbe dovuto fargli dono di tutto il suo vino, trasportato in vasi a forma di donna con i baffi perchè ne ridesse tutto il paese. Da qui è nata la Pupa”. Sui balconi di Grottaglie svettano i Pumi in ceramica, di colore nero, bianco o verde scuro. Raffigurano il bocciolo di una rosa e, si dice, scaccino il malocchio. Un altro strumento apotropaico è il trombone: una rudimentale tromba, che, perchè svolga la sua efficacia, deve essere prima suonata e poi rotta, preferibilmente per la Festa dei Santi Pietro e Paolo, quando, regalando la tromba alla ragazza dei propri sogni, ci si prometteva anche amore. Il viaggio si conclude in bellezza, lungo le sponde del Mar Jonio, a Santa Maria al Bagno, marina di Nardò, dove il mare d’inverno e il cielo si mescolano e incantano il turista con tutto il fascino di 50 tonalità di azzurro.

Testo di Graziella Leporati |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

 

 

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