Andare per Treni e Stazioni. Signori si legge! In carrozza

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“Viaggiare in treno è nuovamente di grande attualità, in Italia e in Europa. Declina il mito dell’automobile…”. È proprio da qui che ci piace avviare il nostro suggerimento di lettura. Partendo dall’ introduzione di Enrico Menduni, autore di “Andare per Treni e Stazioni”, Edizioni Il Mulino, Collana Ritrovare l’Italia, il quale avvia il suo breve racconto sull’epopea ferroviaria italiana da una constatazione innegabile.

Se è vero che per molti, ahimè, l’automobile rimane uno status symbol, a giudicare soprattutto da certi spot pubblicitari, dove le prestazioni tecnologiche dell’auto rimandano alla forza e potenza di chi l’acquisterà, è ugualmente  vero che il treno è sempre più apprezzato per la sua comodità e, tutto sommato, anche per la sua economicità, anche se costringe a una promiscuità inevitabile.  Quanti hanno viaggiato in treno per raggiungere la meta delle proprie, appena trascorse, vacanze? Chi ricorre abitualmente al treno per i suoi spostamenti di lavoro o svago può assicurare che i treni a medio/lunga percorrenza, a medio/alta velocità sono oggi un mezzo di trasporto pubblico insostituibile.

Andare per Treni e Stazioni, non ha pretese di esaustività. È un volumetto agile di 134 pagine, che si fa leggere d’un fiato, per la scrittura fluida e accattivante. Menduni, docente di Cinema e fotografia all’Università di Roma Tre, guida il lettore durante il percorso in treno da Milano a Napoli, la spina dorsale d’Italia, cui dedica un capitolo del libro, accompagnandolo, in seguito, all’interno delle principali stazioni che su quel percorso si trovano: oltre alle stazioni di Milano e Napoli, Bologna, Firenze, Roma Termini e la nuova stazione di Roma Tiburtina. Un’esperienza di lettura nel complesso piacevole che delinea la storia della nazione attraverso le principali tappe della realizzazione della rete ferroviaria. Un accenno alle rappresentazioni che del  treno sono state fatte, dalla letteratura e dal cinema, ricorda quanto il treno faccia parte dell’immaginario sia dell’individuo, sia della nazione.

Se le Ferrovie dello Stato nascono ufficialmente nel 1905, la storia delle ferrovie in Italia inizia ben prima: nel lontano 1839 quando il convoglio, trainato dalla locomotiva Bayard, inaugura, con a bordo la famiglia reale, la prima linea ferroviaria italiana: la Napoli-Portici.  L’autore fa poi salire il lettore su  treni a vapore, littorine e sugli straordinari treni aerodinamici degli Anni Trenta, che attraversano un paesaggio ora idilliaco, ora caratterizzato da fumo, nebbia, ferro e fuoco: il paesaggio della Modernità. Dalla seconda guerra mondiale si passa al periodo della ricostruzione della rete ferroviaria che procede con il processo di elettrificazione. E qui  entrano in scena Arlecchino (ETR 250) e Settebello (ET 300). Nel 1952, l’elettrotreno Settebello, che si presenta in livrea grigio-verde, con arredi progettati da Gio Ponti, percorreva la tratta Milano-Roma in 5 ore e 45 minuti. Rimarrà nella storia del design, quale modello di stile e di eccellenza italiana.

Il racconto procede via via a sempre maggior velocità, per arrivare al Pendolino e, nel 2015, al Frecciarossa 1000, in grado di raggiungere i 400 km/h, vero e proprio gioiello tecnologico,  in grado di viaggiare su tutte le reti Alta Velocità europee.

Una storia, quella ferroviaria italiana, che si può ripercorrere in parte anche all’interno del Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa (Napoli), inaugurato nel 1989, oggi gestito dalla Fondazione Ferrovie dello Stato, che l’autore invita a visitare, alla fine del suo racconto.

Testo di Licia Zuzzaro  |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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