Gentilezza VS cafoneria

In un mondo sempre più globalizzato, competitivo al massimo e prepotente la sua parte, nelle cui spire (anche non volendo) ci troviamo invischiati e a disagio, poco sicuri su quale sia il tracciato da seguire per riuscire a stemperare la melma dell’indifferenza e gli ostacoli dell’ottusità, non fa poi male considerare i suggerimenti illuminati di personaggi illustri – del passato e contemporanei – su quale possa essere la via sicura per ‘vivere meglio’; obiettivo comprensibilmente ambito da molti. Ce ne ha dato una incoraggiante dimostrazione persino Donald Trump, nuovo Presidente degli Stati Uniti, quando dopo la telefonata di Hillary Clinton ha parlato con toni pacati e distesi su ciò che l’America potrà ‘fare’, tutta unita, abbandonando le parole in caduta libera (non propriamente corrette) usate durante la lunga e aspra campagna elettorale. Si è permeato di gentilezza, ecco tutto. Auguriamoci perlomeno che questo atteggiamento trovi riscontro nei fatti. Domenica 13 novembre, quindi, si celebra la Giornata Mondiale della Gentilezza, in ricordo del primo giorno della conferenza del World Kindness Movement, svoltasi a Tokyo nel 1997. Cade a proposito quanto ha scritto Fedro, autore di celebri ‘favole’:‘chi non si adatta alla gentilezza, per lo più paga il fio della propria superbia’. Ancora più incisivo è quanto contenuto nel libro sacro dell’ebraismo, il Talmud: ‘gli atti di gentilezza pesano quanto tutti i comandamenti’. Se poi esistevano dubbi sull’efficacia delle parole di antichi protagonisti del pensiero, ecco l’esortazione di Buddha: ‘la gentilezza dovrebbe diventare il modo naturale della vita, non l’eccezione’. Estremamente centrata la conclusione del filosofo cinese Lao Tse, vissuto nel Cinquecento a.C.: ‘la gentilezza nelle parole crea confidenza; la gentilezza nel pensiero crea profondità; la gentilezza nel dare crea amore’.

Non tutti e non sempre (è questione di carattere) pur conoscendo alla perfezione il vero significato della parola ‘gentilezza’, sono disposti ad ammettere che questo pregevole aspetto dell’animo umano possa essere la panacea di tutti i mali o, perlomeno, di molte incomprensioni. Apre le danze Jane Austen, scrittrice britannica, autrice del famoso ‘Orgoglio e Pregiudizio’, che afferma: ‘non voglio che la gente sia molto gentile: questo mi risparmia il disturbo di trovarla troppo di mio gusto’. Tutto sommato, sincera. Più ‘universale’ è il giudizio sulla gentilezza di Jean Giraudoux, scrittore e commediografo francese: ‘le nazioni, come gli uomini, muoiono di impercettibili scortesie’. Preda di probabili sensi di colpa è l’affermazione di Friedrich Nietzsche:‘alle persone che non amiamo imputiamo a colpa le gentilezze che ci fanno’. Ammonisce il Dalai Lama (Tenzin Gyatso): ‘la società in cui la gentilezza non viene apprezzata si disgrega’. In maniera addirittura ‘feroce’ (ma forse scherzava!) si è espresso il terribile Winston Churchill: ‘quando si deve uccidere un uomo non costa nulla essere gentili’. Per le persone che incontrano difficoltà ad essere gentili, si potrebbe ad ogni modo consigliare di trasferirsi nel piccolo regno himalayano del Bhutan, nel quale conta – per legge – il FIL (Felicità Interna Lorda).

I consigli finali su come affermare i propri desideri e idee, senza cedere alla tentazione della sopraffazione e dell’egocentrismo, ma rispettando il prossimo, possono partire da quello, illuminato, di Ludwig van Beethoven: ‘io non conosco nessun altro segno di superiorità nell’uomo che quello di essere gentile’. Precisa a sua volta Cicerone, attento alle relazioni sociali: ‘non esiste dovere più indispensabile di quello che impone di restituire una gentilezza’. Dovere o meno, l’idea della validità della gentilezza ce la fornisce Gandhi: ‘quando la misura e la gentilezza si aggiungono alla forza, quest’ultima diventa irresistibile’. Esiste qualche segnale premonitore sulla predisposizione alla gentilezza? Certamente; lo afferma Dave Barry, scrittore americano: ‘una persona che è gentile con te, ma scortese con il cameriere, non è una bella persona’. Meritevole di attenzione è l’affermazione di Abraham Joshua Heschel, scrittore ebreo-polacco, naturalizzato americano: ‘quando ero giovane, ammiravo le persone intelligenti. Ora che sono vecchio, ammiro quelle gentili’. Goethe sosteneva che ‘la gentilezza è la catena d’oro con la quale la società viene tenuta insieme’; ma siccome l’oro è un metallo che non promette nulla di buono in fatto di gentilezza, chiudiamo con l’illuminato pensiero di Madre Teresa: ‘le parole gentili sono brevi e facili da dire, ma la loro eco è eterna’. Forse è per questo motivo che lo scrittore Marcel Jouhandeau si è sentito di affermare che: ‘la santità è forse il colmo della gentilezza’.

del ‘Columnist’ Federico Formignani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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