Rotterdam, bella senz’anima

di Arturo di Casola

Il cigno nero se comparata alla pittoresca Amsterdam; avventurarsi dentro l’inconscio di una delle più affascinanti città portuali d’Europa.

Bella senz’anima. Non c’è modo migliore, forse, per descrivere questa città olandese così diversa da Amsterdam, che sembra, a prima vista, null’altro che un coacervo di architetture strane. Città dei sogni (o degli incubi ?), partorita da un urbanista un po’ fuori di testa, in cui alcuni grattacieli sembrano il risultato sbagliato di uno quei giochi di costruzioni che tutti abbiamo fatto da piccoli, mettendo in cima un mattoncino più grande degli altri, e che a vederli ricordano vagamente un periscopio.

E’ il caso della torre scura delll’Inntel Hotel, nei pressi del ponte Erasmo, sormontata dall’ultimo piano panoramico più largo degli altri e del curioso edificio dello Shipping & Transport College, costruito a forma di numero uno, cioè con la sommità che fuoriesce dal resto. E anche De Rotterdam, la nuova creatura di Rem Koolhaas realizzata lungo la Mosa nella zona di Kop van Zuid, una vera e propria città verticale suddivisa in tre grattacieli con funzioni diverse; questa non appare certo come una elegante silhouette, anche se si fa perdonare per il suo concentrato di eco-sostenibilità. De Rotterdam, dalla cui panoramica terrazza si domina il ponte Erasmo nell’atto di scavalcare la Mosa, era la star, in fatto di architetture, fino all’anno scorso. Fino a quando, cioè, a ottobre hanno inaugurato un food market coperto progettato per stupire, dall’alto dei 40 metri del suo arco che copre il mercato e che ospita, in alto, distribuiti su dieci piani, ben 228 appartamenti affacciati direttamente sul mercato. La volta dell’arco è dipinta da un gigantesco affresco contemporaneo, “The Horn of Plenty”, ideato da Arno Coenen e Iris Roskam: insomma, l’opera d’arte più grande del Paese.

Kop Van Zuid

Inutile parlare della carica innovativa del Markthal, così si chiama il mercato, perché qui a Rotterdam, e forse in tutti i Paesi Bassi, alle “cose strane” sono abituati. Del resto è stata sempre Rotterdam ad aver concepito, nel ’53, la prima zona pedonale europea, chiamata Lijnbaan. Naturalmente a modo suo, perché appena alle spalle di questa che è una affollata area di negozi, ci sono schiere di casette, in un curioso mix tra shopping e abitazioni. E se si vuole, al giorno d’oggi, vedere un luogo antico o quasi a Rotterdam, si può andare a vedere le case cubiche progettate da Piet Blom risalenti all’84: anno che in un’altra città avrebbe costituito poco tempo fa, ma che a Rotterdam costituiscono un secolo. Trentotto casette a forma di cubo attaccate l’una all’altra che fecero notizie all’epoca, ma che ora non la fanno più. Le case cubiche però, restano ancora uno dei landmark di una città che consuma i suoi simboli troppo in fretta e che, come si diceva all’inizio, sembra non avere un’anima umana, se non quella architettonica.

Sembra, già. Perché ad una visita più attenta, magari girandola a piedi alla ricerca di luoghi che abbiano una storia, si scopre che dietro la cortina di grattacieli si nascondono -è il caso di dirlo essendo bassi- luoghi immutati come l’isoletta compresa ad est di Leuvehaven in cui si svolge ancora il rito, è il caso di dirlo, del ponte che si alza per far passare le imbarcazioni. E nella ex stazione Hofplein, sotto un viadotto ferroviario, è nato uno dei luoghi di ritrovo più belli in città, Hofbogen, appartato quanto serve a farne meta solo di chi lo conosce. Qui si è recuperato sapientemente il passato -che nello stile di Rotterdam sono solo pochi anni- creando una piacevole zona di bar, ristoranti molto curati come De Jong, e negozi. In Witte de Withstraat, arteria della Rotterdam orizzontale contrapposta a quella verticale, si vede tutto tranne architetture contemporanee. Un concentrato di arte, food e boutiques creative, come quella della fashion designer Margreeth Olsthoorn, lunch colorati e modaioli come quelli proposti da Bazar, e mostre accattivanti al Tent o nella cittadella dell’arte, nella continuazione della strada, costituita dal Museum Boijmans Van Beuningen e dal NAI Netherlands Architecture Institute. E non manca, nell’atmosfera di Witte de Withstraat, un bellissimo ostello, il King Kong, inaugurato l’anno scorso in un ex bordello. Ecco, qui, forse, grattacieli de gustibus a parte, in Witte de Withstraat batte il cuore di Rotterdam. ? adc

Foto Arturo di Casola| Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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