Isole Pontine, da Procida a Ponza in barca a vela

di Marco Santini

Il mare azzurro, le scogliere a picco, le case colorate, il silenzio di baie e calette dove non si incontra nessuno. Alla scoperta della Pontine con l’aiuto dei venti.

Sembra impossibile che a due passi dalla costa perennemente affollata ci siano isole che sembrano lontane mille chilometri, dove si respira un’aria di tranquillo passato. Eppure ci sono. E parecchie. Ponza, Palmarola, Ventotene, ma anche Ischia, Procida, perfino Capri. Basta evitare l’alta stagione ed ecco che ritrovano tutto il loro fascino. Il segreto per riscoprire la meraviglia di questi angoli di Tirreno è una barca a vela: la libertà di potersi muovere nel rispetto dell’ambiente, senza dover rimanere legati ai percorsi, agli orari del turismo di massa.

Il nostro viaggio comincia a Procida ed è subito una sorpresa: così vicina a Napoli eppure così lontana, unica. L’atmosfera che regna sull’isola ci trasporta subito nel cuore della vacanza, basta salire al castello e affacciarsi al terrazzo: si domina il Tirreno e lo sguardo corre lontano, percorre la costa, riposa sulle pendici del Vesuvio, naviga fino a Ischia e allo scoglio di Vivara. Procida si respira sul lungomare, passeggiando avanti e indietro, osservando fra un caffè e un limoncello il viavai dei traghetti, delle barche da pesca.

Il carcere

Presa in consegna la barca, comincia il viaggio vero e proprio.Come prima tappa vogliamo raggiungere Palmarola, il punto più lontano di questo itinerario. Per arrivare in mattinata navighiamo tutta notte. Superata Ponza di primo mattino eccoci a fare colazione circondati dalle acque incredibilmente cristalline di Palmarola. Siamo sotto ai Faraglioni di Mezzogiorno: pareti vertiginose a picco, spiaggette nascoste, grotte e mare pulitissimo quanto colorato. Palmarola fa parte dell’arcipelago Ponziano occidentale che comprende Ponza, Gavi e Zannone. Il resto dell’arcipelago, il gruppo orientale, comprende Ventotene e Santo Stefano.Palmarola, l’antica Palmaria, è un’isola caratterizzata da alte scogliere, dai tre grandi scogli dei Faraglioni di Mezzogiorno ed è circondata da un mare particolarmente cristallino e colorato.Verso l’ora di pranzo decidiamo di fare il giro dell’isola e di ancorare a Cala del Porto. Da Cala del Porto a Ponza sono solo 12 miglia. Navigare da queste parti significa tenere costantemente un occhio sulla carta nautica perché a dispetto delle pareti che sprofondano a picco, i fondali sono spesso insidiosi e non mancano la secche o gli scogli affioranti.

L’arrivo a Ponza è sempre emozionante: le luci del tramonto esaltano il colori delle case affacciate sul porto. Il paese è molto caratteristico con il porticciolo realizzato nel XVIII secolo dai Borboni che si proponevano di ripopolare l’arcipelago Ponziano. Ponza è di origine vulcanica; il punto più alto, il monte La Guardia, si erge a 280 metri sul livello del mare.Gli oltre 20 chilometri di costa sono ricchi di anfratti, baie e spiagge inaspettate. Tutto intorno il profumo della macchia mediterranea. La spiaggia più bella dell’isola, Chiaia di Luna si raggiunge percorrendo un lungo tunnel scavato nel tufo dai Romani. L’unica strada che percorre l’isola si mantiene alta sulle rocce, regala scorci di grande suggestione ed è inevitabile pensare alla Maga Circe che Omero immaginò vivere proprio su quest’isola. La Chiaia di Luna vista dal mare è ancora più spettacolare dominata com’è dalla gigantesca parete di lava che la divide dal resto dell’isola.

Di nuovo in viaggio, salpiamo alla volta di Ventotene. Si tratta di 23 miglia e se si intende ormeggiare nel vecchio porto romano è sconsigliabile arrivare di sera. Porto Nicola, così si chiama, è un gioiello interamente scavato nel tufo: ormeggiare e passare la notte qui significa respirare il fascino più autentico di Ventotene ma l’ingresso richiede perizia, è sconsigliato a imbarcazioni di oltre 15 metri e va ricordato che sono disponibili pochi posti barca. In alternativa esiste il porto nuovo meno caratteristico ma più accessibile. Ventotene è la maggiore delle Pontine orientali e venne prescelta come luogo di esilio per Giulia, figlia di Augusto. Il luogo doveva essere propizio perché alla bella Giulia fecero seguito, sempre in qualità di esiliate, Agrippina, moglie di Germanico e Ottavia, moglie di Nerone ripudiata perché ritenuta sterile. A circa mezzo miglio da Ventotene si trova l’isolotto di Santo Stefano: circondato da un mare incredibile e da fondali bellissimi, ospita il famigerato “ergastolo circolare”. Si tratta di una strana e spettrale costruzione rotonda realizzata nel 1794 dall’architetto Francesco Carpi per volere di Ferdinando IV. L’isola è disabitata e il carcere, chiuso nel 1965, versa in condizioni di abbandono.

Ponza

La tappa successiva è Ischia che si raggiunge in 22 miglia di navigazione. Qui vale la pena di arrivare il pomeriggio per godersi le ultime luci sul castello Aragonese. Collegato all’abitato dal Ponte Aragonese, costruito da Alfonso V nel 1438, l’isolotto ospita il Castello, la Cattedrale, la cripta e il convento delle Clarisse. Merita sicuramente una visita anche perché la terrazza panoramica offre una vista notevole su Ischia Ponte e Ischia Porto. Infine il rientro a Procida per concludere questo splendido viaggio nel Tirreno che ci ha fatto conoscere a fondo le bellezze nascoste del Mar Mediterraneo.

Foto Marco Santini | Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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