Islanda, viaggio al centro della terra

di Luca Bracali

Come nel romanzo di Jules Verne seguiteci nel viaggio intorno a una terra ghiacciata ma dal cuore caldo di magma bollente. Alla scoperta di deserti, vulcani, geyser e villaggi storici nel Paese di Erik il Rosso.

Le antiche saghe nordiche lo descrivono nella sua efferatezza: audace e spietato, avido di fama e di grandi conquiste. Fiero soprattutto di essere vichingo. Approdato sul finire del IX secolo su di un’isola verdeggiante ai margini dell’Oceano Atlantico, Erik il Rosso ben pensò di battezzare quella sua scoperta come “terra dei ghiacci”, lasciando di proposito l’appellativo “terra verde” alla vicina Groenlandia, un modo alquanto scaltro per dirottare eventuali colonizzatori verso quello sconfinato deserto artico da cui non avrebbero più fatto ritorno.

Misteriosa e affascinante l’Islanda è uno scrigno di meraviglie a cielo aperto,  un lembo di terra dove la natura continua lentamente a compiere i suoi prodigi forgiando nel tempo nuove creature. Dal 1104 fino ai primi anni Novanta l’isola ha cambiato aspetto decine di volte, seppellita da violente eruzioni e scossa da innumerevoli terremoti. È la geologia a svelarci l’incantesimo di questi luoghi così unici ed evocativi. Scenari fiabeschi capaci di raffigurare le origini del nostro mondo o di far nascere l’ispirazione per un romanzo; un Viaggio al centro della Terra nel quale lo stesso Verne ipotizzava la partenza calandosi nelle viscere del proverbiale Snaefelljökull.

Sui ghiacci

Oltrepassiamo la Danimarca e dal porto di Hirtshals ci imbarchiamo per l’Islanda facendo una breve sosta in uno degli arcipelaghi più belli al mondo: le isole Far Oer. La Norrona riprende lenta la sua marcia fra le agitate acque dell’Atlantico e in un altro giorno di navigazione attracchiamo nel porto di Seidisfjordur. E’ qui che ha realmente inizio la nostra avventura; almeno quella in terra islandese. Lo sbarco è spettacolare. Oltre che per le sue case in legno prefabbricato provenienti direttamente dalla Norvegia, Seidisfjordur è conosciuto e apprezzato perché ospita una comunità bohémienne di artisti, musicisti e artigiani. Il viaggio prosegue verso nord, in senso antiorario.  Da Egilsstadir prendiamo la Ring 1, la strada principale che come un anello fascia l’intero perimetro dell’Islanda. La meta della giornata è uno dei luoghi naturali più straordinari di questa terra, le cascate di Dettifoss; pensate a un enorme getto d’acqua con una portata di ben 193 metri cubi al secondo che si tuffa in un salto di 44 metri nella gola di un canyon. La forza della natura in tutto il suo splendore. Si tratta delle cascate più spettacolari dell’Islanda e le più grandi di tutta Europa.

Entrare nell’area di Namaskard significa invece cambiare dimensione. Pennacchi di fumi ovunque, gorgoglii e getti di fango in un suolo che sembra uscito dalla tavolozza dei colori di un pittore naïf. L’Islanda è una terra viva, in costante fermento, capace di sprigionare un’energia geotermica pari a nessun altro luogo al mondo. A una decina di chilometri da Namaskard si entra nella zona di Krafla, un territorio più simile alla luna che alla Terra: un vero inferno dantesco, dove Stora-Viti, un laghetto di origine vulcanica, è l’unica perla color cobalto.

Dopo nemmeno un’ora di strada giungiamo a Husavik, primo insediamento vichingo dell’isola eretto attorno all’850 d.c. e oggi “ridotto” ad un villaggio di 2.500 abitanti. Capitale islandese del whale-watching, l’avvistamento alla balena. Nelle acque intorno a Husavik vivono ben undici diversi esemplari di questi meravigliosi cetacei. Ma Husavik deteneva un altro primato. Quello di possedere uno dei dieci musei più strani al mondo: il Museo del Fallo! Falli di ogni specie e misura sono racchiusi fra le mura di questo curioso luogo di culto sul quale battute di ogni genere si sprecano all’infinito. Tanto interessante però da essere stato chiuso anzitempo e trasferito a Reykjavik.

Per rimanere in tema di natura proseguiamo verso sud-ovest, in direzione di Akureyri. Sulla F 842 in prossimità di Bardardalur, le cascate di Godafoss sono uno dei must da visitare. Pur essendo la più piccola delle tre principali cascate islandesi, Godafoss, la cascata degli Dei, oltre ad essere la più pittoresca, conserva un significato storico molto interessante. Si narra che attorno all’anno 1000, quando il legislatore dell’Alting decise dopo una meditazione di ben 24 ore quale religione scegliere per il popolo islandese, facesse ritorno per questa via. E visto che il cristianesimo fu la religione prescelta, gettò nelle acque del fiume i simulacri delle divinità pagane nordiche, conferendo così il nome alle cascate.

Pony islandese

Da Varmahlid, su consiglio del gestore della nostra guest-house, decidiamo di prendere la F 756. Guidando con un’attenzione fuori misura arriviamo all’intersezione della F35, l’epica via di collegamento che taglia da nord a sud l’Islanda in un percorso molto solitario definito non a caso il deserto islandese. Giungiamo a Hveravellir, un rifugio dal fascino unico, posizionato nei pressi di una sorgente termale. La cosa più attraente è una pozza naturale realizzata nelle roccia, con un acqua così calda che ci vogliono due getti di acqua fredda per mitigare il calore. Il primo tratto di strada, da Hveravellir fino a Gullfoss, è davvero impegnativo soprattutto per una serie infinita di buche che sembrano quasi guadi invece di pozzanghere. Alle 22.00 circa usciamo da questo inferno ed il cartello Gullfoss indica che le cascate sono ormai vicine.

Siamo all’interno del triangolo d’oro dell’Islanda, sicuramente nell’area di maggior interesse turistico. Appena una decina di chilometri separano le cascate di Gullfoss dalla maggior attrattiva di tutta la nazione: Geysir. Ed è proprio questa la sorgente termale per eccellenza, quella che poi ha dato il nome a tutti i geyser del mondo, anche se il suo potente getto di ottanta metri non si ammira più da tempo, grazie a quei turisti che nel tentativo di stimolarlo ci hanno buttato dentro qualche pietruzza di troppo, occludendone parzialmente la cavità. Ci dobbiamo consolare con Strokkur, il quarto geysir più alto al mondo, con un getto che varia dai 15 ai 30 metri, ma che in compenso non lascia i visitatori troppo a lungo con il fiato sospeso e non passano di media più di 5 minuti fra un getto e il successivo. In venti minuti di strada invece si giunge a Thingvellier, un parco nazionale che conserva due grandissimi tesori: uno piuttosto antico e l’altro per così dire più “contemporaneo”. Come un palcoscenico sulle rocce si eleva l’Alting, il primo parlamento europeo su forma democratica, costituito già nel 950 d.c. da un gruppo di vichinghi. Alle spalle dell’Alting si apre una grossa fenditura, un’enorme crepa segno della separazione di due zolle tettoniche primarie: è qui che milioni di anni fa si è diviso per sempre il continente europeo da quello nord-americano.

Dopo aver lasciato Olavsvik, proseguendo verso ovest sulla 574, iniziamo a scoprire le straordinarie bellezze naturali di quello che è considerato uno dei più bei tratti di costa dell’intera penisola di Snaefellsnes. Fiordi, vette vulcaniche, scogliere, spiagge e ampi campi di lava ammantati dalle tonalità più accese del verde e del rosso è quello che si può ammirare in nemmeno 100 chilometri di lungocosta. Ma il cuore pulsante di questa regione è proprio la scintillante calotta glaciale che si scopre sempre più, di mano in mano che ci inerpichiamo sulla 570, una ripidissima quanto insidiosa strada bianca che ci porta verso la sommità dello Snaefellsnesjokull, oggi un ghiacciaio, un tempo un vulcano. Ed è proprio dalla bocca di questo cratere che il grande Jules Verne ambientò con l’immaginazione uno dei suoi più celebri romanzi: Viaggio al centro della Terra.

Geyser

Proseguendo verso est la prima sosta è a Dyrholaey, un’altopiano roccioso con un enorme arco di pietra conficcato in mezzo all’oceano e circondato da spiagge nere. Un paesaggio davvero fiabesco, aperto solamente in alcuni periodi dell’anno per proteggere le infinite specie di avifuana durante il periodo di riproduzione. Intanto ci avviciniamo lentamente a Skaftafell, porta di accesso del grande Vatnajokull, uno dei luoghi più affascinanti dell’Islanda. Dopo aver trascorso la notte ad Hofn torniamo indietro di circa 70 chilometri per incontrarci all’imbocco della F985 che porta a Joklasel. Con una superficie di 8.400 kmq che ricopre quasi il 10% dell’intera Islanda, il Vatnajokull è il più grande ghiacciaio d’Europa ed il terzo al mondo sempre per estensione. Il punto più spettacolare per ammirare il cuore gelido dell’Islanda però non è questo, bensì la laguna blu di Jokulsarlon situata a circa 35 chilometri a ovest, che rappresenta forse una delle location più spettacolari per chi sogna il mondo artico. Una bellezza sfolgorante fatta di centinaia iceberg dalle forme più strane che vanno dal bianco ghiaccio al blu cobalto, nella struggente magia dei suoi colori. Anche questa è l’Islanda.

Foto Luca Bracali | Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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