Un ‘Oratorio’ molto trafficato

del ‘Columnist’ Federico Formignani

La maggior parte dei milanesi che per mezzo di auto, autobus ATM, imboccano la Via Lorenteggio che condurrà verso la Strada Vigevanese, quasi non si accorgono dell’esistenza di una piccola chiesetta situata tra le due corsie della via che, a loro volta, sono sovrastate da grandi palazzoni a molti piani occupati da negozi, supermarket, cancelli di ingresso ai nuclei abitativi dell’interno e piccoli slarghi, non di rado ingentiliti dal verde, nati dalla sistemazione urbanistica dell’intera zona. Il traffico che da Viale Misurata conduce a Piazza Napoli qui è davvero ‘monstre’, dall’alba al tramonto. Centinaia, migliaia di veicoli percorrono questa e le altre arterie della città e Piazza Bolivar, dalla quale inizia Via Lorenteggio, assomiglia a una grande ‘giostra’ ingolfata di mezzi motorizzati in attesa del semaforo giusto per poter procedere nella direzione voluta. Molto spesso è necessario attendere due o tre ‘giri’ di rosso-giallo-verde perché ciò avvenga, figurarsi se i conducenti hanno occhi per questo piccolo manufatto contornato da una barchetta di terra sopraelevata. Un ostacolo da ignorare e superare con una semplice carezza del volante e via, verso il fuori città o, al ritorno e più lentamente, per mettersi in fila in prossimità del semaforo di Piazza Bolivar.

Invisibile o quasi, per la distrazione frettolosa dell’uomo moderno, di sicuro. Ma non per questo privo di importanza e simpatia l’Oratorio di San Protaso al Lorenteggio, qui sistemato. Anche perché ha una bella età, la sua piccola ‘storia’ e le sue numerose e sempre intriganti ‘leggende’. Torniamo per un attimo con la mente a ritroso, all’anno 1000 o giù di lì: campagna, boschetti, marcite, casali e poco altro. Questa è la probabile data di nascita dell’Oratorio, fuori dalle mura cittadine che si trovavano più o meno attorno alla fossa interna dei navigli. L’edificazione, nel sobborgo di Laurentiglio situato nell’antico comune dei Corpi Santi, avvenne quasi sicuramente per volere dei monaci benedettini appartenenti alla Basilica di San Vittore al Corpo, dalla quale la chiesetta dipendeva; i monaci intendevano così fornire un luogo di culto e di preghiera per i contadini del borgo e la dedica a San Protaso, VIII vescovo di Milano,  rendeva omaggio al martirio del Santo.

Parlavamo di ‘leggende’ e l’Oratorio ne vanta alcune davvero significative. La prima è collegata al famoso ‘Barbarossa’, ovvero l’imperatore Federico I° di Svevia, che nella sua ben nota smania di conquistare Milano, trovò un’incredibile resistenza da parte delle forze militari milanesi proprio in prossimità della chiesetta. Per tale motivo aveva deciso di distruggerla ma poi – chissà per quale divina ispirazione – vi sostò in preghiera per chiedere la vittoria sui milanesi e, a vittoria ottenuta, non mise più in atto la primitiva intenzione. L’Oratorio, nel tempo, è stato ospizio per i viandanti, lazzaretto per i colpiti dalla peste e, in epoca napoleonica, deposito di armi per le truppe dell’imperatore, perdendo la sua funzione di luogo consacrato al culto cristiano. Sporco, malridotto e non di rado profanato, si ridusse a fungere da fienile e deposito per gli attrezzi da lavoro nei campi. Attorno al 1820-1821, non ancora raggiunto dall’espansione cittadina, pare sia stato utilizzato dal conte Federico Confalonieri quale covo di cospirazione, con altri carbonari, per i moti rivoluzionari dell’epoca. L’Oratorio del Lorenteggio, che i milanesi d’antan avevano definito come la Gèsètta di’ Lüsèrt (chiesetta delle lucertole, ed è facile capire perché!) divenuto di proprietà comunale nel 1923, rischiò anche di essere demolito attorno agli anni Cinquanta, ma venne ‘salvato’ dal volere degli abitanti della zona e restaurato nel 1986. Attualmente l’Oratorio viene aperto solo in occasione delle Feste di via, che si tengono la prima domenica di maggio e l’ultima di novembre.

Foto Web | RIPRODUZIONE RISERVATA © LATITUDESLIFE.COM

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