Angelo D’Arrigo e gli spazi infiniti

Angelo D'Arrigo

L’ampiezza degli spazi aerei, la libertà di non seguire un percorso stabilito da una strada. E i tuffi in picchiata nel vuoto con le ali dispiegate a reggere il peso, le accelerazioni gravitazionali nelle virate, la terza dimensione … In me, tutto tende all’aria. Finché i miei piedi toccano terra, fremo dal desiderio di librarmi. È come una febbre. Perché volare è uno sguardo alternativo sulla realtà che schiude la fantasia’. Sono parole di Angelo D’Arrigo. Domani, 26 marzo, cade il decimo anniversario della sua morte, avvenuta nel cielo di Comiso, non lontano da Catania, la città in cui era nato il 3 aprile del 1961. Per ironia della sorte, Angelo è morto assieme al pilota durante una dimostrazione di volo, precipitando con un piccolo aereo da non più di duecento metri d’altezza. Proprio lui che del ‘volare’ aveva fatto la sua ragione di vita. Una vita avventurosa e consapevole, di libera fantasia e scrupolosa programmazione; una vita che l’ha condotto a compiere imprese talmente grandiose e fantastiche che pochissime menti umane avrebbero potuto in primo luogo concepire e men che meno realizzare. Angelo, infanzia e studi in Francia coronati da una laurea (1981) all’Università dello Sport di Parigi, aveva preso la vita di petto, ottenendo in primo luogo diversi brevetti: istruttore di volo libero con deltaplano e parapendio. di guida alpina e maestro di sci, aveva dato sfogo alla sua prorompente vitalità ottenendo diversi primati sportivi: 1830 chilometri non-stop percorsi con delta motore; con lo stesso mezzo, record d’altitudine (9100 metri); altre altezze record: 6500 metri raggiunti con delta idrovolante e 7400 metri in deltaplano, nei cieli d’Argentina. Abbandonate in seguito le sfide sportive, si era dedicato alla passione per il volo abbinandogli la ricerca scientifica aeronautica e lo studio sugli uccelli migratori: aquile, condor, gru siberiane.

Logico dedurre che per un uomo ‘fuori dagli schemi’ di una vita, comune alla quasi totalità degli esseri umani, affrontare sfide straordinarie rappresentava una ‘normalità’ per certo non fine a se stessa, corroborata dall’ansia e dalla determinazione di ‘cercare’ altre risposte alle numerose e affascinanti avventure della vita. Ecco allora che Angelo intraprende cammini differenti e ben finalizzati. Nel 2001 sorvola il Sahara e il Mar Meditteraneo seguendo la rotta dei falchi migratori. L’anno dopo attraversa la Siberia in deltaplano; il progetto, realizzato in collaborazione con il Russian Research Institute for Nature and Protection di Mosca, lo vede guidare per 5300 chilometri uno stormo di gru siberiane – animali nati in cattività e a rischio d’estinzione – consentendo così alle gru di riappropriarsi del loro habitat naturale. Una grande impresa lo vede ancora protagonista nel 2004. Sempre in deltaplano, supera la vetta dell’Everest (8848 metri!) in compagnia di un’aquila nepalese. Nel 2006 segue infine la rotta migratoria dei condor sulle montagne della Cordigliera delle Ande, attorno all’Aconcagua. Nello stesso anno la morte, a due passi dall’Etna, ‘a Muntagna’ che tante volte aveva rimirato dall’alto, con le sue ‘ali’ artificiali, divenute appendici naturali del corpo.

Tutte le avventure (ragionate e rigorosamente pianificate) di Angelo D’Arrigo, hanno dato vita a documentari e filmati prodotti sia in Italia che all’estero. Numerose le interviste radiofoniche e televisive e incalcolabili gli articoli a lui dedicati. Cosa sopravvive dell’avventura umana di questo straordinario personaggio? Il ricordo e l’opera svolta, senza dubbio. Ma anche il seme di nuovi e futuri sviluppi. Come ad esempio quello del quale si è fatta carico la moglie Laura Mancuso con il figlio Gabriele. La vedova, che lo ha accompagnato e supportato in molte delle iniziative a suo tempo intraprese, ha dato vita a una Fondazione che ha già avviato una scuola e una postazione medica in alcune aree povere del Perù. Il sito di Angelo, tenuto in vita per merito di Laura e dei numerosi amici dell’aviatore scomparso dieci anni fa, racconta agli appassionati di volo e di tutti coloro che con la fantasia rivivono le sue imprese, le tappe salienti e le inimmaginabili avventure che ha vissuto nella sua purtroppo breve esistenza.

del ‘Columnist’ Federico Formignani | Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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